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Recensione: DRAKE – “Iceman”

Drake-Iceman-album-2026

L’ultimo disco di Drake che ho ascoltato compulsivamente e consumato era “Views”, dieci anni fa. Quello che è venuto dopo mi ha convinto a tratti, deluso sistematicamente: un artista che inseguiva l’onda del genere senza decidere chi volesse davvero essere.

Il Drake trappone non mi ha mai interessato. Quello r&b, soul, hip hop costruttivo, quello sì. Quindi arrivo a “ICEMAN” con aspettative alte e un’anamnesi complicata: il mediocre joint album con PartyNextDoor, i mille dissing con Kendrick Lamar e la sconfitta simbolica che ne è seguita. Non è un artista che arriva in posizione di forza.

Eppure la risposta non passa per la rivalsa diretta, ed è questa la scelta più interessante di questo nono capitolo della discografia del rapper.

Drake costruisce un immaginario del freddo che non è estetica, è quasi una tattica. Congelare il disordine, levigare la superficie, rendersi inaccessibile. Toronto rimane sul fondo e diventa cielo grigio mentale, la polvere sui trofei non è malinconia ma accusa rivolta a sé stesso, il successo pesa come colpa. Le relazioni si riducono a debito morale, il tempo diventa un’accusa. È una confessione calibrata, non uno sfogo.

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Il problema è che questa architettura concettuale poggia spesso su una base musicale che non regge il peso. Drake continua a lasciarsi avvolgere dai beat trap senza cercare davvero altrove e senza sviluppare un’evoluzione, né nel rap né nell’hip hop che lo ha formato, né in qualcosa di nuovo. Ogni volta che il disco tocca qualcosa di vero sul piano lirico o emotivo, la produzione rischia di smentirlo, appiattendo il racconto su coordinate già note.

Sul piano lirico, “ICEMAN” si apre con Make Them Cry senza prendere fiato. Dust deposita la fama come sedimento instabile, gloria che perde definizione mentre la si guarda. Whisper My Name è il momento in cui minaccia e rispetto coincidono nella stessa frequenza vocale. Shabang invece è energia post-beef che continua a sedimentare e consumarlo.

Burning Bridges ha un inizio stiloso con piano che fa ben auspicare per poi virare su un substrato urban solido fatto di amore vs. carriera.
National Treasures inizia con un sample che sembra lirico (devo verificarlo) e poi vira verso un’energia scura e architettonica, Toronto elevata a mito personale con la stessa nonchalance con cui altri artisti citano la propria strada. What Did I Miss? è uno dei momento che sembra più onesto del progetto: non chiede scusa ma si interroga. Ancora una volta affronta gli strascichi del conflitto con Kendrick senza trasformarli in pistola carica, li usa come specchio deformante.

Plot Twist è il disco condensato in una traccia: il declino come strategia, la crisi come materia narrativa riassorbita e restituita. Il vecchio Drake non viene rimpianto, viene archiviato.

2 Hard 4 The Radio ha un bel beat old style. Don’t Worry è r&b rarefatto che non risolve niente, e va bene così mentre Firm Friends riattiva è il riconoscimento di un’identità stratificata nel tempo vale più di qualsiasi dichiarazione esplicita.

Poi ci sono i momenti in cui la macchina inceppa. Ran To Atlanta con Future e Molly Santana replica un codice di potere già scritto, lusso e alleanze che girano a vuoto. Janice STFU risponde al gossip con sarcasmo lucido che non basta a giustificare una traccia intera. B’s on the Table altra traccia con un feat. quello con 21 Savage funziona finché il denaro resta lingua, crolla quando diventa catalogo.

Chiude il tutto Make Them Know, una dichiarazione di irreversibilità identitaria. Un epilogo freddo, privo di catarsi, il passato non viene rielaborato, viene archiviato.

E’ tutta la mattina che lo sto ascoltando. Come al solito tre volte. La prima per capire, la seconda per ascoltare davvero, alla terza non sono riuscito a decodificarlo in pieno. Diciotto tracce per oltre un’ora sono troppe — ma non è più una scelta artistica, è un formato imposto dalla logica dello streaming, e Drake ci si adagia senza resistere.

Quello che resta è un autoritratto in cui la freddezza è superficie di esposizione, non riparo. Trasparente, con le crepe visibili.

Tra rivalsa e paranoia, l’Iceman si impone come presenza che non la si può comunque ignorare!

Ps. Per gli altri due la recensione a breve

SCORE: 6,50

DA ASCOLTARE SUBITO

Shabang – Burning Bridges – 2 Hard 4 The Radio – Firm Friends

DA SKIPPARE SUBITO

Direi nulla per un primo ascolto. Bisogna risentirlo poi tra qualche giorno!

TRACKLIST

Make Them Cry
Dust
Whisper My Name
Janice STFU
Ran To Atlanta by Drake, Future & Molly Santana
Shabang
Make Them Pay
Burning Bridges
National Treasures
B’s On The Table by Drake & 21 Savage
What Did I Miss?
Plot Twist
2 Hard 4 The Radio
Make Them Remember
Little Birdie
Don’t Worry
Firm Friends
Make Them Know

DISCOGRAFIA

2010 – Thank Me Later
2011 – Take Care
2013 – Nothing Was the Same
2016 – Views
2018 – Scorpion
2021 – Certified Lover Boy
2022 – Honestly, Nevermind
2022 – Her Loss (con 21 Savage)
2023 – For All The Dogs
2023 – For All The Dogs Scary Hours Edition
2025 – Some Sexy Songs 4 U (con PartyNextDoor)
2026 – Iceman – Maid of Honour  Habibti

I VIDEO

WEB & SOCIAL

@champagnepapi
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