Il 9 maggio è diventato una ricorrenza civile e Liberato torna a presidiare questa data.
“Radio Liberato” è il quarto album in studio che già nel titolo segnala però una deviazione rispetto al passato: nessun Liberato IV, nessuna continuazione della saga numerata che aveva costruito un’attesa quasi ledinzeppeliniana.
Una scelta voluta. Anche perché “Radio Liberato” non è un album di inediti, ma una rilettura del materiale del primo progetto “Liberato” con qualche aggiunta e alcuni jolly sparsi.
Potrebbe sembrare una rottura. In realtà conferma il metodo, nessuna promozione, nessuna intervista, nessuna notizia, con l’aggiunta di una cornice concettuale nuova, quella della radio pirata, che però produce l’effetto opposto a quello dichiarato. La musica che dovrebbe esistere svincolata da qualsiasi sovrastruttura finisce per generare più hype e attesa di qualunque campagna marketing tradizionale. Il paradosso è ormai strutturale, e Liberato lo sa.
Il disco-playlist mi piace, come mi è sempre piaciuto Liberato, ma questa volta qualcosa stride.
La parte più riuscita è quella musicale pura: Mahmood che canta in napoletano su Intostreet, Iosonouncane che attraversa in modo etereo e sperimentale i nove minuti di Gaiola portandola altrove, il remix di Modeselektor su Guagliò che sposta il brano verso la club culture europea senza forzarlo insieme agli altri remix del disco.
E poi ancora Calcutta che rilegge Me staje appennenn’ amò e Sara Gioielli che entra in Niente con quella presenza vocale che non ha bisogno di molto spazio per occuparne tanto. Fin qui la curatela ha senso, c’è una logica di affinità elettive e gli incastri funzionano!
Poi il disco si contamina e il progetto cambia natura. Stefano De Martino conduce la radio pirata nell’intro e nel finale. Maria Esposito legge Alessandro Magno, Alberto Angela presta la voce alla Sibilla Cumana, Serena Rossi, Valerio Lundini e Stash dei The Kolors completano una lista che a un certo punto smette di essere casting artistico e comincia ad assomigliare a un varietà del sabato sera. Ognuno di questi nomi porta con sé un pubblico, una riconoscibilità, un’italianità.
Liberato sta smontando il confine tra underground e prime time, oppure quel confine si è già dissolto da solo e lui ne prende semplicemente atto.
La cover di Trap Queen di Fetty Wap ribattezzata Napoli Queen è il gesto più onesto del disco ma anche quello più rischioso: prendere qualcosa di altrui, napoletanizzarlo e farne un oggetto nuovo. Era già il motore degli esordi, quella capacità di far parlare napoletano la trap americana, e qui ritorna come citazione consapevole di sé stesso.
De Martino come conduttore radiofonico apre una domanda che nessuno fa finta di non porsi: lo vedremo a Sanremo 2027, con De Martino sul palco dell’Ariston? Sarebbe il cortocircuito perfetto tra il fantasma più celebre della musica italiana e lo show televisivo più seguito del paese. Ci sarà lui in uno dei “pacchi” sanremesi con l’atteso “Liberato IV”?
Alla fine il segreto di Pulcinella è questo: tutti sanno chi è Liberato, o credono di saperlo, e l’unico che dichiara di non saperlo sono io, ma forse mi sta bene così e continuo a rimanere affascinato dal mistero anche se poi alla lunga tutte le cose stufano e Liberato anche questo lo sa!
DA ASCOLTARE SUBITO
Napoli Queen – Intostreet – Guagliò – Me staje appennenn’ amò
DA SKIPPARE SUBITO
Nulla. Ancora una volta il disco funziona anche se manca qualcosa di veramente nuovo!
SCORE: 7,50
TRACKLIST
Intro
Goodbye
Napoli Queen
Intostreet (di Mahmood)
Alessandro Magno
Niente (di Sara Gioielli)
Gaiola (di Iosonouncane)
Sibilla
Oi Marì (DJ Python remix)
Guagliò (Modeselektor remix)
Nun ce penzà (Yu Su remix)
Maga
Sì tu (Fenoaltea remix)
Me staje appennenn’ amò (di Calcutta)
Vuje me facite ascì pazz’/Finale