“Habibti (حبيبتي)”, “il mio amore” in arabo, è il terzo capitolo del trittico con cui Drake tenta una ricognizione su se stesso.
Il disco è il più breve, il più lento, il più vicino all’R&B: undici tracce in meno di trentasette minuti, forma ridotta che ambisce a una necessità emotiva che non si compie, restando ai margini della propria dichiarazione d’intenti. Dopo l’introspezione e i beef di “Iceman” e la ripresa ritmica di “Maid of Honour”, qui si stabilizza un campo: amore instabile, romanticismo privo di fiducia interna.
Già dal titolo Drake prova a cercare intimità in una parola che suona dolce e proprietaria insieme. Poi entra nel disco con il solito armamentario: lusso come linguaggio emotivo, distanza geografica come metafora affettiva, relazioni che sembrano già autopsie di se stesse.
Le tracce partono con Rusty Intro un brano che suona come l’after di una relazione già finita. WNBA racconta amori consumati tra voli e hotel, rassicurazioni che suonano già come bugie preventive. Funzionano entrambe perché Drake, quando si muove nel melodramma senza voler sembrare ironico, ancora sa dove mettere le mani.
Il problema sorge quando la formula deve reggere undici tracce consecutive. Classic (tra le più morbidose a livello di beat) e High Fives ribattono le stesse ossessioni senza spingerle oltre: relazioni tossiche, amicizie opportunistiche, peso della fama. Un tentativo di trasformare i suoi disastri sentimentali in posa.
I featuring salvano più di un momento. Qendresa in Slap the City raffredda il pezzo con un hook cinematico che toglie al brano l’eccesso di autocompiacimento; Hurrrr nor Thurrr con Sexyy Red trasforma la dipendenza reciproca in linguaggio erotico convincente, uno dei picchi del disco. PARTYNEXTDOOR torna in Fortworth, ballata sospesa in cui la lontananza diventa erosione lenta, e il pezzo funziona proprio perché non cerca la risoluzione.
White Bone è il centro emotivo del disco, forse il brano in cui Drake smette di costruire personaggi e lascia che la relazione consumata fino all’osso parli da sola. Gen 5 usa la Glock come metafora emotiva, armato e incapace di amare senza sabotare, immagine efficace anche se non particolarmente nuova nel suo catalogo.
Prioritizing, la chiusura, è la traccia più ansiosa e ambiziosa concettualmente, con Drake che abbandona il personaggio mondano per riflettere su alienazione digitale e intelligenza artificiale. È una buona idea infilata nel disco sbagliato.
Come se Drake avesse voluto aggiungere una domanda più grande di tutte quelle che il disco aveva saputo porre, senza però aver costruito lo spazio per contenerla.
Forse un po’ fuori tema…
SCORE: 6,75
DA ASCOLTARE SUBITO
Classic – Fortworth –
DA SKIPPARE SUBITO
Due volte. Basta così e tengo un paio di canzoni!
TRACKLIST
Rusty Intro
WNBA
Slap The City feat. Drake & Qendresa
High Fives
Hurrr Nor Thurrr feat. Drake & Sexyy Red
I’m Spent feat. Drake & Loe Shimmy
Classic
Gen 5
White Bone
Fortworth feat. Drake & PARTYNEXTDOOR
Prioritizing
DISCOGRAFIA
2010 – Thank Me Later
2011 – Take Care
2013 – Nothing Was the Same
2016 – Views
2018 – Scorpion
2021 – Certified Lover Boy
2022 – Honestly, Nevermind
2022 – Her Loss (con 21 Savage)
2023 – For All The Dogs
2023 – For All The Dogs Scary Hours Edition
2025 – Some Sexy Songs 4 U (con PartyNextDoor)
2026 – Iceman – Maid of Honour – Habibti