GIANNI BISMARK: Un re senza corona

GIANNI BISMARK: Un re senza corona

Abbiamo parlato con Tiziano Menghi conosciuto dai più come Gianni Bismark.

L’immaginario a cui GIANNI BISMARK fa riferimento non è solo legato agli stereotipi della trap e del rap moderno ma trova le sue radici nei classici della musica e della tradizione romana. Il risultato è un nuovo esponente della scena Urban che mischia stornelli romani, Franco Califano e Nas.

Re senza corona. E’ come ti vedi tu?

Sì, mi vedo così, mi sento uno come tanti.

Roma cos’è per te?

Roma per me è tutto. Mi tocca in ciò che faccio e in ciò che sono.

Chi è Gianni Bismark?

Gianni Bismark è un giocatore della Roma, degli anni dello scudetto. Sono stato anche in curva della Roma era un giocatore molto amato. E’ stato amore a prima vista.

Ti sei avvicinato a quella tradizione romana che poco si tocca, come Califano o come gli stornelli. Come ti sei affacciato?

Crescendo con mia nonna, sono cresciuto con questi riferimenti. Fa parte di me in qualche modo, ce l’ho nel sangue e mi è rimasta dentro.

C’è una nuova scuola romana?

Certo c’è una nuova scena, siamo pronti a prenderci tutto. Non solo io, ma tutti.

Tra “Sesto senso” e “Re senza corona” passa qualche anno, come sei cambiato?

“Re senza corona” è un disco che ho riscritto tre volte. “Re senza corona” ufficiale sarebbe il mio terzo disco, a conti fatti. Sono cambiato nel modo di approcciarmi alla musica, come canto, come rappo sopra la musica.

I feat come nascono e perché?

Sono in primis miei amici e fratelli, ho cercato prima un rapporto umano che lavorativo. Sono nati in modo totalmente spontaneo. C’è stato un interscambio molto easy.

I The Enemies perché?

I master e ristrutturazione del disco è stata affidata ai The Enemies. Sono stati una produzione aggiuntiva, c’è da sempre un’amicizia e mi è da subito piaciuto il loro modo di lavorare. A loro è piaciuto il mio progetto. E’ venuto tutto in modo spontaneo anche in questo caso.

“Pregiudicati” ha totalizzato più di 800 mila riproduzioni in poche settimane. Hai capito perché?

Spero che la gente abbia colto il nostro messaggio.

 

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