MACE torna sul luogo del successo e, dopo il successo della prima “tappa” ad ottobre del viaggio OUT OF BODY EXPERIENCE” ripropone la seconda parte di uno spettacolo che non ha niente da invidiare ai colossi internazionali.

C’è un momento, durante il concerto di MACE, in cui si comprende che non si è semplici spettatori, ma partecipanti attivi di un rito pagano moderno. È il momento, fin da subito, in cui il controllo si abbandona volontariamente, lasciandosi trasportare da un flusso sonoro che trasforma il Forum di Milano in un gigantesco club, dove rimanere seduti è un’opzione inesistente. D’altronde era il lungimirante invito che lo stesso protagonista della serata aveva rivolto ai presenti.
La scenografia riflette perfettamente la potenza di questo show: un grande palco arredato con piante reali si fonde con visual colorati e morphing digitali dei protagonisti trasmessi su un mega schermo, creando un ecosistema visivo ipnotico. Al centro, Mace in una sorta di “buca”, dove la sua postazione trova spazio su una pedana rialzata circondata da LED, con la sua consolle che diventa il cuore pulsante “dell’organismo”. Attorno a lui, una formazione d’eccezione: coriste, una band completa che spazia dalla chitarra elettrica al sitar – strumenti che si prendono i loro spazi solisti – fino alla maestria di Enrico Gabrielli ai fiati e l’incalzare preciso di Fabio Rondanini alla batteria.
Mace si conferma un perfetto direttore d’orchestra, un abile manovratore di suoni capace di muoversi con disinvoltura tra rap, pop, elettronica e musica d’autore. Non c’è frammentazione, ma un flusso coerente dove secondo l’architettura di Mace i generi si mischiano e si ricompongono con ottimi risultati.
“Le cose migliori si fanno insieme”, dice Mace, e sul palco questo concetto prende forma attraverso gli ospiti che portano un’aria di complicità e amicizia, lontana anni luce dalle dinamiche di dissing e piccole diatribe che spesso affollano il mondo hip-hop. Nell’era dei featuring a tutti i costi, spesso per calcolo o volere manageriale, Mace restituisce alla parola il suo vero significato, quello di collaborazione, di condivisione, della gioia di stare insieme
La serata è un viaggio tra stili differenti, scandito da ospiti che entrano ed escono di scena incrociandosi tra loro. Dopo i primi interventi di stile rap, è la volta di Venerus: forte di uno stretto legame artistico con il producer, resta sul palco per parecchi brani, inaugurando la parte più “autorale” dello show. Si passa così dai ritmi serrati del rap a venature d’autore e funk, con una versione di “Ossigeno” che risuona come una boccata d’aria fresca.
L’apice emotivo arriva con la congiunzione tra Venerus e Gemitaiz, con la loro “Dal tramonto all’alba” che unisce la delicatezza autorale a strofe rap, culminando in quella che può essere definita un’orgia elettronica capace di far vibrare le strutture del Forum. Ma la sorpresa esplode nell’angolo pop: Marco Mengoni, affiancato da Frah Quintale e Gemitaiz, scatena il pubblico in un’esplosione di energia condivisa.
In realtà Mace porta sul suo palco un insieme di artisti di alto livello, prestigiosi e soprattutto popolari: non ce n’è uno che non venga accolto con grande entusiasmo al suo ingresso.
Non mancano le chicche: Salmo, vestito di tutto punto di bianco (giacca, pantaloni e camicia) fa un evidente endorsement per Centomilacarie. Marco Castello ed Ele A portano un brano fresco e brillante, prima di tornare con altri ospiti alle barre rap più tradizionali.
La serata ha anche il gusto dell’anteprima: il nuovo disco, la cui uscita è stata rimandata al 15 maggio, viene anticipato da collaborazioni inedite, come “Cattive abitudini” il “funkettone” di Salmo e Colapesce, rieseguito per l’occasione con le presunte esigenze di un futuro videoclip.
Il concerto di Mace al Forum non è stato solo una sequenza di brani, ma una dimostrazione di come creatività e tecnologia possano coniugarsi per creare un’esperienza totale. Uno spettacolo giovane, avvincente, colorato, dove la musica arriva diretta, costringendo a ballare e cantare. Mace ha dimostrato ancora una volta di sapere esattamente come guidare la nave, lasciando che ognuno, nel pubblico e sul palco, trovasse la propria rotta in questo mare di suoni che lui gestisce con un perfetto direttore d’orchestra nonostante il fatto che intorno sia una grande bolgia piena di entusiasmo
Recensione di Luca Trambusti per musicadalpalco.com (Clicca per leggere l’intero articolo)
LA SCALETTA E OSPITI
