MIKA: Diventare adulti senza perdere i propri colori

MIKA: Diventare adulti senza perdere i propri colori

E’ stato presentato My Name Is Michael Holbrook il quinto album in studio di Mika in uscita il 4 ottobre.

Anticipato da ben cinque singoli usciti tra l’estate e questi ultimi giorni, finalmente ritorna Mika.

My Name Is Michael Holbrook è stato presentato alla Centrale dell’Acqua, una delle più antiche centrali di pompaggio dell’acqua di Milano, costruita nel 1906.

Frutto di due anni di scrittura tra le pareti domestiche tra Miami, Londra e la campagna toscana, l’album pone l’accento al lato più intimo di Mika.

IL DISCO

Non c’è possibilità di riscaldarsi con un titolo come questo. Questo disco è una provocazione con me stesso, avevo bisogno di farlo. Sono quattro anni che non pubblico, mi sono detto ok, sono cosciente che la vita e una carriera è fatta di capitoli. Sapevo che se potevo immaginarmi in vent’anni, continuando a fare il cantautore, dovevo assumermi una responsabilità profonda nel dover mettere le parti di me in linea. Ho preso il mio tempo per sentirmi pronto a creare un album dove mi sentissi solo una persona. Il titolo è il mio nome legale. La verità è che dopo un’ora dalla mia nascita sono stato chiamato da mia madre Mika. Odio il mio nome legale, è sempre legato alle faccende burocratiche. Mi sono chiesto il perché odiassi il mio nome. Perché ci sono molte cose successe che mi hanno allontanato da mio padre. Mi sono dovuto confrontare con questo per liberarmi dalla distanza con mio padre, il mio nome e dalla parte recitata per anni. Sono andato a scoprire l’uomo dietro l’artista. Diviso per 12 anni tra Mika e Michael Holbrook, ho fatto pace con la mia identità. L’unico modo che conosco per vivere ed esprimermi è creare musica, scrivere, esibirmi. Senza questo io non esisto“.

IL LAVORO DIETRO AL DISCO

Ho lanciato l’idea di capire dove arrivasse mio padre, un padre che ha vissuto in tanti paesi. Ho guidato da Miami a Savana Georgia. Riguardo intorno e vado in questo cimitero. Lì vedo una parte del mio nome cancellato dal tempo. Sono tornato a casa e ho scritto Tiny love . Nella canzone dico My Name is Michael Holbrook e quello è stato un punto di partenza. La mattina in cui sto terminando questa canzone , mi arriva una chiamata in cui mi dicevano che operavano mia madre ad Abu Dhabi. Mi sono reso conto che era una coincidenza, tornando al pianoforte nell’intimità del rapporto tra strumento e autore, ho scoperto che mi avrebbe aiutato. Durante i due anni che sono susseguiti, ho continuato a tornare dal mio piano e ho continuato a chiedermi chi sono. A sette anni ero dislessico, non capivano perché, quando mio padre lo scoprì andò dalla professoressa che mi stava rovinando la vita. Mio padre è sempre stata una presente complessa, ho sempre recitato per non diventare lui“.

SANREMO

E’ il primo posto dove sono stato in Italia, con la mia grande famiglia: mia madre bohémien, cinque bambini, mia nonna piccolissima e stranissima, sua sorella. E’ un brano che parla del mio ricordo di un paese nel quale improvvisamente con il destino mi sono trovato sempre più presente. Mi sono ricordato di essere quel ragazzo d quattordici anni che commentava i coetanei italiani, più fighi di me. Mi dicevo che non sarei mai stato come loro. Ho voluto mettere questa cartolina in una canzone. Ho raccontato questa storia ad un regista sperimentale, ha visto questo video basato sul desiderare qualcosa con la paura di non arrivarci. Ha parlato dell’omosessualità negli anni cinquanta. Il videoclip è una poesia. Mi piace mettere i contrasti a confronto: le sonorità, la canzone, il video ispirato a Pasolini”.  

MERCATO DISCOGRAFICO

Il mio mercato per le vendite fisiche è la Francia, è sempre stato molto importante. Sono cresciuto lì, ho scritto canzoni solo in francese mai uscite. Il mercato editoriale è il Nord America, è stranissimo. Il mercato in cui sto crescendo maggiormente è l’Asia. L’italia è un mercato diverso. Non voglio e non posso mettermi nella categoria degli artisti italiani. Funziona bene se rimetto in competizione con gli artisti internazionali. Va benissimo, perché questo paese mi regala tante cose che mi arricchiscono personalmente e professionalmente. E’ un momento di transizione per me, si deve valutare sull’onda della frammentazione”.

TV

L’idea di parlare di fronte alla gente mi ha aiutato tantissimo. Ho fatto sei anni di The Voice in Francia, come ho smesso di fare CasaMika. Il manifesto di CasaMika era portare la bellezza e il romanticismo. La mia attenzione era sullo spettacolo più che sulle interviste. Mi ha aiutato a liberarmi senza aver paura delle conseguenze, o meglio, ho imparato ad assumermi le conseguenze. Non sono un giornalista, sapevo che a un certo punto, avevo paura di diventare ridondante, salvo che dovevo ricaricare la batteria per tornare un domani in Tv cambiando pelle. E’ stata una decisione tosta, in Spagna volevano otto puntate di CasaMika per una grande emittente. Ho rifiutato, sapevo che c’era un pericolo: o fare tv per i prossimi due anni o fare un album. Per il futuro ho un’idea, ma non sarei da solo, so solo che spaccherà tutto. Mi piacerebbe l’idea di fare uno show con questa persona, l’aspetto imprevedibile e spontaneo, è quello che voglio avere”.

IL SUCCESSO

Per me è il poter pagarmi le bollette. Il successo è creativo e artistico, è vero quando riesci a proiettarti con distanza. E’ libertà di espressione”.

IL TOUR

Il Révélation tour comincia il 10 novembre da Londra: “Anche il titolo del tour si collega al mio percorso di ricerca identitaria. Sto preparando uno spettacolo ricco di sorprese, forte delle esperienze e del bagaglio acquisito con i miei spettacoli televisivi, ma riportando la musica al centro di tutto. Per la prima volta posso dire che posso cantare la tracklist senza ansia. Hanno una forte colonna vertebrale. Hanno questa energia abbastanza urgente. E’ un momento complicato nella mia famiglia, durante questo periodo, ho perso cinque persone vicino a me: ho perso la nonna di Sanremo, la zia, una donna spagnola che mi allevata, mia madre è peggiorata in continuazione. Mia madre ha lavorato sino a un anno fa. Con questa turbolenza nella mia vita personale, ho la sensazione che quando mi metto sul palco cantando, dove ci sono le voci di mia madre e mia sorella pre-registrate, mi sembra di cantare qualcosa di attuale nella mia vita. Sto utilizzando questa cosa come se fosse un carburante che brucio a 200 chilometri orari. E’ l’intenzione della mia performance. E’ un grande one man show ed è il più importante della mia carriera dove sto dicendo che a volte la vita è una merda e sto facendo questo. In Italia, c’è una set list dedicata, tutte le trascrizioni sono in italiano. Se riesco a cantare una parte dello show a cappella senza microfono, vuol dire che quello che ho ideato funziona. La scenografia, sono installazioni sospese che rappresentano i momenti della mia vita sino ad ora. Per me sarà un’emozione viaggiare da un estremo all’altro della penisola. Verrò bussando alla vostra porta, città per città.Spero mi accoglierete.”

Il tour italiano promosso da Barley Arts si articolerà in ben 12 tappe:

24 novembre – Pala Alpitour (Torino)

26 novembre – Pala Prometeo (Ancona)

27 novembre – Palazzo dello Sport (Roma)

29 novembre – Unipol Arena (Casalecchio di Reno)

30 novembre –  PalaGeorge (Brescia)

2 dicembre –  Modigliani Forum (Livorno)

3 dicembre – Mediolanum Forum (Assago, Milano)

1 febbraio –  Kioene Arena (Padova)

2 febbraio –  PalaOnda (Bolzano)

5 febbraio – Teatro PalaPartenopeo (Napoli)

7 febbraio – Palaflorio (Bari)

8 febbraio – Palacalafiore (Reggio Calabria)

Il giro proseguirà nella primavera del 2020 negli Stati Uniti, in Canada, Sud America, Giappone, Cina e Korea

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