Dopo il concerto del 2023 e quelli del 2025, i THE BLACK KEYS tornano in Italia e la data originaria è stata raddoppiata per l’alta richiesta di biglietti, a dimostrazione del richiamo della musica del duo americano.
Il doppio passaggio all’Alcatraz di Milano fanno parte del “Peaches ’n Kream World Tour ’26” che coglie l’occasione per presentare dal vivo “Peaches!”, il nuovo album (il quattordicesimo in 25 anni di carriera) della band,
Dal 2001 Dan Auerbach – voce, chitarra – e Patrick Carney – batteria – girano il mondo con un suono garage-blues scarno ma essenziale: ruvido e affascinante, potente e accattivante. Ciò che colpisce dal vivo è la capacità del duo di costruire un muro sonoro compatto, che solo occasionalmente si ammorbidisce in qualche ballata.
La prima delle due date milanesi (anche la prima annunciata) ha visto l’Alcatraz gremito, pronto a lasciarsi trascinare dagli incessanti assoli e riff di Auerbach, sorretti dalle ritmiche precise del compagno di avventura.
I The Black Keys propongono uno show essenziale e senza fronzoli, sostenuto da una formazione allargata con seconda chitarra, basso, percussioni e tastiere. Senza puntare su grandi scenografie, la band mette la musica al centro, concentrandosi su un’imponente potenza sonora.
Ciò che si sente supera di gran lunga ciò che si vede. Sia Auerbach che Carney, che sfoggiano entrambi gli immancabili occhiali da sole, e tutto il resto del gruppo sembrano mancare un po’ di empatia e slancio scenico: l’esibizione rimane più un concerto da ascoltare che uno spettacolo da guardare e in tempi di iperproduzione non tutto è negativo.
Anche la produzione è essenziale: una grande scritta cangiante “The Black Keys” campeggia sul palco, mentre luci fisse ma ben calibrate creano un effetto visivo caldo e discreto. Sullo schermo scorrono principalmente proiezioni liquide, colorate e psichedeliche, che integrano senza sovrastare la musica.

Tutto ciò mette la musica al centro e l’effetto sul pubblico è evidente: tutti si appassionano alle lunghe cavalcate elettriche, agli assoli spesso interminabili e ai riff esplosivi o martellanti. Nei momenti più riflessivi, quando la pressione sonora cala, l’attenzione del pubblico si disperde tra i soliti schermi dei telefoni e qualche fischio, ma è solo un attimo: l’entusiasmo esplode non appena la band riprende a spingere. Al crescere del ritmo, la platea risponde all’unisono scandendo il tempo con il battimani, trascinata dai volumi e dai groove più serrati.
La scaletta attinge dall’ultimo disco, dai grandi successi che incendiano il pubblico e da qualche cover. L’apoteosi arriva nei bis con i due “classici”: la sorprendente “Little Black Submarines” (che unisce calma ed esplosione) e la scatenata “Lonely Boy”.
Sulle note di quest’ultima con l’Alcatraz avvolto in un boato, dopo averci fatto ballare e cantare i The Black Keys chiudono lo show dopo circa un’ora e quarantacinque minuti.
In definitiva, si tratta di una performance solida sul piano musicale e ritmico: capace di infiammare la platea quando i volumi salgono, ma con momenti in cui l’attenzione scema (soprattutto su certe lunghe ballate) e con un coinvolgimento emotivo non del tutto avvolgente. Sul piano strettamente musicale, e in un contesto globale, però la band non delude.
Recensione di Luca Trambusti per musicadalpalco.com (Clicca per leggere l’intero articolo)
LA SCALETTA
Harlem Shuffle
I Got Mine
Fever
Gold on the Ceiling
Have Love Will Travel
Where There’s Smoke, There’s Fire
Just Couldn’t Tie Me Down
Everlasting Light
Howlin’ for You
Lo/Hi
Weight of Love
I Wanna Be Your Dog
[brano da confermare]
You Got to Lose
Man on a Mission
[brano da confermare]
Band introduction
She’s Long Gone
Encore: Little Black Submarines
Lonely Boy
INFO & BIGLIETTI
11 SETTEMBRE 2026 |MILANO @ALCATRAZ