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Intervista – MADAME: ogni canzone è una personalità diversa

Madame-AndreaBianchera-2026

Ho incontrato Madame a Milano, in uno spazio che sembrava trattenere fisicamente la memoria della musica: vinili, giradischi, super diffusori, superfici vellutate, vissute dal suono più che dall’arredo.

“Disincanto”, il suo nuovo progetto, si sviluppa attorno a un’idea. Il disincanto è il punto di rottura che ognuno di noi si trova a dover affrontare almeno una volta nella vita, se si vuole arrivare ad una vera consapevolezza. Questo disco ne racconta le varie sfaccettature, i vari percorsi, dalla fase incantata, a quella della frattura fino alla rinascita.
Non una semplice perdita di innocenza, ma a un processo di evoluzione e crescita con cui si leggono successo, identità, felicità e desiderio. 

Le quattordici tracce del disco diventano altrettante declinazioni di questa instabilità, quasi quattordici variazioni di una stessa figura che cambia prospettiva senza mai fissarsi. È un lavoro che rifiuta la linearità e si muove per scarti, per attriti, per ricomposizioni parziali.

In questo scenario si inserisce il nostro incontro, la nostra conversazione. Madame si racconta, spesso con gli occhi bassi, attraversando idealmente queste quattordici “personalità” sonore e narrative che abitano il disco. Un dialogo che parte dalla genesi di “Disincanto” e arriva fino al suo nucleo più esposto: l’idea che oggi, più che risposte, serva la capacità di restare dentro la complessità delle domande.

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INTERVISTA 

Partiamo dall’inizio: “Disincanto”. Che momento rappresenta per te questo disco?

È proprio un percorso. Si parte da Disincanto e si arriva a Grazie, quindi dentro c’è una traiettoria molto chiara, quasi narrativa. È un disco che nasce prima ancora dalla parola che dal suono. Io penso spesso così, soprattutto quando cerco di costruire qualcosa che abbia una dimensione di concept album.

Ricordo perfettamente quando è arrivato il titolo: ero con Paola (Paola Zukar; ndr) al lago, e le ho detto quasi per istinto: “Forse è presto, devo ancora fare il tour, però credo di avere il titolo del prossimo disco: Disincanto”. Mi aspettavo una reazione più prudente, invece si è illuminata subito. In quella parola c’era già qualcosa di magnetico, anche solo nel suono.

“Disincanto” però non è una parola semplice. Come la definisci?

Non è la disillusione classica, quella un po’ nichilista. Non è “fa tutto schifo”. È piuttosto una presa di consapevolezza.

È smettere di vivere seguendo istruzioni predefinite. Magari osservi gli altri, prendi spunto, ma poi costruisci un percorso tuo, personalizzato. È un atto di autonomia mentale.

In questo senso il disincanto è anche una distruzione: tutto quello che ti è stato insegnato viene rimesso in discussione. Non per rifiuto sterile, ma per trovare un modo più autentico di stare al mondo.

Dentro questa consapevolezza c’è anche una componente dolorosa?

Sì, inevitabilmente. Non è una parola leggera. Non è “libertà” nel senso più semplice.

C’è un dolore che è quasi necessario, quello che accompagna la fine dell’incanto. Quando smetti di vivere nelle favole e vieni spinto dentro l’età adulta. E quella transizione non finisce mai davvero.

È un dolore che, paradossalmente, augurerei a tutti. Perché è il segnale che stai crescendo.

Questo titolo sembra molto aderente anche al tuo momento personale.

Assolutamente. Chi mi conosce bene lo ha percepito subito. La persona con cui ero quel giorno sapeva cosa stavo vivendo, quindi quando ho detto “Disincanto” è sembrato tutto perfettamente coerente.

Io e le persone con cui lavoro abbiamo anche rapporti molto stretti, quindi c’è una comprensione che va oltre la musica. Questo rende tutto più immediato, più vero.

Nel disco torni a moltiplicarti, come se ogni traccia fosse una versione diversa di te.

Sì, ci sono sempre tante “me” dentro un disco. Qui sono quattordici, come le tracce. È una cosa che mi porto dietro fin dall’inizio: ogni canzone è una personalità diversa, più o meno gestibile.

C’è sempre anche un elemento più provocatorio, più colorito. Nel primo disco era Clito, nel secondo Pensavo a… – Skit, qui c’è Puttana Svizzera che gioca su quella dimensione.

E poi, guardando i tre dischi insieme, mi accorgo che esiste un filo rosso molto chiaro: intro molto forti, quasi dichiarative, e outro più intime, più raccolte.

Anche la gestione dei featuring sembra seguire una logica precisa.

Sì, è cambiata nel tempo. Nel primo disco ce n’erano tanti, anche perché era un momento in cui tutto si stava muovendo molto velocemente.
Nel secondo ho scelto di non averne nessuno, era una presa di posizione.

In questo disco invece sono arrivati in modo naturale. Io non scrivo mai pensando a una persona specifica. Scrivo il pezzo e poi mi chiedo se ha senso aprirlo a qualcuno.

Il featuring con Marracash nasce così?

Esatto. Volevo capire è un pezzo che è cresciuto strada facendo. Con Bias, che è il produttore e con cui ho costruito praticamente tutto il disco, abbiamo ripreso un mio vecchio ritornello e lo abbiamo completamente trasformato.

Lui ha portato un beat molto fisico, molto tamburoso, molto istintivo, con una componente quasi tribale.
C’è anche un riferimento a They Don’t Care About Us di Michael Jackson, che per entrambi è stato fondamentale fin da piccoli.

A quel punto il pezzo chiedeva un confronto. E Marracash era perfetto: qualcuno che certe dinamiche le ha già attraversate.

Il titolo stesso, “Volevo capire”, sembra una dichiarazione incompiuta.

Lo è. E in fondo è anche il cuore del disco.

Io volevo capire tante cose: i soldi, l’identità, il senso di quello che faccio. Ma il punto è che non esiste una risposta definitiva.

Il disincanto è anche questo: accettare che le risposte non siano universali. Esistono solo risposte personali, provvisorie, che cambiano continuamente.

La dimensione visiva del disco è molto forte. Come nasce la copertina di “Disincanto”?

È una copertina che ha avuto una gestazione piuttosto travagliata. L’idea iniziale era molto più radicale: volevo scrivere direttamente il prezzo sopra, tipo “Madame Disincanto 32,99 / 29,99”.

Poi ho scoperto che non si può fare, quindi abbiamo virato su una soluzione diversa: il titolo scritto in modo quasi solenne, un po’ “papale”, e sopra un barcode incollato.

Quel barcode diventa un altro modo per disincantare l’immagine. È come dire: invece di dichiarare il valore, lo nascondo dentro un codice. È un gesto coerente con tutto il senso del disco.

Ci sono dettagli grafici che sembrano quasi dei segni autobiografici.

Sì, ci sono piccoli elementi disseminati. C’è una specie di “tremolio” che rimanda al terzo disco, poi sul retro c’è la tracklist scritta con lo stesso font e anche la mia mano, proprio fisicamente, che scrive i titoli.

Esiste anche una versione speciale, venduta solo sul sito della mia etichetta, in cui invece il prezzo compare davvero. Lì si poteva fare, quindi abbiamo chiuso il cerchio.

E le due stelline che compaiono nel poster dentro il disco? 

Quelle sono nate in modo molto spontaneo. Io e Niccolò stavamo lavorando al pezzo con Marracash e continuavamo a litigare sulla strofa.

A un certo punto abbiamo deciso di smettere di parlare: ognuno scriveva le proprie idee su un foglio e poi ce li scambiavamo. Nel mio foglio ho disegnato due stelline: eravamo noi due che smettevamo di litigare.

Sono rimaste come simbolo. Non sappiamo neanche bene chi è chi, ma funzionano proprio per questo. Sono una specie di tregua disegnata.

Nel disco prendi posizione anche su temi più sociali e sull’industria musicale.

Sì, in modo molto diretto. Non ho avuto paura di espormi, anche perché non sono opinioni astratte: nascono da esperienze reali.

Non mi sono censurata in nessun momento. Anzi, mi infastidisce quando le persone non dicono davvero quello che pensano.

Per me il disincanto è anche questo: parlare a carte scoperte, senza strategie, senza ambiguità. Non mi è mai appartenuto un altro modo di fare.

Che tipo di impatto ti auguri che abbia questo disco su chi lo ascolta?

Spero che spinga le persone a esprimersi, anche quando è scomodo, anche quando significa andare controcorrente.

Non tanto per dare risposte, ma per avere il coraggio di dire quello che si pensa davvero.

Nel tuo racconto ritorna spesso il tema del dubbio. Mettersi in discussione è più una ferita o una risorsa?

Dipende da come lo affronti. All’inizio può fare male, soprattutto quando inizi a farti certe domande molto presto.

Io ormai ci sono abituata. Metto in dubbio continuamente anche me stessa, il mio modo di vivere, e non mi spaventa più non avere una direzione chiara. È diventata un’attitudine.

Conta di più la domanda o la risposta?

La domanda, senza dubbio.

La domanda ti mette in una posizione scomoda, ti costringe a stare nel dubbio. La risposta, invece, puoi sempre adattarla, modificarla.

Le domande sono più semplici in apparenza, spesso banalissime, tipo “perché?” o “e quindi?”. Però sono quelle che fanno tremare davvero il terreno.

Ti senti più esposta oggi o più protetta?

Paradossalmente più protetta. Perché tutto quello che potrebbe essere detto su di me, spesso me lo sono già detto da sola, e anche in modo più duro.

Sono il mio critico peggiore, quindi arrivo già preparata.

Riascoltando il tuo primo disco, cosa ti sembra cambiato davvero?

C’era tanto talento grezzo, anche nel modo di cantare. Andavo più a tentoni.

Soprattutto mi affezionavo troppo a quello che scrivevo, anche quando non era chiarissimo. Oggi invece so meglio cosa voglio dire e taglio tutto il superfluo.

In che senso questo disco è più “a fuoco”?

Non c’è una barra di troppo. È tutto molto diretto, pur mantenendo la mia poetica e l’emotività che mi appartiene.

Se il primo disco era una bella foto leggermente sfocata, questo è una foto nitida. Ho imparato a usare meglio la “macchina”.

Ti riconosci ancora nella Madame degli inizi?

Sì, molto. I pensieri, lo sguardo sul mondo, sono ancora quelli.

È cambiata la consapevolezza, l’esperienza. Ma la radice è la stessa. 

TRACCIA PER TRACCIA 

DISINCANTO
Testo di Madame / Prodotto da Bias, Mr. Monkey, Lester Nowhere / Musica di Nicolas Biasin, Matteo Novi, Arturo Fratini. Con il contributo di Lorenzo Brosio.

DISINCANTO il manifesto di questo nuovo progetto ed è nato durante una notte particolarmente intensa trascorsa in un riad nella Medina insieme a Niki, Monkey, Luca Narducci, Lester e Lorenzo Brosio. In quell’occasione l’atmosfera creativa era quasi tangibile: discussioni e confronti sul tema del disincanto avevano preparato il terreno. Lorenzo Brosio aveva portato anche un documento con riflessioni di filosofi e artisti sul concetto, permettendo al gruppo di approfondire il nucleo del tema.

COME STAI
Testo di Madame / Prodotto da Bias, Lester Nowhere / Musica di Nicolas Biasin, Arturo Fratini / Coro di Layers.

COME STAI? si muove tra osservazione lucida e racconto personale, offrendo uno sguardo diretto e disincantato sul mondo dell’intrattenimento e sulle sue dinamiche. L’artista ne mette in luce contraddizioni e meccanismi, senza però rinunciare all’utilizzo di un tono leggero, scegliendo di prenderne le distanze con consapevolezza. Emerge una dimensione più intima e quotidiana, fatta di fragilità, pause e scelte di vita lontane dai riflettori, che restituiscono un’immagine autentica e concreta. Il racconto non si carica di dramma, ma si sviluppa con sincerità, accettando limiti e imperfezioni come parte del percorso. Al centro resta una visione chiara: la musica non è solo intrattenimento, ma uno spazio in cui riconoscersi e dire le cose come stanno. Un equilibrio tra pensiero e immediatezza, che invita ad ascoltare senza filtri e con uno sguardo più consapevole.

VOLEVO CAPIRE con MARRACASH
Testo di Madame, Fabio rizzo, Luca Narducci / Prodotto da Bias / Musica di Nicolas Biasin

VOLEVO CAPIRE CON MARRACASH, primo featuring del disco, che vuole essere una vera e propria conversazione tra i due artisti. Madame pone delle domande a cui Marracash risponde nella strofa successiva. Il brano si presenta come una riflessione intensa sull’identità, il valore personale e la ricerca di autenticità, raccontata attraverso due prospettive complementari: quella di Madame e quella di Marracash. Madame apre il testo interrogandosi su chi sia al di là dei successi, dei beni materiali e dello status, esplorando la propria vulnerabilità emotiva, il bisogno di essere vista e amata davvero e la difficoltà di comprendere sé stessa. Le immagini potenti del suo monologo richiamano sacrificio, fragilità e introspezione. Marracash risponde raccontando il percorso personale fatto di sacrifici, resilienza e autodeterminazione, evidenziando come le difficoltà e le esperienze di vita abbiano contribuito a costruire il proprio valore e la propria identità. Il brano mette al centro la domanda universale: chi siamo senza amore, senza status, senza denaro? È una potente riflessione su vulnerabilità, resilienza e autenticità, capace di unire introspezione emotiva e racconto di forza personale, tra fragilità e determinazione.

OK
Testo di Madame/ Prodotto da Bias / Musica di Nicolas Biasin

OK è il terzo singolo estratto da DISINCANTO e parla dell’accondiscendenza, dall’incapacità di saper dire di no piuttosto che dire una sfilza di continui e ossessivi “ok”. Attraverso delle immagini nitide come fotografie, il brano, dalle sonorità trap, racconta una dinamica relazionale in cui il dare diventa spontaneo mentre il ricevere resta in secondo piano, fino a trasformarsi in un’abitudine non sempre facile da cambiare. La ripetizione di gesti, parole e atteggiamenti mette in luce questa zona di confine tra una nuova consapevolezza e una certa difficoltà a uscire da un ruolo ormai interiorizzato.

INVIDIOSA
Testo di Madame/ Prodotto da Bias, Oddsphere/ Musica di Nicolas Biasin, Giovanni Ergi, Francesco Gastaldi

Accanto ai brani più riflessivi, il disco contiene momenti più leggeri e spontanei. INVIDIOSA è un pezzo estivo che racconta con ironia una semplice osservazione: a volte essere un ragazzo sembra, sotto alcuni aspetti, più semplice. Il progetto è attraversato anche da riferimenti agli idoli della prima adolescenza dell’artista, tra cui Michael Jackson, LowLow e Justin Bieber.

MAI PIÙ
Testo di Madame/ Prodotto da Bias/ Musica di Nicolas Biasin

MAI PIÙ è uno sfogo diretto e tagliente che smaschera le contraddizioni dell’industria musicale, tra opportunismo, compromessi e costruzione artificiale del successo. Con tono ironico e disincantato, l’artista rivendica la propria autenticità, rifiutando logiche facili e scegliendo di restare fedele a sé stessa, anche a costo di tirarsi indietro.

NO PRESSURE
Testo di Madame, Luca Narducci / Prodotto da Bias/ Musica di Nicolas Biasin, Luca Narducci

NO PRESSURE è il racconto di un legame intenso e irrisolto, sospeso tra desiderio, distanza e impossibilità di scegliersi davvero. Con un tono intimo e leggero, l’artista descrive un’attrazione che resiste nel tempo, oltre le relazioni e le paure, trasformando l’incertezza in un continuo rincorrersi emotivo.

BESTIA
Testo di Madame, Luca Narducci/ Prodotto da Bias, Madame / Musica di Nicolas Biasin, Luca Narducci, Madame, Matteo Novi

Alcuni brani affrontano temi più delicati con un linguaggio più poetico e figurativo, come BESTIA, in cui Madame dà voce a un conflitto interiore intenso e difficile da controllare. Con immagini forti e un tono viscerale, l’artista racconta la perdita di lucidità e il tentativo di riprendersi sé stessa, trasformando la fragilità in un’espressione emotiva potente e senza filtri.

PUTTANA SVIZZERA  con NERISSIMA SERPE, PAPA V, 6OCCIA
Testo di Madame, Matteo Di Falco, Lorenzo Vincinguerra, Andrea di Nunno / Prodotto da Bias / Musica di Nicolas Biasin

In un registro completamente diverso si inserisce PUTTANA SVIZZERA con NERISSIMA SERPE, PAPA V, 6OCCIA, una posse track costruita con personalità molto diverse tra loro, due protagonisti dell’attuale scena rap e 6OCCIA, un rapper emergente che è stato scoutato direttamente da Madame stessa e che fa il suo esordio in DISINCANTO.

ROSSO COME IL FANGO
Testo di Madame, Luca Narducci / Prodotto da Bias, Mr. Monkey / Musica di Nicolas Biasin, Matteo Novi

ROSSO COME IL FANGO è il terzo singolo pubblicato prima dell’uscita di DISINCANTO ed è una dedica a tutte le persone che partono dal basso e lottano per provare a vivere una vita migliore. Con uno sguardo lucido e consapevole, l’artista riflette sul privilegio,  sul senso di colpa e sul dubbio che ne deriva, rivendicando le proprie radici e sottolineando come, al di là dei traguardi raggiunti, resti fondamentale riconoscersi nel proprio percorso di vita, soprattutto quando non ci si sente appartenente a un mondo in particolare, né da quello da cui si viene né da quello in cui ci si trova.

NON MI TRADIRE
Testo di Madame, Luca Narducci / Prodotto da Bias / Musica di Nicolas Biasin

NON MI TRADIRE è una ballad che Madame diventa una richiesta necessaria di sincerità, in cui l’amore convive con la paura del tradimento e dell’abbandono. Attraverso un linguaggio diretto e intimo, emerge il ritratto di un amore intenso ma fragile, in cui il desiderio di ricominciare si scontra con il timore che le stesse ferite possano ripetersi.

ALLUCINAZIONI
Testo di Madame / Prodotto da Bias / Musica di Nicolas Biasin

In ALLUCINAZIONI, Madame parla di lotta interiore, le allucinazioni diventano metafora di una percezione distorta della realtà, che porta a sofferenza. Accanto alla critica e alla distanza emerge però anche un tentativo di spronare al cambiamento, invitando a liberarsi da schemi tossici e paure.

LA PERSONA PEGGIORE NEL MONDO
Testo di Madame / Prodotto da Bias / Musica di Nicolas Biasin

LA PERSONA PEGGIORE DEL MONDO racconta una relazione intensa e logorante, fatta di complicità, manipolazione e reciproche colpe. Una presa d’atto lucida. Il brano esplora una relazione intensa e complessa, segnata da passione, conflitto e dinamiche di potere emotivo. Attraverso un linguaggio diretto e viscerale, Madame racconta il senso di smarrimento e la perdita di sé, derivanti dall’essere stata manipolata dall’altra persona. Al centro del testo c’è la presa di coscienza e il desiderio di libertà: pur restando coinvolta emotivamente, la protagonista decide di non sacrificarsi più, invitando l’altro a confrontarsi con le proprie responsabilità. È una riflessione sulla liberazione personale, sull’autonomia emotiva e sulla necessità di rompere legami tossici per ritrovare sé stessi.

GRAZIE
Testo di Madame / Prodotto da Bias / Musica di Nicolas Biasin, Matteo Novi, Luca Narducci

GRAZIE è l’ultimo brano che troviamo in DISINCANTO, un diario terapeutico in forma di monologo, dove Madame si mette davanti alla psicologa e alterna leggerezza e profondità, raccontando la complessità di una mente in continua oscillazione tra controllo e caos. Con ironia e disincanto, il brano alterna leggerezza e profondità, raccontando la solitudine, le strategie di autodifesa e la ricerca di autenticità. È un viaggio nell’interiorità di una giovane donna che, pur confrontandosi con traumi e conflitti interiori, riconosce la propria vita come straordinaria e unica.

I FORMATI 

Disincanto è disponibile su tutte le piattaforme digitali e nei formati CD e vinile nero con poster, CD nero in esclusiva per Amazon e vinile trasparente autografato con poster e CD autografato in esclusiva per Sugar Music

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VIDEO 

INSTORE 

L’artista incontrerà il suo pubblico grazie ai firmacopie che la porteranno in giro per l’Italia, iniziando venerdì 17 aprile da Milano (Ore 17.30 – Mondadori Duomo). Il 18 aprile Madame sarà poi a Torino (Ore 16.00 – Feltrinelli – Piazza CLN 251), il 19 aprile sarà a Verona (Ore 16.00 – Feltrinelli – Via Quattro Spade 2), arriverà a Firenze il 21 aprile (Ore 17.30 – Feltrinelli – Piazza della Repubblica 26), il 22 aprile a Roma (Ore 17.00 – Discoteca Laziale), il 23 aprile a Bologna (Ore 17.30 – Feltrinelli – Piazza di Porta Ravegnana 1), il 27 aprile a Bari (Ore 17.00 – Feltrinelli – Via Melo da Bari 119), sarà a  Napoli il 28 aprile (Ore 16.00 – Mondadori Bookstore – MA – Galleria Umberto) e, infine, il 30 aprile sarà a Genova (Ore 17.00 – Mondadori Bookstore – Via XX Settembre 27/R).

LE DATE 

3 luglio 2026 – Legnano (MI) – Rugby Sound Festival – Castello
6 luglio 2026 – Collegno (TO) – Flowers Festival – Parco della Certosa Reale
9 luglio 2026 – Genova – Live in Genova Festival – Arena del Mare – Area Porto Antico
12 luglio 2026 – Cervere (CN) – Anima Festival – Anfiteatro dell’anima
27 luglio 2026 – Villafranca (VR) – Villafranca Festival 2026 – Castello Scaligero
29 luglio 2026 – Udine – Udine Vola 2026 – Castello
3 agosto 2026 – Pescara – Zoo Music Fest – Porto Turistico
9 agosto 2026 – Cattolica (RN) – Arena della Regina
11 agosto 2026 – Forte dei Marmi (LU) – Villa Bertelli Live – Villa Bertelli
12 agosto 2026 – Castiglioncello (LI) – Castiglioncello Festival – Castello Pasquini
23 agosto 2026 – Ostuni (BR) – Arena Bianca (Foro Boario)
25 agosto 2026 – Barletta (BT) – Fossato del Castello
2 settembre 2026 – Vicenza – Vicenza in Festival – Piazza dei Signori
11 settembre 2026 – Palermo – Dream Pop Fest – Teatro di Verdura
13 settembre 2026 – Taormina (ME) – Festival Taormina Arte – Teatro Antico 

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