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CANZONI DELLA SETTIMANA: le nuove uscite discografiche (29 maggio) #NewMusicFriday

CANZONI-DELLA-SETTIMANA-22-2026.

Vol. 22-2026 di Newsic Friday – le nostre pagelle dei primi ascolti del venerdì.

La Newsic Friday attraversa una cinquantina di brani come una mappa instabile del presente: da Sir Paul McCartney, oltre ogni misura, ai tormentoni estivi più dozzinali. Tra derive pop, tensioni urbane e nostalgie sintetiche, una settimana che espone più contraddizioni che certezze.

LA PLAYLIST 

LE PAGELLE BRANO PER BRANO

Paul McCartney – n.c  – Paul viene sottratto alla logica del punteggio perché il suo peso storico e linguistico eccede qualsiasi scala valutativa. La scrittura, anche quando si misura con forme contemporanee, resta un esercizio di equilibrio tra memoria pop e continuità melodica, senza bisogno di dimostrazioni. Monumentale.

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New Jazz Underground  – Voto 8,00 –  I New Jazz Underground abitano la loro musica come un crocevia disciplinato tra hard bop, hip hop e memoria afro-cubana, con una consapevolezza tecnica che evita l’effetto collage. L’energia del trio non è solo virtuosismo ma costruzione collettiva, maturata tra strada e palchi internazionali, con una precisione che scolpisce il flusso. Espansivo. 

Blood Orange – Voto 8,00 – Devonté Hynes riapre il proprio archivio emotivo con un gesto che somiglia più a una frattura che a un ritorno. Il brano, costruito su un synth velato di malinconia e un breakbeat che incrina la superficie, campiona “Everything Is Embarrassing” di Sky Ferreira, riattivando una memoria già prodotta e già ferita. Sempre perfetto! 

Jungle  – Voto 7,50 – I Jungle cesellano The Wave con un tropicalismo levigato che saccheggia la saudade brasiliana anni Sessanta senza ridurla a cartolina lounge. Groove soffuso, produzione meticolosa, lirismo sentimentale mai melenso. Più atmosfera con una eleganza che regge. Crepuscolare.

Skye Newman  – Voto 7,50 – Scrittura confessionale che affonda nelle dinamiche familiari irrisolte, con un’intensità che non cerca abbellimenti. A contorno un mondo sonoro stiloso fatto di nu jazz di gran classe! 

Wet Leg – Voto 7,25 – Le Wet Leg affidano ai FDC DJs (aka Carlos O’Connell e Tom Coll dei Fontaines D.C.) una mutazione più cupa e vischiosa di “catch these fists”: synth torbidi, battito nervoso, sarcasmo che diventa quasi minaccia. Il remix sporca l’originale con gusto e ne amplifica la tensione sotterranea. Corrosivo.

Bella Kay – Voto 7,25 – Bella Kay costruisce “Stop” su un pop sensuale e impulsivo, dove la tensione tra desiderio e autocontrollo diventa il vero motore narrativo. La scrittura è diretta, quasi confessionale, e funziona meglio quando lascia emergere l’ambivalenza emotiva senza forzarne la morale.

Gilla Band  – Voto 7,25 –  I Gilla Band trasformano l’ansia emotiva in materia abrasiva: chitarre slabbrate, tensione post-punk e un canto che pare inciampare nei propri pensieri. Il caos interiore trova una fragile tregua nell’outro, quasi commovente nella sua domesticità dimessa. Nervoso.

Santi Francesi – Voto 7,25 – “GUERRILLA” inaugura una fase più tesa e fisica del loro percorso, dove la scrittura si fa più compatta e l’impianto sonoro assume una postura quasi militante. Il brano ha un retro gusto quasi brakbeat e funziona soprattutto nell’intenzione, tra retorica della resistenza e slancio emotivo. Vigile.

Guè – TonyPitony  – Shablo – Voto 7,25 –  Guè, Tony e Shablo trasformano “Cadillac” in un esercizio di stile lucidissimo, dove swagger, ironia e produzione sartoriale si incastrano con naturalezza. Nessuno forza il colpo. Dettagli e mestiere il tutto con un’eleganza urbana ormai rara nel rap italiano.

Tormento – Ernia – Leslie Sackey – Wado – Voto 7,00 – Tormento raduna Ernia, Leslie Sackey e Wado in un urban levigato e notturno, costruito con mestiere e senso della misura. Nessun picco destabilizzante, ma la chimica tra voci e produzione tiene il pezzo compatto e credibile dall’inizio alla fine. Pettinato! 

Rrari Dal Tacco – Voto 7,00 – Rrari Dal Tacco costruisce un urban essenziale e ben serrato, dove il beat si apre a inserti di sax che ne spezzano la rigidità con un’estetica quasi da late night jazz contaminato. La scrittura è diretta, senza orpelli, tutta giocata su impatto e presenza più che su stratificazione narrativa. Tosto.

MadMan – Gemitaiz  – Voto 6,75 –  MadMan e Gemitaiz ritrovano nella saga il loro terreno naturale, uno spazio di libertà tecnica dove le barre tornano a essere asse portante più che ornamento. L’intesa resta solida, quasi automatica, ma la scrittura questa volta si limita a confermare una formula più che a rilanciarla. Eseguito.

Patty Pravo –  Elasi  – Voto 6,75 – Un reperto del 1982 riemerge dal catalogo sommerso di Patty Pravo e viene riletto da ELASI come una deriva elettronica lucida e notturna. “La Viaggiatrice You” diventa un ponte tra epoche, dove la voce originale resta sospesa su una produzione che oscilla tra club culture e suggestioni cinematiche. Operazione elegante, più di restauro che di reale riscrittura. Raffinato

Santana – Becky G  – Voto 6,75 –  Santana e Becky G intrecciano in “Mi gran amor” una narrazione di forte valenza emotiva, dove la chitarra di Santana e il registro pop-latino di Becky G convergono su un terreno di fragilità collettiva.

Elderbrook – Voto 6,75 – Elderbrook trasforma il burnout creativo in elettronica emotiva, sospesa tra malinconia sintetica e pulsioni catartiche. “Is It Over Now?” cresce lentamente, lavorando più sull’atmosfera che sull’impatto immediato, mentre il conflitto tra arte e consumo digitale resta sullo sfondo come un’eco inquieta.

Ministri – Voto 6,75 – Un inno ruvido alla resistenza quotidiana, dove l’ostinazione diventa gesto politico prima ancora che emotivo. L’energia regge bene il confronto tra disincanto e slancio vitale. Tenace.

Ron – Voto 6,75 – Ron torna con un brano che rifugge la nostalgia facile e lavora invece sulla misura: arrangiamenti morbidi, elettronica discreta, una voce che il tempo ha reso più porosa e credibile. La scrittura resta classica, ma conserva quella compostezza emotiva che Ron ha sempre avuto. 

Gotts Street Park – Voto 6,75 – I Gotts Street Park avvolgono “Some Birds Don’t Fly” in una foschia seventies elegante e malinconica, mentre Matt Maltese dosa fragilità e disincanto con misura quasi cinematografica. Più atmosfera che reale profondità, ma il brano conserva un’intimità credibile.   

Stunt Pilots – Voto 6,50 –  Una spirale nervosa di rave, grunge e tensione urbana, costruendo un brano che vive di contrasti continui. L’impatto sonoro funziona meglio della scrittura, ma l’energia resta autentica, sporca e sufficientemente imprevedibile da evitare il déjà-vu. Adrenalinico.

Gabry Ponte – Salmo – Voto 6,50 – Gabry e Salmo confezionano “TIK TAK” come un ordigno da palco: cassa frontale, tensione rave e flow abrasivo pensati per l’impatto immediato. Muscolare ed energico, il brano funziona quando smette di voler sembrare un evento e si limita a spingere. Esplosivo. 

18K – Voto 6,50 – 18k costruisce un immaginario coerente, dove la cura produttiva diventa estensione diretta della scrittura. Il lavoro sui beat restituisce un mood compatto e oscuro vero e propria chiave di lettura della sua musica. In crescita! 

Rafilù – Massimo Pericolo – Voto 6,50 – Rafilù e Massimo Pericolo costruiscono un asse narrativo ruvido e senza mediazioni, dove la scrittura diventa atto di resistenza più che esercizio stilistico. “Rafilù” insiste su una grammatica del disagio che non cerca alleggerimenti, trasformando rabbia e periferia in immagini nette, a tratti quasi abrasive. Grezzo.

Astro –  Voto 6,50 – Astro si muove su un beat trap già codificato, ma riesce comunque a mantenerne l’urto grazie a una scrittura assertiva e verticale. Il riferimento calcistico diventa cornice simbolica per un racconto di lealtà e affermazione personale, più muscolare che narrativo. Impattante.

Mv Killa – Voto 6,50 – Il brano funziona soprattutto grazie a un beat ricco di reminiscenze funky e disco music, che dà slancio e leggerezza al messaggio senza snaturarne la densità emotiva. La produzione ampia di Starchild apre lo spazio a una resa più meditativa, senza però attenuare del tutto l’attitudine dell’artista. Maturato.

mew – Voto 6,50 – mew sposta il proprio baricentro verso un pop più diretto e abrasivo con “VAFFA*AMORE”, trasformando la revenge song in un esercizio di ambivalenza emotiva tra rabbia e nostalgia. L’assetto resta glamour ma meno oscuro rispetto alle origini, con una scrittura efficace. Catartico.

Fred Gets Lost – Voto 6,50 – I Fred Gets Lost assemblano generi diversi in un impasto nervoso che vive soprattutto di tensione live. “D. Can You See My Eyes?” racconta l’ossessione sentimentale con discreta intensità, anche se la scrittura indulge in qualche ridondanza emotiva.

Marlon Bianco – Voto 6,50 – Il brano è un universo sintetico e allucinato, dove dark synth-pop e derive psichedeliche si rincorrono con discreta coerenza estetica. L’immaginario cosmico seduce anche se è troppo compiaciuto nel proprio nichilismo visionario.

Lunar Bird – Voto 6,50 – Un paesaggio emotivo rarefatto, sospeso tra elettronica cinematica e inquietudine identitaria. L’introspezione è autentica, la tensione ben dosata, ma il simbolismo tende talvolta a ripiegarsi su sé stesso e a diventare un po’ troppo pop. 

Shinedown – Voto 6,50 – Rock ad alta intensità che punta sull’immediatezza e su un’epica emotiva da lampione notturno. Il brano si muove tra memoria e urgenza del presente, con un impianto costruito per sottolineare il passaggio del tempo più che per reinventarlo. Energia solida.

Nicolò Filippucci – Voto 6,50 – Pop leggero con tanto di piano con richiamo house che punta più sull’immediatezza emotiva che sulla scrittura. Il brano scorre con naturalezza e senza eccessi, anche se la ricerca della positività finisce talvolta per smussarne troppo il carattere. Solare.

Sal Da Vinci – Voto 6,50 –  Sal innesta il suo romanticismo melodico su ritmiche caraibiche leggere, senza tradire quella teatralità sentimentale che da sempre ne definisce il suono. Una “Poesia” che non sorprende, ma possiede una spontaneità calorosa che evita il puro esercizio nostalgico. Balneare.

Ariana Grande – Voto 6,25 – Ariana raffredda il breakup-pop in una confessione quasi svuotata, giocata su toni sommessi e un’eleganza minimale che evita il melodramma. “Hate That I Made You Love Me” ha una postura emotiva piuttosto che una reale detonazione sentimentale, ma conserva un sarcasmo sottile e velenoso. Algida.

Rizzo – Voto 6,25 – Un attrito controllato tra scrittura orchestrale e pulsazione baile funk, cercando una sintesi emotiva tra tensione e sospensione. L’idea del respiro come fuga sentimentale funziona più sul piano concettuale che su quello realmente incisivo, ma il brano conserva un’ipnosi discreta. Aeriforme.

Layana – Voto 6,25 – Pop emotivo che mette a fuoco la dinamica dell’autoinganno affettivo senza indulgere in eccessi melodrammatici. L’interpretazione è controllata, elegante. Sottile.

Adriana – Voto 6,25 – Un urban immediato e dichiarativo, dove l’idea di disconnessione dalle aspettative diventa più slogan che reale scavo narrativo. La produzione di Bella Espo sostiene bene l’urto del brano, ma la scrittura resta volutamente frontale, senza particolari ambiguità. Sfrontato.

The Cosmic Gospel – Voto 6,25 – “May All Lives End But Yours” trasforma fragilità e senso di colpa in una ballata psichedelica sospesa, dove le chitarre dilatate sostengono un’intimità autentica anche se talvolta troppo scoperta.

Noemi  – Voto 6,25 – Noemi prova a irrobustire il proprio pop con una ritmica con un retro gusto latino , giocando su desiderio, controllo e sensualità emancipata. “Tu cosa fai questa sera” scorre con mestiere e una buona tensione vocale, anche se la scrittura resta dentro coordinate piuttosto prevedibili.

Maria Antonietta – Colombre – Voto 6,25 – Maria Antonietta e Colombre proseguono in un pop dalle tinte rétro, tra echi sixties e una scrittura che privilegia la morbidezza dell’atmosfera più che l’urgenza del segno. L’esito è garbato, ma l’insieme resta piuttosto smussato, privo di reale tensione narrativa.

Malika Ayane – Voto 6,25 – Malika gioca mascherando inquietudine e disincanto sotto un’eleganza rétro luminosa e leggera. “Una possibilità” ha qualcosa che non mi convince del tutto soprattutto sul piano del beat. 

Federica Abbate – Voto 6,25 – Un brano che nasce come diario di una fragilità esposta, dove l’insicurezza diventa materia narrativa e non semplice confessione. La scrittura scorre con chiarezza pop un po’ troppo Annalisa-style e ci sta con Federica! 

Adriano Saponaro – Voto 6,25 – “La canzone del giorno libero” nasce su un’idea semplice ma non priva di sottile malinconia: la fuga minima dentro la routine. L’ironia domestica alleggerisce un impianto pop che resta essenziale, a tratti fin troppo ordinato nella sua intenzione narrativa.

Luca Rizzo – Voto 6,25 – Un cortocircuito identitario tra confessione e riflesso, dove il dialogo si ripiega su chi lo pronuncia. L’electro-pop alterna controllo e apertura senza mai forzare davvero la dinamica emotiva, lasciando però alcune zone d’ombra più evocative che risolte.

Cassandra  – Voto 6,25 – I Cassandra spingono il loro “dirty pop” verso un alternative rock nervoso e melodico, dove chitarre e synth sostengono un racconto fatto di fragilità condivise e piccole apocalissi quotidiane. Suoni già sentiti (Kids – Mgmt). Irrequieto.

Yaraki  – Voto 6,25 – Pop-urban dal lessico immediato, dove club e periferia diventano coordinate emotive più che scenari. “Nn so + che effetto fa” funziona nella sua sincerità istintiva, anche se la scrittura tende a restare sulla superficie dell’emozione senza scavarla fino in fondo. Istintivo

Vybes – Voto 6,00 – Vybes affronta la sessualità con un linguaggio volutamente disarmato, evitando però la provocazione prefabbricata. “Il sesso” procede su coordinate pop urbane essenziali, trasformando l’intimità in manifesto di libertà individuale, anche se senza particolari scarti narrativi.

Raf – Voto 6,00 – Dentro un electropop notturno dozzinale “Pazzi Stupidi Ragazzi” vive di un romanticismo senza freni ma non sempre riesce a evitare una certa prevedibilità formale nella costruzione melodica. Peccato perché io amo Raf! 

Mara Sattei – Enrico Nigiotti –  Voto 6,00 – Mara e Enrico costruiscono “sabato sera” attorno a una malinconia notturna fatta di strade vuote e amori che continuano a orbitarsi attorno. L’intesa vocale è c’è, ma il racconto resta dentro coordinate sentimentali piuttosto prevedibili.

J-Ax – Voto 6,00 – J-Ax continua con la sua mescola rap, country e folk in un brano che cerca la leggerezza da festa estiva senza rinunciare al commento sociale. “HIPPY YA YO (PERÒ ANCHE NO)” procede tra slogan pacifisti, ironia e riferimenti pop, ma l’impressione è quella di una formula ormai troppo addomesticata per lasciare davvero il segno. 

Bebe Rexha – David Guetta – Voto 5,00 – Bebe e Guetta ripropongono l’ennesima formula pop-EDM da festival globale: build-up prevedibile, hook levigato, produzione ipercompressa. Tutto funziona tecnicamente, nulla resta davvero addosso. Più algoritmo che intuizione. Derivativo.

Orietta Berti – Il rosso – Iaem  – Voto 3,00 – Perché Orietta? L’ennesimo ibrido generazionale che vorrebbe essere audace ma finisce spesso schiacciato dalla sovrastruttura del concept. Il dialogo con Il Rosso e IAEM resta più dichiarazione d’intenti che reale collisione artistica, tra pop, rap e suggestioni trap poco integrate. Disorientato.

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