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Recensione: CESARE CREMONINI - "Amateur" [Traccia per traccia]
CANZONI DELLA SETTIMANA: le nuove uscite discografiche (23 Ottobre) #NewMusicFriday

CANZONI DELLA SETTIMANA: le nuove uscite discografiche (23 Ottobre) #NewMusicFriday

Newsic Friday Vol. 43-2026: le nuove canzoni della settimana votate. In testa Martin Gore e Michael Kiwanuka, poi Clipse con John Legend e musica per tutti i gusti

Vol. 43-2026 di Newsic Friday – le nostre pagelle dei primi ascolti del venerdì.

LA PLAYLIST

LE PAGELLE BRANO PER BRANO

Martin Gore – Cliff Damavandi – JL – Voto 8,50 – In Cross Whisper, Martin Gore orchestra un’inquietudine sottile: i sussurri si insinuano tra sintetizzatori obliqui e pulsazioni insistenti, evocando un rituale elettronico dall’andamento quasi ipnotico. Cliff Damavandi e JL contribuiscono a un’atmosfera ambigua, più perturbante che dichiaratamente oscura. Magnetico.

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Michael Kiwanuka – Voto 8,50 – California diventa un luogo mentale di redenzione, una terra promessa chiamata a lenire ferite e ricondurre all’amore. La sua voce, intrisa di soul e malinconia, evita ogni enfasi superflua: la vulnerabilità diventa materia sonora di rara intensità. Irradiante.

John Legend – Clipse – Voto 8,00 – I Clipse innestano le loro rime taglienti sulla vocalità insolitamente trattenuta di John Legend. Il contrasto tra l’asprezza dei fratelli Thornton e il registro confidenziale e super soul di Legend, con Pharrell a fare da collante, produce un equilibrio teso e incisivo. Ammaliante!

Anderson. Paak – Cordae – Voto 8,00 – Il brano recupera una delle tradizioni più fertili dell’hip-hop: la personificazione del rap, trasformato in interlocutore e specchio della propria cultura. Un espediente dalla lunga genealogia, che funziona quando l’omaggio lascia spazio a una rilettura personale. Consapevole.

Davide Shorty – Koralie – Voto 8,00 – Davide e Koralie intrecciano jazz rap e boom bap su campionamenti pianistici cesellati con gusto, lasciando che la scrittura trovi spazio tra le pieghe del beat. Un dialogo musicale che rifugge le scorciatoie e restituisce al rap una dimensione suonata, sofisticata.

Puma Blue – Voto 7,50 – Più che un’appendice, il nuovo brano di Puma Blue è un tassello coerente con la sua intimità notturna: ne allarga l’immaginario lasciandone intatti gli equilibri. Ipnotico.

Dominic Fike – Voto 7,50 – Con Pangea, Dominic Fike mescola indie rock e pop con innesti hip-hop, recuperando l’irriverenza obliqua dell’R&B e del rap dei primi Duemila, Outkast in testa. Il risultato è scanzonato, ritmicamente agile, privo di nostalgia imbalsamata. Frizzante.

The Rolling Stones – Voto 7,50 – I Rolling Stones non hanno bisogno di reinventarsi: in Who You Callin’ Crazy? puntano su un groove solare e scattante, impreziosito dal sax di Courtney Pine, che imprime dinamismo all’impasto strumentale. La freschezza è quella di chi conosce a fondo il proprio mestiere.

Cesare Cremonini  – Voto 7,50 – Cesare si concede divagazioni strumentali e spirito da jam session, mentre Salmo irrompe con un’attitudine urban che scompagina gli equilibri. L’incontro funziona e lascia spazio al gusto per l’imprevisto. Cesare si diverte e sente! 

dEUS  – Voto 7,50 – Con Keptman, i dEUS riattivano l’irrequietezza degli esordi senza ridursi all’autocitazione. L’energia abrasiva riaffiora in un brano che sfrutta la memoria come detonatore creativo, restituendo vitalità a una band ancora capace di disordine.

Lambrini Girls – Voto 7,50 – Le Lambrini Girls fanno della radicalizzazione maschile online un bersaglio punk e seguono la deriva di chi trova nella manosfera una risposta al proprio risentimento. La critica colpisce un fenomeno contemporaneo con l’irriverenza che è il marchio di fabbrica del duo. Incendiario.

Keaton Henson – Voto 7,00 – Keaton Henson rilegge il proprio repertorio con arrangiamenti che oscillano tra aperture orchestrali e intimità folk. La trasformazioni attraverso una voce più matura. Un esercizio di rilettura convincente, introspettivo.

The Tender Trap – Voto 7,00 – Un legame logorante, dove il conflitto diventa un’abitudine e la separazione resta una minaccia mai affrontata. La metafora dello scontro a fuoco restituisce una tensione credibile, sostenuta da un impianto sonoro tipico della band. 

Alberto Fortis – Voto 7,00 – Alberto Fortis disegna una mappa affettiva attraversata da solitudini urbane e desiderio di comunità. Il pop rock di ascendenza anglosassone sostiene una riflessione civile che guarda alla memoria tenendo i piedi nel presente. Bentornato.

Margherita Vicario – Voto 7,00 – Cosa succede se si mette in musica l’autosabotaggio, trasformando il dialogo con la propria voce giudicante in un esercizio di disarmo emotivo. Margherita ci prova con un retro soul ricco di fiati che conferiscono all’arrangiamento un’apertura quasi trionfale, in contrasto con una scrittura introspettiva. Liberatoria.

Francamente – Voto 7,00 – Binari è l’incontro tra scrittura cantautorale ed elettronica avvolgente. Francamente torna a indagare le relazioni come esperienza di contaminazione e conserva una misura delicata, che non trasforma l’intimità in confessione. Raffinato.

Lous and The Yakuza – Suki Waterhouse – Voto 7,00 – Lous and The Yakuza e Suki costruiscono un dialogo vocale che dall’alternanza delle strofe approda alla convergenza del ritornello. L’impianto indie pop con un retro gusto urban  gioca sulle sottrazioni e sulle atmosfere sospese, trovando nell’intesa tra le due artiste il suo punto di forza.

3d – Nayt  – Voto 7,00 – 3D e Nayt affrontano il bisogno di disarmarsi, rinunciando alla guerra permanente con sé stessi e con gli altri. Senza Armi sviluppa una riflessione coerente sul rapporto tra identità e apparenza, affidandosi a una scrittura densa che talvolta esplicita troppo ciò che vorrebbe lasciare intuire. Non male anche il beat. Non la solita solfa…

Chris Nolan – Tedua – Voto 7,00 – Chris e Tedua si muovono tra introspezione e ricerca di un equilibrio personale, alimentando un dialogo che mette a confronto sensibilità e linguaggi simili. L’intesa continua a regge nel tempo. Centrato.

Battista – Voto 7,00 – Battista punta sull’impatto: beat essenziale, attitudine ruvida e un’incisività che non ha bisogno di sovrastrutture. La tensione regge e lascia intravedere una personalità da seguire. Segnatevi il nome…

Ninos Du Brasil  – Voto 7,00 – I Ninos Du Brasil spostano l’immaginario nel sottosuolo del micelio e assumono la rete fungina come metafora di una cultura underground. Il maggiore spazio concesso a voce e chitarre promette un’evoluzione interessante e non recide il legame con la loro matrice sperimentale. Organico.

Bruno Bellissimo – Voto 6,75 -Bruno Bellissimo rilancia il suo immaginario tra nu disco, funk e italo disco, con linee di basso trascinanti e un groove fatto per muoversi. Diverte e non scade nella caricatura rétro, merito di una produzione consapevole e di un gusto riconoscibile. Si balla.

George FitzGerald – Voto 6,75 – George FitzGerald porta Hold fuori dai DJ set estivi e ne rivendica la vocazione da dancefloor. Il pubblico ne ha già confermato l’efficacia, sostenuta da una sensibilità elettronica che privilegia il movimento rispetto agli effetti facili. Circolare.

Bicep – Voto 6,75 – Bicep continuano e estendono il proprio immaginario elettronico a una narrazione sonora e visiva che intreccia furto, sorveglianza e desiderio di libertà. Il richiamo alla cultura dei free party britannici restituisce al progetto una dimensione collettiva. Da ballare! 

Dadà – Voto 6,75 – Con Mela Wela DADA’ affida a una maga gitana il compito di smascherare relazioni tossiche e rivendicare il diritto di sottrarsi ai soprusi. Il sax, presenza distintiva, aggiunge colore a un racconto di emancipazione che evita almeno in parte il didascalismo. Vivace.

Clean Bandit –  TÄRA- Voto 6,50 – I Clean Bandit intrecciano archi classici, synth da club e sonorità levantine, lasciando a TÄRA il compito di saldare italiano e arabo. La Dolce Vita cela sotto la levigatezza dance una riflessione sull’indifferenza.

Hot Chip – Voto 6,50 – Gli Hot Chip dedicano Random Violence a Keith McIvor, alias JD Twitch degli Optimo, celebrandone l’eredità attraverso il concetto di legame umano. Un tributo sentito, in cui la memoria personale prevale sulla tensione inventiva.

Julie Ant – Dennis Lyxzén – Voto 6,50 – Julie Ant incrocia batteria e sax baritono con la voce di Dennis Lyxzén, storico frontman dei Refused, in un brano che rivendica il punk come attitudine prima ancora che linguaggio. L’impatto è ruvido, ma l’operazione vive soprattutto della sua genealogia musicale. Clash attitude. 

Naska – Voto 6,50 – Naska abbassa la tensione punk-rock per fare i conti con il disorientamento dell’età adulta e la nostalgia di ciò che si è perduto crescendo. Parte con una ballad ma si apre ad un urlo nostalgico e malinconico. 

Eva Bloo – Voto 6,50 – Un intreccio tra sacro e profano, cercando nell’esposizione delle fragilità una forma di emancipazione sentimentale. Tappeti melodici e malinconici si scontrano con breakbeat serrati e bassi aggressivi, dando corpo a una tensione che trova nella contraddizione la propria cifra. Irrequieto e interessante. 

Lisa – Voto 6,50 – Lisa costruisce il brano attorno all’immaginario pulp di Quentin Tarantino, tra citazioni di Kill Bill, il celebre fischio e richiami a Death Proof. Il gioco cinefilo aggiunge carattere, ma l’omaggio resta soprattutto estetico,

Al Verde  – Evra – Voto 6,5o – Al Verde ed Evra raccontano una separazione per immagini che si consumano come una pellicola bruciata. R&B e armonie jazz convivono in una produzione levigata, che accompagna la dissolvenza sentimentale evitando gli strappi. Elegante.

OHLE – Voto 6,50 – Un labirinto esistenziale tra elettronica, suggestioni folk e sensibilità cantautorale. Il rischio di smarrirsi inseguendo modelli altrui è affidato a un impianto sonoro ibrido, interessante nelle intenzioni ma ancora alla ricerca di una fisionomia precisa.

Sophie and the Giants – Voto 6,50 – Innamorarsi significa accettare il rischio di mandare all’aria le proprie certezze. Il romanticismo convive con il presagio del fallimento, ma il tema, pur universale, non trova una prospettiva particolarmente originale. Impulsivo.

Dove Cameron – Voto 6,25 – Dove ribalta il cliché dell’ex che liquida tutte le precedenti compagne come «pazze», trasformandolo nel bersaglio di una stoccata efficace: il denominatore comune dei fallimenti è lui. L’intuizione è arguta, ma la scrittura non va molto oltre la rivalsa.

Drimer  – Voto 6,25 – Drimer affila il sarcasmo contro vizi nazionali e ipocrisie collettive, includendo nel bersaglio anche il cittadino comune. CMCS punta su un flow energico e un’irriverenza consapevole, ma la critica sociale resta più efficace nelle intenzioni che nell’esecuzione. Tagliente.

Proteo  – Giulia D’Andrea – Voto 6,25 – Abbandonate in parte le coordinate del rap per inseguire una melodia sentimentale, Proteo è affiancato dalla voce di Giulia D’Andrea. Tu non mi basti mai racconta distanze e fragilità senza forzare il pathos. Funzionano. 

mono – Kalpa & shiver – Voto 6,00 – Con Tutto fermo II, mono. debutta da solista intrecciando alt-pop, campionamenti e le voci di Kalpa e shiver. L’immobilità emotiva diventa il riflesso di un presente in continua mutazione. Da costruire. 

Malvax –  Voto 6,00 – Con L’Alternativa i Malvax ironizzano sull’anticonformismo di maniera, tra vinili, politica e pose generazionali. Il ritratto coglie le contraddizioni di chi cerca una propria identità, ma il sarcasmo non sempre supera i cliché che vorrebbe smontare. Irregolare.

Hey Darling! – Voto 6,00 – Le Hey Darling! puntano su un alternative rock venato di punk, con riff incisivi e un ritornello di scuola Green Day. Platform trasforma una relazione sbilanciata in una dichiarazione d’indipendenza. L’energia c’è, la sorpresa molto meno! 

Mida- Voto 6,00 – Mida scurisce la tavolozza sentimentale con Rose Nere, tra sonorità gravi e introspezione. Il confronto con lo sguardo altrui diventa occasione di crescita, ma la riflessione procede su binari lirici familiari e non imprime una svolta.

Luk3 – Voto 5,00 – Luk3 guarda al pop R&B tra fine Novanta e primi Duemila, affidandosi a elettronica e vocoder. Il tentativo di aggiornare quel lessico resta prigioniero di soluzioni derivative, e manca una personalità capace di riscattare l’operazione.

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