Dalla Wiener Stadthalle di Vienna questa sera, sabato 16 maggio, prende forma la gran finale della 70ª edizione dell’Eurovision Song Contest.
La finale è il culmine di una settimana eurovisiva segnata da semifinali ad alta intensità e una selezione sempre più polarizzata tra favoriti e outsider. L’appuntamento sarà trasmesso in prima serata su Rai 1, preceduto alle 20.35 dall’“Anteprima Eurovision”, che accompagnerà il pubblico tra backstage, contributi da Vienna e un riepilogo dei venticinque finalisti.
Alla conduzione italiana tornano Gabriele Corsi, alla sua sesta partecipazione, ed Elettra Lamborghini al debutto come commentatrice, mentre sul palco austriaco la conduzione è affidata a Victoria Swarovski e Michael Ostrowski.
Il running order apertura affidata alla Danimarca di Søren Torpegaard Lund con “Før vi går hjem”, chiusura all’Austria di COSMÓ con “Tanzschein”.
L’Italia si colloca in posizione 22 con Sal Da Vinci e “Per sempre sì”, tra Cipro e Norvegia, in una fase della scaletta spesso decisiva per la percezione del pubblico. In palio non solo il titolo, ma anche il diritto di ospitare l’edizione 2027.
Alla vigilia, le quotazioni indicano la Finlandia di Linda Lampenius e Pete Parkkonen con “Liekinheitin” tra le principali candidate alla vittoria, seguita da Australia, Grecia, Israele, Danimarca, Romania e Bulgaria. L’Italia si inserisce nel gruppo degli osservati speciali, forte di una proposta che intreccia italiano e dialetto napoletano e di un posizionamento considerato favorevole nella fase centrale della serata.
La finale si apre con il ritorno sul palco del vincitore in carica JJ, tra citazioni operistiche e un’impostazione spettacolare che unisce orchestra, corpo di ballo e visual storytelling. Tre gli intervalli principali: il medley “Celebration!” dedicato ai 70 anni del concorso, la performance di Parov Stelar con “Black Lilies” e il tributo a Vienna attraverso il brano “Vienna” di Billy Joel, reinterpretato da César Sampson con arrangiamento orchestrale.
IL VOTO
Il sistema di voto conferma la formula 50% giurie e 50% televoto, con finestra aperta già prima della prima esibizione e chiusura circa quaranta minuti dopo l’ultima performance. A rappresentare l’Italia nell’annuncio dei 12 punti sarà Maria Sole Pollio, inserita in una rete di 35 spokesperson internazionali che scandiranno il verdetto finale.
COMMENTI E PAGELLE
Austria | COSMÓ – “Tanzschein” | Voto 6,00
Super pop da manuale eurovisivo: immediato, costruito per il riflesso del ritornello e per l’aderenza istantanea al dancefloor televisivo. COSMÓ gioca tutto sulla leggerezza e su una scrittura che punta alla fruibilità totale, senza attriti né ambizioni nascoste. Funziona nel momento, diverte nell’ascolto, ma evapora.

Romania | Alexandra Căpitănescu – “Choke Me” | Voto 5,00
Mega pastone sonoro che tenta la sintesi tra pop orchestrale, slancio lirico e innesti elettronici senza mai trovare un equilibrio. Alexandra Căpitănescu si muove dentro un impianto ipertrofico, dove l’accumulo sostituisce la direzione e la stratificazione diventa confusione.

Norway | JONAS LOVV – “YA YA YA” | Voto 6,5
Unico vero sussulto rock della selezione, costruito su chitarre in primo piano e un’attitudine da palco più dichiarata che realmente incendiaria. Jonas Lovv gioca la carta della posa ribelle, tra sporcature controllate e un ritornello volutamente elementare.

Italy | Sal Da Vinci – “Per Sempre Sì” | Voto 7,00
Sal sembra un gigante rispetto al resto. Voce un po’ traballante ma per sempre si!!! Vai accussì…

Cyprus | Antigoni – “JALLA” | Voto 5,50
Elettro-pop dalle cromie arabeggianti che tenta l’aggancio immediato con il dancefloor europeo senza però trovare un vero centro di gravità. Antigoni costruisce un’immagine scenica che oscilla tra la sensualità coreografata alla Shakira e un’estetica pop più plastificata alla Holly Valance.

Sweden | FELICIA – “My System” | Voto 5,00
Una Myss Keta in versione nordica che prova a innestare EDM e pop scandinavo in un’estetica da club lucidissimo, quasi algoritmico. L’idea di fondo è la truzzata controllata, ma il risultato rimane intrappolato in una ripetizione prevedibile, più posa che rischio.

Lithuania | Lion Ceccah – “Sólo Quiero Más” | Voto 5,00
Il “robot lituano” prova a innestare elettronica e orchestrazioni pop in un ibrido che però non decolla mai davvero. L’ambizione di sintesi si traduce in una sovrapposizione stucchevole, più interessata all’effetto che alla coerenza interna del brano.

Poland | ALICJA – “Pray” | Voto 6,50
Impianto soul e gospel che vira verso un pop urban più contemporaneo e controllato. ALICJA ha una presenza vocale che regge il palco. Alla ricerca dell’acuto perfetto.

Finland | Linda Lampenius x Pete Parkkonen – “Liekinheitin” | Voto 5,50
Elettro-orchestrale che prova a fondere archi e pulsazione digitale senza mai trovare una vera sintesi. Il violino guida l’impianto, ma resta spesso incollato a un’idea più ornamentale che necessaria, quasi didascalica. Tra i favoriti della vigilia, ma l’effetto complessivo è quello di una potenza dichiarata più che realmente incarnata.

Caciara moldava elevata a linguaggio ufficiale: un elettro-pop da rave che vive di eccessi, stratificazioni balcaniche e pulsazioni volutamente disordinate. L’energia è alta, quasi ingestibile, ma la scrittura sembra inseguire costantemente il caos senza mai governarlo davvero.

Apertura che strizza l’occhio a una Rosalía filtrata in chiave più lirico-pop, tra tensione teatrale e slanci vocali di forte impatto. Monroe costruisce un’estetica che vive di contrasti: accademia e pop, disciplina e istinto. Il risultato è potente ma talvolta sovraccarico, più interessato alla verticalità dell’interpretazione che alla scorrevolezza del brano.

Un bricolage elettronico che guarda alla tradizione synth-pop con un’ironia quasi ingegneristica. L’impostazione visiva da novello Howard Jones è evidente, anche se la scrittura fatica a trovare una vera coerenza tra struttura e impulso sonoro. Il ritornello inciampa, meno incisivo del resto dell’impianto, che invece lascia intravedere margini di funzionamento più solidi. Da videogames impazzito. Tra gli staging migliori

Croatia | LELEK – “Andromeda” | Voto 5,00
Più progetto estetico che canzone in senso stretto, “Andromeda” si muove su coordinate quasi new age, tra coralità dilatata e sospensione armonica. L’impianto punta tutto sulla dimensione visiva, costruita con precisione quasi ossessiva, mentre la scrittura musicale resta in secondo piano.

Bulgaria | DARA – “Bangaranga” | Voto 6,75
Pezzo costruito per il corto circuito immediato tra pista e memoria collettiva. “Bangaranga” lavora di istinto, di ritmo e di ripetizione virale, con un ritornello che si stampa con violenza. Il gusto orientaleggiante aggiunge un velo kitsch che non viene mai davvero nascosto, anzi diventa parte del gioco. Funziona proprio perché non si vergogna di essere eccessivo.

Czechia | Daniel Zizka – “CROSSROADS” | Voto 6,00
Partenza raccolta, quasi confessionale, che si dilata progressivamente fino a sfiorare l’esplosione vocale sugli acuti. Il pianoforte disegna la traiettoria emotiva, mentre la batteria profonda dà corpo a un impianto che punta alla verticalità del sentimento. Tutto corretto, tutto misurato, forse fin troppo intimo e come al solito finale che esalta l’impatto vocale.

Sarah Louise Bennett / EBu
Malta | AIDAN – “Bella” | Voto 6,50
Pezzo in controtendenza rispetto all’andamento della serata, una ballata che gioca con un’eleganza rétro, intrisa di suggestioni anni ’60 e orchestrazioni leggere. AIDAN veste i panni del crooner latino con disinvoltura studiata, oscillando tra charme e ammiccamento calcolato. Più mestiere che rischio, ma l’operazione ha un suo fascino un po’ ambiguo, volutamente seduttivo e appena disallineato dal resto del campo.

Serbia | LAVINA – “Kraj Mene” | Voto 5,00
Metal teatrale slavo confezionato seguendo ogni coordinata del genere: riff monumentali, voce drammatica e scenografia apocalittica illuminata a intermittenza. L’impatto visivo c’è, la sorpresa molto meno. Più esercizio che reale detonazione sonora.

Australia | Delta Goodrem – “Eclipse” | Voto 6,50
Delta arriva all’Eurovision con il curriculum più ingombrante del cast 2026 e si sente. La voce ha ancora presenza e controllo, mentre “Eclipse” scivola dentro un pop contemporaneo lucidissimo, progettato per colpire. Paradossalmente, l’Australia qui suona più eurovisiva di molti Paesi europei: tutto rifinito, tutto calibrato, tutto molto sicuro. Candidata al successo!

Ukraine | LELÉKA – “Ridnym” | Voto 5,00
Ballata costruita con il manuale del grande melodramma televisivo: voce lanciata verso l’alto, crescendo emotivo e intensità programmatica. L’approccio vocale alla Céline Dion Ucraino, ma senza lo strappo emotivo necessario. Pop impeccabilmente innocuo, destinato a scorrere senza lasciare tracce.

Greece | Akylas – “Ferto” | Voto 6,00
Pop ipercinetico da colonna sonora per videogame arcade, costruito tra synth luminosi e ritmica compulsiva. La scenografia trasforma il palco in un livello bonus anni Duemila, mentre la coreografia spinge tutto verso il meme consapevole. Tra le favorite della vigilia: più per capacità di restare addosso che per reale spessore musicale.

Photo: Sarah Louise Bennett / EBU
Albania | Alis – “Nân” | Voto 6,50
Voce impostata tra fragilità e gigantismo emotivo, con un approccio che guarda chiaramente a Sam Smith, mentre l’arrangiamento spinge tutto verso il territorio dell’epica orchestrale. A tratti eccede nella solennità, ma almeno prova a costruire un racconto. Tra le liriche più dense e meno decorative di questa finale.

Belgium | ESSYLA – “Dancing on the Ice” | Voto 6,50
Elettro-pop con beat solido e atmosfera sintetica ben confezionata. ESSYLA rincorre una Björk addomesticata, quella più accessibile e meno aliena, ma almeno lo fa con una certa convinzione scenica. Il pezzo non inventa nulla, però entra in testa e soprattutto in pista: qualità che all’Eurovision valgono sempre qualcosa.

Israel | Noam Bettan – “Michelle” | Voto 5,50
Pop vocale che cerca profondità emotiva appoggiandosi a sfumature arabeggianti e produzione cinematica. Resta sospeso in una teatralità levigata che confonde intensità e gravità. Più trailer che canzone.

Germany | Sarah Engels – “Fire” | Voto 6,50
Euro-pop calibrato al millimetro: strofa, esplosione, ritornello e fiamme d’ordinanza. Funziona perché non prova mai davvero a rischiare. La coreografia incendia il palco in senso letterale, mentre il brano resta in quella comfort zone radiofonica e non lascia ustioni. Mi ricorda i Clean Bandit!

Denmark | Søren Torpegaard Lund – “Før Vi Går Hjem” | Voto 5,50
Elettro-pop epico da catena di montaggio nordica, costruito con il pilota automatico inserito. L’acquario umano della coreografia vorrebbe evocare immersione emotiva, ma sembra un’installazione corporate rimasta senza budget. Patinato, innocuo, già dimenticato al primo recap.

LA SCALETTA
