Per Massimo Di Lena e Lucio Aquilina il tempo ha un peso specifico. Quattro anni separano “People Of The Moon” da “Bar Mediterraneo”, un tempo che non è un silenzio, ma una precisa scelta per i Nu Genea.
Avrebbero potuto cavalcare l’onda, alimentare la domanda con un disco di servizio. Non l’hanno fatto, e si sente.
“People Of The Moon” non disegna un luogo sulla mappa. Disegna una dimensione: quella sfera dell’anima che si sottrae alla quotidianità, alle aspettative, ai ruoli che ci portiamo addosso a tutte le latitudini del pianeta. La luna come punto di fuga che rimane sempre sulla scena. Protagonista.
Le canzoni parlano napoletano, arabo, inglese, spagnolo, portoghese. E sopra ogni lingua c’è il groove, che qui funziona come un idioma franco: dalle influenze afro-cubane di Celavì alla zurna anatolica che pervade Ma tu che bbuò, dalle chitarre highlife alle mandole che il duo ha reso cifra stilistica propria.
Nuovi accenti, stessa prospettiva italica Il tocco rimane riconoscibilmente, il tocco Nu Genea.
Il singolo Sciallà, uscito nell’estate 2025, aveva già anticipato il codice. Una mirror ball gigante che riflette la versione migliore di noi mentre balliamo.
Le voci che abitano queste dieci tracce compongono il quadro di un’umanità che non si ferma. Onenon con Tom Misch è brit-funk mediterraneo sospeso tra Londra e Napoli, con un basso a cento ottani che ricorda Pino D’Angiò. Acelera, con le nuance andaluse di María José Llergo e le sue palmas del flamenco, è una fusione che il catalogo del duo non aveva mai tentato in questi termini. la cantante non illustra il testo, lo incarna, e fa lo stesso con Celavì.
Puleza, con Fabiana Martone, ha l’irruenza di certi brani da biblioteca cinematografica e ci fa venire in mente i Les Négresses Vertes di Zobi La mouche mischiata con Pancho di Jack Trombey synth antologici e delay fuori controllo. Nuova Napoli, senza nostalgia.
La title track irradia qualcosa di inaspettatamente solare, con una leggerezza che in qualche modo ricorda la geometria pop di Asereje delle Las Ketchup.
L’espressione araba shway shway significa “piano piano”, e la bossa nova levantina cantata da Celinatique che porta quel titolo funziona quasi come una dichiarazione di intenti per l’intero disco. Non è esattamente lento, ma avanza con un’andatura orbitale, con una ricchezza di colori e una complessità ritmica che diventano ancora più significative per chi sa cosa significa avere alle spalle “The Tony Allen Experiments”.
Carè è una cornucopia di hook che si sovrappongono senza schiacciarsi. In microgravità lunare, cadere, volare e ballare diventano tre modi equivalenti di stare al beat.
“People Of The Moon” si chiude con Ondas Do Mar. Gabriel Prado, percussionista brasiliano all’esordio come cantante, invoca qualcosa che somiglia a una resa necessaria: “Você vai ver que dentro de nós / vai rolar”, vedrai che dentro di noi succederà qualcosa. Le onde, il ballo lento, le fasi lunari. Tutto converge verso lo stesso punto
Il tempo ha un valore. I Nu Genea lo hanno capito prima di molti altri.
SCORE: 8,00
DA ASCOLTARE SUBITO
Acelera – Onenon – Ondas do mar
DA SKIPPARE SUBITO
Nulla. Un viaggio sonoro al chiar di luna!
TRACKLIST
Acelera
Onenon
Puleza
Celavì
Carè
People of the Moon
Ma tu che bbuò
Sciallà
Shway shway
Ondas do mar
DISCOGRAFIA
2016 – The Tony Allen Experiments
2018 – Nuova Napoli
2022 – Bar Mediterraneo
2026 – People Of The Moon
VIDEO
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