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Recensione concerto – TONYPITONY: provocazione e grande musica: il ConcerTony agli I-Days [Scaletta e Info]

Recensione concerto – TONYPITONY: provocazione e grande musica: il ConcerTony agli I-Days [Scaletta e Info]

Tony Pitony chiude il tour estivo agli I-Days di Milano con il ConcerTony, uno show che trasforma provocazione, trash, teatro e comicità in una vera messinscena musicale
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Siracusa, Sicilia: qui nasce nel 1996 (alcune fonti indicano il 1997) chi diventerà uno dei fenomeni più discussi, divisivi e geniali della recente scena musicale italiana.

Il suo vero nome è Ettore Ballarino, ma per il grande pubblico è e resterà TONY PITONY: artista «concettuale», performer e scultore del trash trasformato in icona pop. Ha scelto di celare il volto dietro la maschera inconfondibile di un Elvis Presley riletta in chiave grottesca e contemporanea.

La sua ascesa è fulminea e atipica, soprattutto dopo essere stato scartato alle audizioni di X Factor 2020. Dopo un percorso formativo internazionale durato sette anni tra Londra e altre città inglesi, durante il quale ha studiato recitazione, opera lirica e teatro, e una specializzazione in Comunicazione digitale e Nuovi media alla Sapienza di Roma, approda alla musica con un approccio volutamente destabilizzante e una costante ricerca della provocazione. I suoi testi, espliciti, ironici e spesso scandalosi – basti pensare a titoli come «Culo» o «Donne Ricche» – sono diventati inni generazionali: il meme si trasforma in hit da classifica e il trash in arte consapevole.

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Tony Pitony esplode come fenomeno virale: il «compagno di scuola che faceva sempre casino» diventa simbolo di rivalsa per una generazione che si riconosce nella sua anarchia musicale. La partecipazione al Festival di Sanremo 2026, nella serata delle cover insieme a Ditonellapiaga, segna la sua consacrazione nel mainstream senza intaccare l’aura di mistero. Dietro la maschera di Elvis c’è un artista formato, che ha lavorato (come ha ammesso, anche vendendo canapa) e che usa la provocazione come strumento critico verso un’industria musicale spesso omologata, pur essendo pronto a sua volta a diventare fenomeno.

Lo show milanese chiude il fortunato tour estivo e, per «l’ultimo concerto dell’anno», Tony Pitony sceglie il palco più grande che abbia mai calcato: l’Ippodromo SNAI San Siro per gli I-Days Milano Coca‑Cola 2026, dove è stato l’unico italiano headliner dell’edizione. Il «ConcerTony», com’è stato chiamato, richiama un pubblico delle grandi occasioni e mette in scena un vero e proprio spettacolo totale.Ad aprire la serata è Davide Lanzoni, il celebre «Milanese Imbruttito», che, come fa allo stadio durante le partite del Milan, presenta la squadra che ha lavorato al tour e introduce il gruppo sul palco, partito con «Tequila».

Dal primo istante si capisce che non sarà un semplice concerto: la dimensione teatrale emerge attraverso intermezzi, siparietti e sketch comici, eredità della vocazione teatrale del protagonista. Tutto lo spettacolo ruota intorno alla raccolta di sette cachi, elemento drammaturgico che cuce lo show. Tra le parti teatrali spiccano la scenetta in cui i piedi devono essere riconosciuti in fotografia e la conclusione «con il kebab». Spesso gli stessi musicisti sul palco fanno da spalla a Tony.

La spina dorsale del concerto restano però le canzoni, quelle che il pubblico conosce a memoria, accompagnate da testi non certo raffinati, che scardinano il politically correct e risultano sessualmente espliciti (la parola «caxxo» è stata tra le più pronunciate dal palco), con occasionali derive omofobe.

Se i testi hanno un ruolo provocatorio, lo stesso vale per la componente musicale. R&B, soul, funk jazz, rock, musiche brasiliane ed elettronica convivono in un mix che dà sostanza ai pezzi. Tutta la musica, elemento essenziale dello spettacolo, è rigorosamente eseguita da una large band: un gruppo di sciamannati in abiti di scena carichi di gadget, ma tutti ottimi musicisti. La band prende la scena su «Caravan» in assenza del protagonista e si impone con numerosi assoli nella splendida versione di «Scat», brano che coinvolge il pubblico più di ogni altra hit, insieme a «Mi Piacciono le Nere» (MPLN).

Lo spettacolo si arricchisce anche di ospiti (ognuno dei quali porta in dono un caco): su «Cadillac» salgono Shablo e Guè, in «L’Ammor» si aggiunge Tommy Cash che poi conduce Tony nella sua «Espresso Macchiato». Nella versione chitarra e voce della cover di «Rocket Man» di Elton John, Tony è accompagnato da Marco Castello all’acustica e voce.Arti e spettacolo

Sul palco emergono evidenti riferimenti a Elio e le Storie Tese e al rock demenziale alla Skiantos, ma ancor più agli Squallor per quel richiamo quasi ossessivo al sesso e alla volgarità.

Nella versione live, tutto il politically scorrett e i riferimenti sessuali si teatralizzano: la gag, l’ironia e lo sberleffo diventano spettacolo, “arte” e mutano o attenuano la componente provocatoria dei singoli brani, creando un’atmosfera da commedia — magari nelle corde delle sexy comedy anni ’70 (immediati i richiami a figure come Bombolo, pur senza un certo “ben di dio” in mostra).

Dal palco a Tony Pitony si perdonano molte cose: si riconosce una grande capacità di divertire e di uscire dagli schemi, anche musicalmente, grazie al contrasto tra l’eleganza sonora e i contenuti scatenati delle canzoni.

Meritata, dunque, l’estate di successo; resta ora da vedere se e come si evolverà la sua vicenda artistica. Altrimenti… carpe diem: è stato bello così.

Recensione di Luca Trambusti per musicadalpalco.com (Clicca per leggere l’intero articolo)

LA SCALETTA 

Rio de Janeiro
Balù
Culo
Giovanni
Cadillac (con Shablo e Gué)
Sessoonline
Tua mamma
Stimoli
Triquila
Polietilene
L’Ammor (con Johnny Cash)
Espresso Macchiato (con Johnny Cash)
Ossa Grosse
Caravan (solo la band)
Donne ricche
Mi piacciono le Nere
Rocket Man (cover di Elton John con Marco Castello)
L’uomo cannone

Encore

Striscia
Colita
Tony’s Vocal

WEB & SOCIAL 

https://www.instagram.com/tonypitonyofficial

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