Con la prima delle due date al Circo Massimo di Roma ha preso ufficialmente il via il CREMONINI LIVE26, il nuovo tour di Cesare Cremonini che nelle prossime settimane attraverserà alcuni dei più grandi spazi open air italiani.

Uno spettacolo di grande impatto visivo e musicale che segna un nuovo capitolo nel percorso dell’artista bolognese, protagonista di una delle stagioni live più rilevanti del panorama italiano.
Cesare sul palco ha costruito un viaggio attraverso oltre venticinque anni di carriera, alternando i brani che hanno segnato la sua storia artistica a una narrazione che guarda già al futuro. La data romana arriva infatti in un momento particolarmente significativo: dopo il successo del tour negli stadi del 2025 e con quasi un milione di presenze complessive registrate nell’ultimo anno, il cantautore sembra intenzionato ad aprire una nuova fase del proprio percorso creativo.
Sul palco del Circo Massimo non è andata in scena soltanto la celebrazione di un repertorio che ha attraversato generazioni diverse, ma anche il racconto di un artista che continua a interrogarsi sul proprio linguaggio e sulle forme del live contemporaneo. Un tema che emerge anche dalle anticipazioni sul nuovo progetto discografico, attualmente in lavorazione, e dalla crescente centralità della musica suonata all’interno della sua ricerca artistica.
Tra una produzione monumentale, una band allargata e l’esordio dal vivo del sassofono, diventato negli ultimi mesi una delle sue nuove passioni musicali, Cremonini ha inaugurato un tour che conferma la sua capacità di trasformare il concerto in un evento collettivo.

INTERVISTA
Cremonini parla del nuovo album registrato a Londra nello studio di Damon Albarn, del sassofono come ancora di salvezza, e di una carriera che ha deciso di piegare seguendo la musica invece dei numeri.
Dal ’99 ho suonato praticamente in tutte le location possibili in Italia: i club, i teatri, i palasport piccoli tipo l’Alcatraz a Milano, quelli grandi, i primi stadi nel 2018.
Ricordo quando Lorenzo Jovanotti ha interrotto quel lungo periodo in cui il pop non poteva andare negli stadi. Gli va riconosciuto di essere stato il primo. Mi ricordo ancora che comprai il Corriere della Sera quel giorno, e il Corriere mi chiese di scrivergli un articolo. Poi è arrivato Tiziano Ferro con uno show che ricordo ancora: quei grattacieli scenici, quella spettacolarizzazione. E poi sono arrivato io con una sfida forse ancora più complessa rispetto agli altri due, perché portare una musica cantautorale, autobiografica, bolognese nel senso più preciso del termine, con una sensibilità da cameretta, su quei palchi enormi, non era scontato.
Oggi siamo qui. È il culmine. Ed è anche, inevitabilmente, il momento in cui mi chiedo cosa viene dopo.
Cosa viene dopo?
Un disco nuovo. L’ho registrato negli ultimi quattro mesi a Londra, al Thirteen Studio, che è lo studio di Damon Albarn.
È un disco rock and roll nel senso più letterale del termine, completamente registrato e suonato in quello studio, ed è un disco di rottura.
Quando dico rottura intendo qualcosa di preciso: nella storia della musica esiste sempre un incidente da qualche parte nella traiettoria di certi artisti, e poi ci sono quelli che da quell’incidente escono cambiati, trovano una nuova strada, cambiano modalità, cambiano addirittura religione musicale.
Quelli diventano spesso i momenti più fertili di un’intera carriera. Ho avuto l’impressione di vivere esattamente quello.
Il disco non c’entra niente con gli stadi, e quindi ho chiesto a Live Nation che il prossimo tour non fossero gli stadi. Ho la fiducia e la credibilità per permettermelo, è chiaro, e sono consapevole di essere in una posizione vantaggiosa per poterlo dire. Ho i numeri dalla mia parte in questo momento. Ma se siete persone intelligenti, sapete benissimo che rinunciare a qualcosa per seguire il piacere vero della musica non è la prima regola del manuale del successo discografico.
Anzi, è quasi la prima regola per fare la cosa sbagliata, dal punto di vista del mercato. Eppure per me è l’unica coerente con quello che sto per fare.
Come è nato questo disco?
Il sassofono mi ha soccorso in un momento complesso. A gennaio ero in una difficoltà personale molto grande, una di quelle difficoltà che crescendo pesano di più, non perché siano oggettivamente peggiori di quelle che hai avuto da giovane, ma perché hai meno muscoli per affrontarle, meno ingenuità che ti protegge.
Ho iniziato a studiare il sassofono perché avevo bisogno di qualcosa che occupasse la parte autodistruttiva, che la rubasse, che la spostasse altrove. E lo studio delle scale, del do diesis, del re bemolle, del minore armonico, delle settime maggiori, di tutte queste cose complicate da trasferire su uno strumento nuovo per un pianista, me l’ha rubata per mesi interi. I miei amici mi prendevano in giro, ovviamente. Anche io mi prendevo in giro.
Mi chiedevano: perché ti metti in gioco adesso? Puoi andartene tranquillamente in vacanza, invece vai a disturbare le tue sessioni con uno strumento così complesso, e poi ti metti la sfida di portarlo in concerto davanti a settantamila persone. E avevano ragione, da un certo punto di vista.
Ma io pensavo che studiare il sassofono mi avrebbe rubato anche il tempo della scrittura. È successo l’esatto contrario. In tre mesi, una volta che questo strumento mi ha preso la parte autodistruttiva e se l’è tenuta, ho iniziato a produrre come sinceramente credo non mi capitasse da un po’ di tempo.
Senza più pensare a quale fosse il percorso giusto, senza l’autopressione che accompagna certi momenti della carriera. Nel 2018, quando ho pubblicato Poetica, ricordo Roberto De Luca che entra nel mio studio a Bologna e mi dice: «Facciamo gli stadi l’anno prossimo», chiude la porta. Prova a scrivere un disco con quella cosa in testa. Stavolta non c’era nulla di tutto questo. Solo lo strumento, quello che avevo vissuto, e le canzoni che ne sono venute fuori. Sono testimonianze di quello che ho vissuto, e mi hanno tolto dai guai. È un disco molto potente, e posso dirlo adesso perché ne sono convinto, non perché devo promuoverlo.
Puoi dirci qualcosa di più su cosa hai vissuto?
Preferisco lasciarlo nella leggenda, per usare una parola che mi piace. Non è la mia modalità, affrontare la vita personale in maniera così diretta. Tutte le volte che provo a farlo sbaglio, perché finisce per diventare qualcosa che non volevo che diventasse.
Il disco parlerà molto meglio di me di quello che è successo, anzi ne sono convinto. L’ho paragonato, in questi giorni, a Squerer: non ho più la vita di un diciassettenne quando l’ho scritto, ho quarantasei anni, le cose che ho attraversato sono diverse, ma ha la stessa forza, la stessa sensazione di aver scritto senza rete, senza calcolo. Quando scherzo con gli amici dico che ho ucciso Ziggy, e lo dico con la Z bolognese di Cremonini, quindi capite il senso.
Per quanto riguarda i lustrini, questi sono gli ultimi cinque concerti.
Poi vedremo. Ho pensato a lungo se portare l’inizio del nuovo progetto già qui, ma credo che la grande occasione di aprire le danze dopo la celebrazione di Rai Uno sia la cosa più giusta (il concerto di Roma andrà in prima serata a settembre su Rai1). Mischiare troppo le carte non avrebbe senso, e non sarebbe onesto verso nessuno dei due progetti. È una separazione netta quella che andrò a fare, e ci tengo che si veda.
Hai detto che il prossimo disco ti porterà a suonare dove la musica ti chiederà di suonare. Vuol dire che gli stadi sono finiti?
Non lo so, e sarebbe disonesto rispondere in modo definitivo. Come faccio a dirlo con certezza? Non lo sapevo neanche quando ho deciso di andarci, negli stadi. L’evoluzione è quello che ancora comanda, e spero che continui a farlo sempre. Quello che posso dirti con certezza è che la mia testa sta andando in una direzione precisa: una band allargata, una sezione fiati vera che possa coinvolgere il pubblico in modo diverso, luoghi e una produzione completamente diversi da questa.
Questa è la produzione più grande che ho avuto in vita mia, e credo sia competitiva con qualunque cosa ci sia adesso nel panorama dei live italiani.
Chiedo sempre uno sforzo in più al promoter da questo punto di vista, e devo dire che con grande fiducia non mi accontentano soltanto, capiscono cos’è il palco per me, cos’è una performance. Sanno di non buttare al vento le risorse.
Ma il prossimo disco chiede qualcosa di diverso, chiede una dimensione diversa, e io ho imparato nel tempo a fidarmi di quello che chiede la musica. Ho sognato tutto questo fin da bambino, ho lottato tutta la vita per avere un pubblico così vasto e poter dominare quel dialogo, quella connessione col pubblico.
Non ci sarebbe nessuna ragione per cambiare rotta se non un’esigenza artistica vera. Ed è quella che vince, alla fine.
O almeno, è quello che ho scelto di credere.

LA SCALETTA
Questa la scaletta suonata
1. Cercando Camilla (Il primo bacio sulla luna, 2008)
2. Alaska Baby (Alaska baby, 2024)
3. Dicono di me / Padre madre (Il primo bacio sulla luna, 2008/ Bagus, 2002)
4. Il comico (Sai che risate) (La teoria dei colori, 2012) – CREMONINI AL SAX
5. La ragazza del futuro (La ragazza del futuro, 2022)
6. Ora che non ho più te (Alaska baby, 2024)
7. La nuova stella di Broadway (La teoria dei colori, 2013)
8. Latin Lover (Bagus, 2002) – CREMONINI ALLA CHITARRA
9. Possibili Scenari (Possibili scenari, 2017) – CREMONINI E NATALIZIA AI GONG DRUMM
10. Buon viaggio (Share The Love) (Più che logico (live), 2015) – CREMONINI AL SAX
11. Acrobati – (Alaska Baby, 2024) – CREMONINI AL PIANOFORTE – PERFORMER NEI CYR WHEEL
12. Vieni a vedere perché – (Bagus, 2002) – CREMONINI AL PIANOFORTE
13. Le sei e ventisei – (Il primo bacio sulla luna, 2008)
14. Mondo – CON LORENZO JOVANOTTI
15. L’ombelico del mondo – CON LORENZO JOVANOTTI
16. Logico – (Logico, 2014)
17. Grey Goose – (Logico, 2014)
18. Aurore boreali – (Alaska baby, 2024) – CON ELISA
19. Nonostante tutto remix
20. Figlio di un re – (Il primo bacio sulla luna, 2008) – CREMONINI ALLA FISARMONICA
21. San Luca – (Alaska baby, 2024) – CON LUCA CARBONI
22. Tie your mother down – (tributi ai Queen) – CREMONINI ALLA CHITARRA
23. 50 Special – (…Sequérez?, 1999) – CREMONINI ALLA CHITARRA
24. Marmellata #25 – (Maggese, 2005) – CREMONINI AL SAX
25. Poetica – (Possibili scenari, 2017)
26. Nessuno vuole essere Robin – (Possibili scenari, 2017)
27. Un giorno migliore – (…Sequérez?, 1999)
LA BAND
ALESSANDRO DOC; DE CRESCENZO Chitarra e direzione musicale
NICOLA BALLO BALESTRI Basso
ANDREA FONTANA Batteria
ANDREA MORELLI Chitarra
GIOVANNI BOSCARIOL Pianoforte/Tastiere
ALESSIO NATALIZIA Polistrumentista
ROBERTA GRANA Coro
YURI JURY MAGLIOLO Coro
DANIELE ALESSANDRO Clarinetto, Sax e arrangiamento fiati
GABRIELE POLIMENI Tromba
FEDERICO PIERANTONI Trombone
MATTEO VALENTINI Sax e arrangiamento fiati
IN TELEVISIONE
Il concerto di Cesare Cremonini di questa sera 6 giugno al Circo Massimo di Roma diventerà un grande evento televisivo e sarà trasmesso a settembre in prima serata su Rai1.
“ROMA, BABY. CREMONINI LIVE CIRCO MASSIMO” racconterà la serata che inaugura il CREMONINILIVE26, il nuovo progetto live di Cesare Cremonini. Un appuntamento speciale che arriva dopo il successo dei 13 stadi sold out del 2025 e porterà l’artista nei più importanti green field italiani.
Lo speciale di Rai1 seguirà da vicino uno degli eventi musicali più attesi dell’anno, restituendo tutta la forza di un artista che sta attraversando uno dei momenti più significativi della sua carriera. Una dimensione confermata anche dai numeri: quasi un milione di spettatori, in meno di un anno, e 350 mila persone attese nei sei concerti di giugno. Ma il successo di Cremonini va oltre i numeri. Negli ultimi anni l’artista si è affermato come una delle voci più influenti e innovative della musica italiana, capace di costruire un rapporto unico con il proprio pubblico e di trasformare ogni concerto in un’esperienza collettiva unica.
LE DATE
CREMONINI LIVE26 le date:
7 giugno – Roma, Circo Massimo
10 giugno – Milano, Ippodromo SNAI La Maura
13 giugno – Imola, Autodromo Enzo e Dino Ferrari – Music Park Arena
17 giugno – Firenze, Visarno Arena
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WEB & SOCIAL
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