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Recensione: JOE JACKSON – “Hope and Fury”

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Esiste un’aristocrazia del pop che non accetta il declino biologico come scusa per l’ebetismo creativo e Joe Jackson ne è il sovrano assoluto, un monarca errante che da quasi mezzo secolo rifugge l’inerzia della musica attuale. 

Per chi ha sempre scorto in lui un’eleganza geometrica e di un’innovazione mai fine a se stessa, l’approdo a “Hope and Fury” il suo ventiduesimo capitolo discografico non è solo una conferma ma un atto di resistenza estetica che inizia con un guanto di sfida lanciato al mondo intero:

Hello cruel world / I’m not going away / So I might as well have my say”.

Jackson esordisce così, con quella spavalderia colta di chi sa di aver sopravvissuto ai propri contemporanei non per fortuna ma per ostinata superiorità intellettuale, mentre il resto della New Wave si è fossilizzato spesso in un nostalgico revivalismo da festival per nostalgici.

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Registrato tra Berlino negli studi di Michael Tibes e i Reservoir Studios di New York, l’album è un crocevia di geografie interiori dove la sezione ritmica storica guidata dal “bassista per la vita” Graham Maby si fonde con le percussioni di Paulo Stagnaro per iniettare sangue latino in un corpo sonoro che si muove in un triangolo equilatero perfetto tra l’edonismo notturno di “Night and Day”, l’acidità pop di “Laughter and Lust” e la maturità di “Fool”.

Il titolo stesso, un graffio sarcastico all’inno patriottico Land of Hope and Glory, rivela un Jackson più “british” che mai, sospeso in quell’eterno rapporto di odi et amo con una patria che lo osserva da lontano mentre lui si cimenta in quello che definisce “LatinJazzFunkRock bicoastrale”.

Non tutto è lineare, ed è un bene, perché Jackson non è mai stato un artista da percorso semplificato nonostante brani come I’m Not Sorry e Fabulous People sono tra i più spontanei di Jackson degli ultimi anni. Prendendo spunto dalla sofisticatezza metropolitana di “Night and Day”  e dal jazz afro-cubano del successivo “Body and Soul”, mentre il lungo brano semi-jazz narrativo di End of the Pier porta alla luce le caratteristiche a volte eccessivamente ambiziose della musica di Jackson.

“Hope and Fury” rimane il manifesto di un uomo che ha deciso di abitare il presente senza farsi sottomettere dalle sue regole triviali, regalandoci nove tracce che sono gemme di artigianato sonoro dove anche l’imperfezione ha una classe che la mediocrità circostante non può nemmeno sognare, confermando che se il mondo è ancora crudele, con la colonna sonora di Joe Jackson è decisamente più tollerabile.

DA ASCOLTARE SUBITO

I’m Not Sorry – Fabulous People – See You In September

DA SKIPPARE SUBITO

Non aspettatevi un capolavoro come Night and Day, ma mezz’ora di musica elegante e visionaria!

SCORE: 7,75

TRACKLIST

Welcome To Burning-By-Sea
I’m Not Sorry
Made God Laugh
Do Do Do
Fabulous People
After All This Time
The Face
End Of The Pier
See You In September

DISCOGRAFIA

1979 – Look Sharp!
1979 – I’m the Man
1980 – Beat Crazy
1981 – Jumpin’ Jive
1982 – Night and Day
1983 – Mike’s Murder (colonna sonora)
1984 – Body and Soul
1987 – Will Power
1988 – Tucker
1989 – Blaze of Glory
1991 – Laughter & Lust
1994 – Night Music
1997 – Heaven & Hell
1999 – Symphony No. 1
2000 – Night and Day II
2003 – Volume 4
2008 – Rain
2012 – The Duke
2015 – Fast Forward
2019 – Fool
2023 – What a Racket!
2026 – Hope and Fury 

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https://www.instagram.com/joejacksonmusic_/

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