Un pezzo di Germania e di sano punk rock anni ’80 e ’90 a Milano all’Alcatraz con Die Toten Hosen.
Gli anni sembrano non passare e nemmeno le barriere linguistiche dei testi in tedesco sembrano contare qualcosa per una band in grado di fare il sold out all’Alcatraz, suonare per quasi due ore e un quarto con innumerevoli bis e dare vita a uno show che, forse perché proprio all’inizio del tour 2026 e quindi con ancora tante energie in serbo, sembra non finire mai.

Il sound è ruvido e d’impatto, non troppo attuale forse, ma di sicuro fascino, la tensione politica dei testi e la bravura della band invece sono in grado di distinguersi anche ora e in linea con il presente.
Campino è ancora un animale da palcoscenico, persino quando canta la famosa cover di Azzurro non ricordando le parole e inventando di sana pianta, ma trascinando tutti i presenti. Anche Breiti e il resto della band riescono a dire la loro, contribuendo allo spettacolo con salti e movenze in stile alte Klasse del metal.
Colpisce rispetto a tante pose, sound e atteggiamenti costruiti visti nei concerti negli ultimi anni, l’autenticità della band, la voglia di divertirsi e suonare che dà vita a qualcosa di unico, una sorta di viaggio nel passato e un varco spazio/temporale.
I Die Toten Hosen hanno dimostrato di avere ancora qualcosa da dire al mondo della musica, persino quando giocano fuori casa in un’amichevole Italia-Germania (come era intitolata la serata) ormai non più adatta ai prossimi Mondiali, ma vale sempre la pena ascoltarli con attenzione.
Auf wiedersehen Campino e soci, alla prossima, vi aspettiamo.

LA SCALETTA
Die Show muss weitergehen
Wir waren nie weg
Opel-Gang
Urknall
Auswärtsspiel
Nur nach vorn
Liebeslied
Altes Fieber
Schlechte Nachbarn
Die Schöne und das Biest
Was ist mit uns los
Alle sagen das
Glück
Steh auf, wenn du am Boden bist
Bonnie & Clyde
Was früher einmal war
Unter den Wolken
Niemals einer Meinung
Wünsch DIR was
Hier kommt Alex
Encore:
Lass mal nicht machen
Verschwende deine Zeit
Freitag der 13.