Carroponte, giugno 2015; Magnolia, luglio 2026: questo è stato l’intervallo di tempo tra i due concerti italiani dei PRIMUS.
Undici anni durante i quali sono successe parecchie cose: concerti della band nella sua essenza o con diversi progetti e illustri ospiti che l’hanno coinvolta, fino all’addio nel 2024 dello storico batterista Tim “Herb” Alexander, sostituito (con ottimi risultati) da John “Hoffer” Hoffman.
Il trio americano torna quindi in Italia per quella che inizialmente doveva essere una data unica, poi rapidamente è arrivato il sold out, tanto da rendere necessario un bis la serata successiva. Questo ha portato i Primus a esibirsi davanti a un vero muro di persone, in un Magnolia strapieno; ci si augura che la seconda data sia più confortevole e forse meno affollata.
Tra momenti intensamente appassionanti e altri meno coinvolgenti, qualche lungaggine di troppo, esperimenti e passaggi psichedelici (con reazioni divergenti del pubblico), i tre mettono in mostra il loro repertorio e la loro geometria musicale, fondata sul basso pulsante e profondo del genio Les Claypool, che divide la scena con la chitarra di Larry “Ler” LaLonde (la cui casa è stata distrutta dall’incendio di Los Angeles del gennaio 2025).
In un simile contesto il ruolo del batterista è più che mai essenziale: il neoarrivato si dimostra un metronomo preciso, allo stesso tempo dotato di fantasia e di soluzioni diverse, e non fa rimpiangere il predecessore.
I Primus portano anche dal vivo lo spirito caratteristico della loro musica: ogni occasione per lanciarsi in lunghe cavalcate strumentali è d’oro e dal palco la resa è talvolta strepitosa altre invece ridondante (soprattutto in certe intro). I testi assumono un ruolo secondario, a tutto vantaggio della musica.
I Primus non scendono a compromessi, difendono e rivendicano la loro scelta artistica senza alcuna concessione al pubblico. Sono coerenti con sé stessi, fedeli a una linea che li accompagna dall’ormai lontano 1984.
Il risultato è stato un concerto a strappi, con momenti esaltanti e viscerali segnati dal ritmo e dalla potenza, alternati ad altri più cerebrali, intensi, ai limiti del “rumorismo” e talvolta ripetitivi.
Questi sono i Primus. Resta comunque sempre un piacere ascoltarli: un trionfo di qualità tecnica, sonora e artistica. Aspettarli undici anni è, per lo più, valsa la pena. E poi Les Claypool non si discute e non si tocca.
Ps: immancabile il rito del “Primus sucks!”
Recensione di Luca Trambusti per musicadalpalco.com (Clicca per leggere l’intero articolo)

LA SCALETTA
Set 1:
Those Damned Blue-Collar Tweekers
Duchess and the Proverbial Mind Spread
American Life
The Ol’ Grizz
Wynona’s Big Brown Beaver
Frizzle Fry
Set 2:
Restin’ Bones
Bob’s Party Time Lounge
Shake Hands With Beef
John the Fisherman
Last Salmon Man
Welcome to This World
My Name Is Mud
Over the Electric Grapevine
Encore:
Southbound Pachyderm