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Intervista – GEOLIER: San Siro è un sogno diventato realtà

Da fenomeno della scena urban napoletana a protagonista assoluto del pop italiano contemporaneo.

Negli ultimi anni Geolier ha trasformato una crescita costante in un’affermazione capace di superare i confini del rap, conquistando classifiche, streaming e grandi palcoscenici senza rinunciare alla propria identità linguistica e culturale.

Il 2026 segna un nuovo passaggio di questa traiettoria con il tour negli stadi, approdato anche a San Siro (leggi la recensione del suo show) simbolo di una dimensione ormai nazionale e intergenerazionale. Un traguardo che racconta non soltanto il successo di un artista, ma anche l’evoluzione di un linguaggio musicale che dalla periferia è arrivato al centro dell’industria discografica italiana.

Lo abbiamo incontrato per parlare del momento che sta vivendo, del rapporto con il pubblico, delle responsabilità che accompagnano una popolarità sempre più ampia e della visione che continua a guidare il suo percorso artistico.

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L’INTERVISTA

Lo show è costruito attorno a quattro sigilli: Promessa, Sangue, Riscatto e Gloria. Hai raggruppato le tue canzoni per raccontare una storia. Come è nata questa idea? E c’è stato un momento in cui hai rischiato di mollare?

In realtà la risposta alla seconda domanda è semplice: mi ha aiutato me stesso. Alla fine solo noi sappiamo quanto teniamo al nostro sogno e a quello in cui crediamo. L’unica persona che mi ha sostenuto davvero nei momenti più difficili sono stato io.

Poi ho sempre avuto accanto la mia famiglia, i miei amici, i miei fratelli e la mia città. Però tante cose me le sono tenute dentro. Le difficoltà me le portavo addosso senza farle capire agli altri.

L’idea dei sigilli è nata anche per mettermi alla prova e costruire una vera storia all’interno del concerto. Volevo che ci fossero un inizio e una fine. Ogni sigillo rappresenta una fase del mio percorso e raccoglie canzoni che appartengono a quel momento. È un modo per raccontare tutta la musica che ho fatto in questa mia, per ora, piccola carriera.

In questi mesi agli artisti viene spesso chiesto di prendere posizione sui conflitti e sulle guerre. Qual è il tuo pensiero?

Io penso che la guerra non serva mai a niente. Non mi sono mai esposto su una singola fazione perché per me il punto è un altro: vedere soffrire le persone è sbagliato, sempre.

Già il fatto che soffrano i bambini e le famiglie dovrebbe bastare per capire che qualcosa non va. Immaginate un bambino che cresce in mezzo alla guerra. Magari il conflitto finisce dopo due o tre anni, ma quei traumi se li porterà dietro per tutta la vita.

Si parla molto della data di Napoli e della possibilità di un ospite internazionale.

Vediamo. L’invito è stato fatto, ma sono dinamiche molto grandi e complicate. Sicuramente sarò presente all’after show dove ci sarà anche 50 Cent e lì salirò sul palco con lui. Per quanto riguarda lo stadio, invece, è tutto più difficile da organizzare.

Lo spettacolo che abbiamo visto a San Siro sarà lo stesso in tutte le date del tour?

Sì, la struttura sarà quella. Cambieranno gli ospiti e magari qualche brano in scaletta in base alle occasioni, ma il concept resterà lo stesso.

La cosa assurda è che per me il tour sembra già finito. È una sensazione mentale che ho sempre: quando arrivo a questo punto del lavoro inizio già a guardare oltre.

La scaletta è stata difficilissima da costruire. In uno stadio devi rispettare tempi e dinamiche molto diverse rispetto ad altri live.

Che cosa significa per te arrivare a San Siro?

Significa tantissimo. Per me è la dimostrazione che questa divisione tra Nord e Sud non è mai esistita davvero. Quando la musica arriva alle persone, arriva ovunque. San Siro rappresenta proprio questo. È una conquista enorme, non solo per me, ma per tutto quello che rappresento.

Ti è stato spesso attribuito il merito di aver abbattuto molti pregiudizi, soprattutto fuori da Napoli. Oggi che stai per salire sul palco di San Siro, senti di aver completato questo percorso?

Sì, ma penso anche che forse questo pregiudizio non sia mai esistito davvero o comunque non abbia mai avuto il peso che gli abbiamo attribuito. Stasera canterò praticamente tutto il concerto in napoletano davanti a quasi 50mila persone. Se davvero quel pregiudizio fosse stato così forte, non saremmo qui.

L’innovazione crea sempre distanza. Le cose nuove spaventano. Anche mio padre, quando ho iniziato a fare rap, mi diceva: “Ma che stai facendo?”. È normale. Poi però le generazioni si incontrano.

Mi hanno chiesto cosa significhi per me fare un brano con Pino Daniele. Io penso che Pino sia un padre artistico. Io sono un figlio artistico di quella tradizione e i miei fan sono i figli di chi ascoltava lui. Si crea un legame generazionale naturale.

Alla fine credo che l’Italia sia molto più aperta e unita di quanto immaginiamo. Basta guardare chi c’è qui stasera a Milano: persone che arrivano dalla Calabria, dalla Sicilia, dalla Campania. Tanti pregiudizi, semplicemente, non esistono.

Raccontaci il volo sopra San Siro. E per la data di Roma hai pensato a un omaggio alla città?

Il volo è una delle cose più impegnative dello show. Durante quel momento canto “60 Bars”, che è un pezzo totalmente rap, pieno di incastri e senza playback. È una bella sfida.

Per Roma mi piacerebbe coinvolgere qualche artista romano, ma non mi sentirei mai di cantare una canzone romana da solo. Sarebbe una forma di appropriazione che non mi appartiene. Roma va raccontata da chi la vive. Io posso valorizzarla, ma non sostituirmi a chi ne rappresenta davvero la cultura.

Hai appena concluso due anni straordinari. Dopo questo tour negli stadi cosa c’è?

Ci sono ancora tanti sogni. Mi piacerebbe fare una residency a Napoli, un po’ come ha fatto Bad Bunny a Porto Rico. Mi piacerebbe suonare al Madison Square Garden. Ci sono tantissime cose che voglio realizzare.

Ogni volta che raggiungo un obiettivo ne nasce subito un altro. È il motivo per cui continuo ad andare avanti.

“Ricco e Povero” è uno dei brani più particolari di “Tutto è possibile”. Qualcuno ci ha visto un legame con “A livella” di Totò. È una lettura corretta?

Sì e no. “A livella” è parte della cultura napoletana. Più che una poesia è una filosofia di vita che tutti conosciamo.

Quando ho scritto “Ricco e Povero” volevo raccontare una storia e i due personaggi erano il modo più naturale per farlo. Non è nato come un omaggio diretto a Totò, ma sicuramente quella sensibilità fa parte di me.

È uno dei pezzi di cui vado più orgoglioso. Anzi, probabilmente è uno dei brani migliori che abbia mai scritto. Quando lo ascolto penso davvero che sia una canzone speciale.

E la cosa che mi ha sorpreso di più è vedere quanto il pubblico l’abbia fatta propria. In un disco spesso funzionano le canzoni d’amore o i singoli più immediati. Non mi aspettavo che un brano come questo ricevesse una risposta così forte.

Quali sono stati i tuoi modelli artistici?

Pino Daniele sicuramente. La canzone a cui sono più legato è “Quando”, perché la ascoltavo ogni mattina andando a lavorare con mio fratello.

Poi c’è Gigi D’Alessio. Musicalmente siamo molto diversi, ma mi ha influenzato tantissimo. E poi 50 Cent. Mi sono avvicinato alla musica grazie a lui.

Da ragazzo guardavo questi artisti e mi chiedevo come riuscissero a gestire tutto quel successo. Poi, nel mio piccolo, mi sono ritrovato a vivere situazioni simili e ho capito quanto sia complesso mantenere l’equilibrio.

Come ti senti oggi rispetto a quando avevi diciotto anni?

Più maturo. Più consapevole. Più preparato a gestire tutto quello che succede intorno.

Però l’approccio è rimasto lo stesso. Mi diverto ancora ogni giorno quando mi sveglio. Ringrazio Dio per tutto quello che sto vivendo.

Oggi sono qui con voi, fuori c’è San Siro che mi aspetta, ci sono mio padre, i miei fratelli, la mia famiglia. Qualche anno fa non avrei mai immaginato una cosa del genere. Posso solo essere grato.

Moltissimi ragazzi ti seguono e si identificano in te. Qual è il messaggio che vorresti trasmettere loro?

Di essere felici.

Vedo tanti ragazzi fare cose non perché le desiderano davvero, ma perché le fanno tutti gli altri. Vogliono dimostrare di essere felici invece di esserlo veramente.

Questa cosa mi dispiace perché ho ventisei anni, non sono distante da loro. Semplicemente la vita mi ha insegnato alcune cose prima.

Se potessi passare del tempo con loro, non parlerei di successo o di carriera. Cercherei di spiegare tutto quello che oggi ci confonde e ci fa perdere di vista ciò che conta davvero.

Ti fermi mai a pensare a tutto quello che hai raggiunto?

No. Sono sempre in grind.

Non devo più preoccuparmi del futuro della mia famiglia, grazie a Dio. Ma non ho mai iniziato questo percorso per quello.

Quando mi fermo a pensare a ciò che ho ottenuto mi viene quasi un vuoto allo stomaco. Per questo preferisco guardare avanti.

Una volta Giorgia mi disse una cosa bellissima. Dopo tutto il caos, i concerti, le luci, i festival, resta soltanto la persona che sei davvero. Il resto passa.

Oggi c’è tutto questo. Domani magari finirà. E allora avrò il tempo di godermi le cose importanti, costruire una famiglia e vivere con più tranquillità. Adesso, però, continuo a guardare avanti.

IN DIRETTA 

Il concerto dallo Stadio Diego Armando Maradona di Napoli del 28 giugno sarà trasmesso in diretta globale su Amazon Music.

Per la prima volta, un concerto da uno stadio italiano sarà trasmesso integralmente a livello globale aprendosi a spettatori di ogni parte del mondo portando il momento più significativo della carriera live di Geolier oltre i confini nazionali.

Ad arricchire ulteriormente questa occasione, Amazon Music e Geolier presentano “Fotografia – Iceland Sessions (Amazon Music Original)”, una versione inedita ed esclusiva di uno dei brani più amati tratti dall’album Tutto è Possibile (certificato doppio platino). Disponibile esclusivamente su Amazon Music dal 10 giugno, questa speciale reinterpretazione svela una dimensione più intima e personale della canzone, offrendo ai fan un contenuto unico in attesa della grande serata di Napoli.

La sua esibizione allo Stadio Diego Armando Maradona – che lo vedrà per la seconda volta  protagonista di 3 concerti consecutivi sold out – è molto più di un concerto: è una pietra miliare culturale che celebra il profondo legame tra l’artista, la sua città e il suo pubblico. 

LE DATE

19 GIUGNO 2026 – ROMA – STADIO OLIMPICO
23 GIUGNO 2026 – MESSINA – STADIO FRANCO SCOGLIO
26 GIUGNO 2026 – NAPOLI – STADIO DIEGO ARMANDO MARADONA – SOLD OUT
27 GIUGNO 2026 – NAPOLI – STADIO DIEGO ARMANDO MARADONA – SOLD OUT
28 GIUGNO 2026 – NAPOLI – STADIO DIEGO ARMANDO MARADONA – SOLD OUT

“SUMMER FESTIVAL TOUR 2026”

02 LUGLIO 2026 – FIRENZE – FLORENCE MUSIC FESTIVAL
04 LUGLIO 2026 – BARI – OVERSOUND MUSIC FESTIVAL – ARENA DEL LEVANTE
11 LUGLIO 2026 – RICCIONE (RN) RICCIONE MUSIC CITY
23 AGOSTO 2026 – SANTA MARIA DEL CEDRO (CS) ARENA DEI CEDRI

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WEB & SOCIAL

https://www.instagram.com/geolier/

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