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Recensione: SAYF - "Santissimo"
CANZONI DELLA SETTIMANA: le nuove uscite discografiche (08 maggio) #NewMusicFriday

CANZONI DELLA SETTIMANA: le nuove uscite discografiche (08 maggio) #NewMusicFriday

Vol. 19-2026 di Newsic Friday – le nostre pagelle dei primi ascolti del venerdì.

In questo venerdì ci sono loro, i Beatles e i Rolling Stones: ancora lì, sempre lì.

Presenze che non si limitano a riaffiorare ma continuano a occupare uno spazio stabile, quasi refrattario al passaggio delle stagioni. Tutto il resto si muove attorno, si accende e si consuma, mentre quel centro simbolico resta sorprendentemente intatto.

LA PLAYLIST 

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LE PAGELLE BRANO PER BRANO

Paul McCartney – Ringo Starr – Voto n.c. – Paul e Ringo insieme bastano già a spostare il peso emotivo del brano, ma qui non c’è solo nostalgia. L’intesa resta viva, sciolta, attraversata da un mestiere melodico che continua a suonare naturale anche decenni dopo. Intramontabili.

The Rolling Stones – Voto n.c.  – In the Stars evita il museo del rock e sceglie ancora il movimento: melodia immediata, passo sciolto, quella sfrontatezza consumata che gli Stones amministrano meglio di chiunque altro. Nessuna reinvenzione, ma un mestiere vivo, ancora contagioso e soprattutto contemporaneo. Senza tempo! 

Antony Szmierek – Voto 8,00 – Antony incastra elettronica frastagliata e spoken word con una lucidità quasi sociologica. Il biliardo come metafora dell’industria musicale, trasformando il caos in ritmo e tensione narrativa. Un pezzo che pensa mentre si muove. Acuminato.

Boards Of Canada – Voto 7,50 – Prophecy At 1420 MHz riafferma l’estetica liminale dei Boards of Canada: frequenze lattiginose, deriva analogica, tempo quasi evaporato. Un brano che non cerca sviluppo ma immersione, lasciando affiorare inquietudine e memoria come segnali dispersi nello spazio

Dimartino – Voto 7,50 – Dimartino continua a scavare nell’intimità con una scrittura asciutta e contemplativa, lasciando sullo sfondo una Sicilia lenta e poetica. Tra le pieghe emerge anche un retrogusto breakbeat che incrina la quiete e sposta il brano fuori dal semplice bozzetto autobiografico. Crepuscolare.

The Last Dinner Party – Voto 7,50 – Le The Last Dinner Party smorzano il consueto barocchismo teatrale a favore di un impianto più compatto e pesante, dove l’arrangiamento stratificato rinuncia in parte al dramma per guadagnare densità. Una deviazione controllata, interessante. Solido.

Charli xcx – Voto 7,25 – Charli XCX esce dal club senza rinunciare alla sua grammatica pop. Chitarre abrasive, produzione volutamente artificiale, tensione tra glamour e rumore: più un gioco di postura che una vera mutazione rock, ma l’energia resta contagiosa. Sfacciato.

GB – Voto 7,00 – Adrenaline piega il guitar pop dentro traiettorie oblique: corde frastagliate, basso fretless in ebollizione, percussioni mobili. GB costruisce tensione senza saturare il quadro, lasciando filtrare una scrittura nitida sotto la coltre materica.

Sayf – Voto 7,00 – Adrenaline piega il guitar pop dentro traiettorie oblique: corde frastagliate, basso fretless in ebollizione, percussioni mobili. GB costruisce tensione senza saturare il quadro, lasciando filtrare una scrittura nitida sotto la coltre materica.

Chaka Khan – Voto 7,00 – Chakzilla innesta il funk in una grammatica pop lucidissima: basso elastico, produzione levigata, Chaka Khan ancora padrona del groove. L’euforia c’è, ma resta disciplinata, quasi programmatica. Sfavillante.

Chris Brown – Voto 7,00 – Chris cerca un possibile snodo di maturazione R&B. Sporadici momenti di vulnerabilità e produzioni ben costruite. Anche se è il solito fa piacere sentirlo. 

Tresca Y Tigre – Voto 7,00 – Il racconto della fine come sospensione più che come rottura, affidandosi a un impianto notturno dove la dolcezza prevale sul conflitto. Tra atmosfere intime e groove, il cuore del pezzo resta un mantra: Con dos yo bebo, con Dios me muevo.

Lamante – Voto 7,00 – Lamante sposta il proprio baricentro sonoro verso una dimensione più rituale, dove l’impianto sonoro costruisce un immaginario intenso del suono. Il passaggio dal rock del primo lavoro a questa nuova tavolozza timbrica è netto, a tratti anche programmatico, ma coerente nella sua direzione. Materico.

Mimì – Voto 7,00 – Consolidamento più che di rottura: mid-up pop dalle sfumature R&B che allarga il perimetro senza tradire l’origine soul. La produzione è levigata, coerente, ma ancora prudente nell’affondo identitario.

Roshelle – Voto 7,00 – Roshelle trasforma la disillusione sentimentale in un pop tenue e ben calibrato. Il brano evita l’enfasi melodrammatica, preferendo una vulnerabilità trattenuta che rende più credibile il racconto dell’amore tossico. Scrittura essenziale, atmosfera piena di archi.

Kelela – Voto 6,75 – Kelela si spinge verso un territorio più abrasivo: riff sghembi, batterie metalliche, tensione che non cerca consolazione. Il brano nasce dal blocco creativo e ne conserva le scorie, trasformandole in un manifesto di resistenza personale.

Little Simz – Jt  – Voto 6,75 – Il pezzo si regge su una tensione asciutta, quasi scarnificata, dove Little Simz mantiene il controllo con una scrittura diretta e priva di orpelli. Il contributo di JT arriva come una presenza rarefatta, quasi incorporea, che sfuma più che intervenire. Essenziale.

Lykke Li – Voto 6,75 – La conferma della capacità di Lykke Li di trasformare il collasso sentimentale in materia pop elegante e tossica. Dietro il backbeat quasi luminoso si agitano dipendenza emotiva, autoderisione e desiderio di annientamento. Più che una confessione, un lento avvelenamento melodico.

Diss Gacha – Sala – prima stanza a destra – Voto 6,75 – Beat curati, sound compatto, linguaggio diretto. Il terzetto trova una misura più personale nello storytelling. Interessante e stratificato.

Beba – Jake La Furia – Voto 6,75 – TRINITY mette in dialogo due generazioni dell’urban italiano senza cercare mediazioni: rime dirette, produzione essenziale, attitudine frontale. BEBA rilegge le proprie origini con lucidità, mentre Jake La Furia irrigidisce il quadro con il suo peso specifico. Compatto.

Si! Boom! Voila! – Voto 6,75 – Un impianto noise punk volutamente sbilenco per incrinare la retorica delle narrazioni morali semplificate. L’energia è abrasiva e coerente con l’intento critico, anche se il messaggio tende a sovrastare la costruzione musicale. Caustico.

Osaka Flu – Voto 6,75 – Attitudine punk e vocazione dissacrante, oscillando tra provincia emotiva e critica sociale. L’urgenza è dichiarata. Militante.

Fausto Lama – Voto 6,75 – Burrocacao osserva la volatilità sentimentale contemporanea con tono misurato, tra ballad levigata e disillusione trattenuta. Fausto costruisce una narrazione coerente, dove l’urgenza emotiva resta più dichiarata che realmente vissuta nel suono. Levigato.

Mannarino – Voto 6,75 – Un percorso sospeso tra opposti, vita e morte, luce e attrito, affidando alla scrittura un lavoro di sottrazione più teorico che realmente incisivo. L’impianto concettuale regge e sostiene. Visionario.

I Patagarri – Voto 6,50 – I Patagarri atraversano un terreno satirico dichiarato, dove l’osservazione sociale si traduce in ironia a tratti fin troppo esplicita. L’energia è grezza e i fiati sostengono un impianto ritmico coerente, ma la scrittura tende a insistere più sul meccanismo che sul reale affondo. Rumoroso.

Arisa – Voto 6,50 – Arisa si muove dentro una dimensione più ritmica e rarefatta, dove la cassa dritta sostiene una malinconia autobiografica. La produzione illumina il brano senza soffocarlo, anche se la scrittura indulge talvolta in immagini troppo levigate..

Coez – Voto 6,50 – Ci vuole una laurea si muove nel territorio familiare di Coez, tra malinconia melodica e rifrazione narrativa alla Zerocalcare. Il ritornello tiene, ma la scrittura resta dentro binari prevedibili, più funzionale al contesto seriale che realmente incisiva.

Mille Punti – Voto 6,50 – Mille Punti riporta la club culture dentro una dimensione fisica e strumentale, costruendo elettronica dal vivo essenziale e iterativa. Cassa dritta, sintetizzatori analogici, scrittura ridotta all’osso: l’impatto arriva più dalla disciplina del suono che dall’invenzione.

Popa – Voto 6,50 – Popa rilegge l’italo disco con una leggerezza soffice e immediata, puntando su atmosfere luminose e un’idea di danza senza attriti. Il risultato è un esercizio di stile piacevole, più inclinato al divertimento che alla reale reinvenzione del genere. Spensierato.

gommarosa – Voto 6,50 – gommarosa trasforma l’inquietudine interiore in un flusso indie ovattato e confessionale, sospesa tra percezione e smarrimento. Atmosfere compatte, più efficaci sul piano sensoriale che su quello melodico.

Zoe – Voto 6,50 – Zoe si muove nell’indie elettronico con un cantautorato introspettivo dove la scrittura conserva una fragilità credibile, anche se l’identità resta ancora in formazione. Atmosfere ben cesellate, traiettoria da affinare. Promettente!

Vins – Voto 6,50 – Un pezzo che si appoggia a una produzione chill e distesa per raccontare un’intimità quotidiana fatta di gesti minimi e non detti. L’approccio ironico alleggerisce, ma sotto la superficie resta una vulnerabilità piuttosto dichiarata, senza veri scarti narrativi. Semplice.

plasma – Voto 6,25 – Un racconto personale che si nutre di una scrittura orientata all’immagine più che alla struttura. L’idea di uno sguardo adolescenziale regge come chiave emotiva, ma rischia di attenuare la complessità del progetto. Intimo.

Chadia – Voto 6,25 – Dualismo tra superficie brillante e introspezione biografica, affidandosi a una produzione di Shablo che sostiene senza mai realmente incrinare il racconto. Chadia alterna memoria e presente con un taglio diretto, ma il contrasto emotivo resta più illustrato che vissuto. Bilanciato.

Bambole di Pezza – Voto 6,25 – Il punk pop delle Bambole di Pezza come veicolo di rivendicazione diretta e sarcasmo generazionale. Il messaggio arriva senza filtri, anche se la scrittura preferisce lo slogan alla complessità. Energia compatta, attitudine più incisiva del brano stesso. Battagliero.

Eddie Brock  – Voto 6,25 – Eddie si muove su coordinate cantautorali che evocano immediatamente certe posture alla Masini, tra scarto emotivo e cronaca del post-rottura. La scrittura insiste sul quotidiano come detonatore affettivo, ma resta spesso prigioniera di immagini già sedimentate.

Aiello – Voto 6,25 – Il pezzo si muove nel consueto territorio emotivo di Aiello, tra slancio estivo e confessione sentimentale. L’idea del manifesto da tramonto regge più come dichiarazione che come reale tensione musicale, mentre la scrittura insiste su immagini familiari.  

Francesco Gabbani – Voto 6,25 – Francesco prova a tenere insieme ironia, riflessione generazionale e impatto da stagione radiofonica, ma il risultato resta più dichiarato che realmente corrosivo. Il groove con le chitarrine funky funziona, la scrittura invece si affida a un già noto armamentario simbolico. Brillantezza controllata.

Clementino – Ldo – Laye Ba – Voto 6,25 – Clementino punta alla contaminazione afrobeat come apertura internazionale, ma l’intento supera la reale incisività del risultato. Il groove è solare e percussivo, l’incontro tra mondi resta però più dichiarato che realmente ibridato. Uplifting ma prevedibile.

Orlando – Voto 6,25 – Orlando costruisce un racconto di provincia scarno e malinconico, dove la fuga da casa diventa un gesto necessario più che eroico. La scrittura conserva sincerità e misura, anche se alcune immagini restano troppo prevedibili per lasciare un segno profondo.

Monia – Livio Cori – Voto 6,25 – Un intreccio latin R&B e cadenze partenopee. Monia e Livio Cori lavorano sulle ambiguità emotive senza cadere nel melodramma, anche se il brano sfiora talvolta una scrittura troppo programmatica.

Euroclub – Voto 6,00 – Un inno da dancefloor costruito su un campionamento dichiaratamente pop e una pulsazione immediata. Il groove è diretto, tagliente, pensato per l’impatto più che per la stratificazione. Un esercizio di energia funzionale. Festoso.

Welo – Anna Tatangelo – Voto 5,00 – Un tentativo di fusione tra rap e melodia pop con un impianto notturno dichiaratamente cinematografico, ma la scrittura resta schiacciata su immagini già viste e su una retorica dell’estate che non trova reale necessità. Il dialogo tra Welo e Anna Tatangelo funziona più per somma che per reale attrito creativo. 

Lda – Aka 7even – Voto 5,00 – Santa rincorre il tormentone malinconico con un latin pop levigato e senza attriti. LDA e AKA 7EVEN cercano equilibrio tra leggerezza estiva e nostalgia sentimentale, ma la scrittura resta intrappolata in immagini prefabbricate e soluzioni prevedibili. Inoffensivo.

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