Recensione: BEYONCE’ – “Cowboy Carter”

Recensione: BEYONCE’ – “Cowboy Carter”

La prima considerazione che mi viene da fare è quella della monumentalità dell’opera numero otto di Beyoncé. Ventisette canzoni per un’ora e diciotto minuti.

La lunghezza e imponenza dei progetti discografici sta diventando un dato di fatto nel mondo dell’urban (vedi Drake, Kanye West, Kendrick Lamar… tutti dischi infiniti). Beyoncé è di diritto in questo olimpio di mostri sacri che possono fare quello che vogliono.

La seconda considerazione è tutto il clamore creato intorno al discorso che questo sia un disco Country.

Addirittura un sacrilegio sarebbe stato, per molti puristi del genere, lo splafonamento di un’artista di colore nel mondo rigorosamente bianco del Country.
Una scelta ben precisa e una volontà, quella della quarantaduenne Signora Carter, di  voler fare una incursione fragorosa in quel territorio, muovendosi alla grande tra gli stilemi, i codici, le tradizioni, i cliché e le consuetudini del genere. 

L’impressione è che Beyoncé vada comunque oltre al concetto di country originale. Fa suo il genere,  personalizzando e rendendolo pop, sensuale, rendendolo stile Beyoncé!
A dare poi un attestato di originalità e di rispetto al progetto arrivano anche due leggende del genere: Dolly Parton e Willie Nelson che con le loro intro decretano l’appartenenza di Beyoncé all’universo country. 

Ma a prescindere da queste considerazioni iniziali e allo stile musicale,” Cowboy Carter” è molto di più. 
Basta leggere attentamente il brano di apertura American Requiem, che rappresenta una riflessione sullo stato della nazione:

Possiamo difendere qualcosa? Adesso è il momento di affrontare il vento” canta …

Il disco stupisce anche in certi approcci. Tipo in Daughter, si sente una Beyoncé che canta (anche in Italiano) un’arietta da camera tratta da una composizione di Giuseppe Giordani del ‘700 Caro mi Ben o la cover di Blackbird dei Beatles è astuta e al tempo stesso geniale. La storia di questo brano dice che Paul McCartney la scrisse in omaggio ai Little Rock Nine, un gruppo di nove studenti neri che subirono discriminazioni dopo essersi iscritti alla scuola superiore tutta bianca di Little Rock nel 1957.
L’ennesimo significato.

Ogni tanto cambia corsia e ritorna nel mondo abituale di Beyoncé, tipo in Spaghetti che è espressione hip hop o come nel caso nell’incredibile progressione lirica di Ya Ya che con l’intro di Linda Martell, la prima cantante di colore country, offre un fantastico ritmo psichedelico con influenze soul che attraversano le citazioni di These Boots Are Made For Walking di Nancy Sinatra e di Good Vibrations dei The Beach Boys. 

Il duetto con Miley Cyrus in II Most Wanted è all’unisono. Le due Regine del pop ben si fondono nel pezzo acustico. Mentre nel pezzo con Post Malone Levii’s jeans, Post è letteralmente inghiottito da Beyoncé. 

In Riverdance e II Hands II Heaven ritorna l’influenza della musica house dell’ultimo album “Renaissance” e Oh Louisiana è  una pillola di puro funk blues di grande qualità.

Alla fine l’ultima considerazione è quella che “Cowboy Carter” poteva essere tranquillamente diviso in due dischi. Forse non è stato così perché Beyoncé ha voluto mostrare tutto il suo eclettismo. Audace, determinata e convinta nelle sue capacità. 

Come scrive Helen Brown, la giornalista dell’Indipendent nel recensire il disco: “Beyoncé lancia un lazo attorno al collo della musica country e la cavalca alla grande nel deserto”.

Alla fine Beyoncé è straordinariamente capace di fare quello che vuole, di piegare ogni genere al suo di stile: che sia country, hip-hop, soul, easy listening, pop o addirittura lirica e al tempo stesso è artefice e manifesto di lotta per un importante cambiamento culturale.

E’ “ora è il momento di affrontare il vento”. Queen Bey lo ha domato … ma basterà? 

SCORE TRACCIA PER TRACCIA : Voto 8,00

1. Ameriican Requiem – VOTO 7,50
2. Blackbiird (feat. Tanner Ardell) – VOTO 7,00
3. 16 Carriages – VOTO 7,00
4. Protector – VOTO 6,50
5. My Rose – VOTO 7,00
6. Smoke Hour (Willie Nelson intro)
7. Texas Hold ‘Em – VOTO 7,50
8. Bodyguard – VOTO 7,00
9. Dolly P.” (Dolly Patron intro)
10. Jolene – VOTO 7,50
11. Daughter VOTO 8,00
12. Spaghetti (feat. Shaboozey) – VOTO 7,00
13. Alligator Tears – VOTO 7,00
14. Smoke Hour II 
15. Just For Fun  – VOTO 6,50
16. II Most Wanted (feat. Miley Cyrus) – VOTO 7,50
17. Levii’s jeans (feat. Post Malone) VOTO 6,50
18. Flamenco – VOTO 7,50
19. The Linda Martell Show (intro by Linda Martell)
20. YaYa (feat. Willie Jones) – VOTO 8,00
21. Oh Louisiana VOTO 7,00
22. Desert Eagle – VOTO 7,50
23. Riverdance VOTO 7,00
24. II Hands II Heaven – VOTO 7,50
25. Tyrant (feat. Dolly Parton) – VOTO 7,50
26. Sweet Honey Buckin’ VOTO 7,00
27. Amen VOTO 8,00

I VOTI DEGLI ALTRI 

The Telegraph – Voto 10,00
The Indipendent – Voto 10,00
Variety: Voto 9,40
The Guardian – Voto 8,00 

DA ASCOLTARE SUBITO

Ameriican Requiem – Daughter –  YaYa – 

DA SKIPPARE SUBITO 

Un’ora di tempo prendetevela. Vi assicuro non sarà spesa male! 

TRACKLIST

DISCOGRAFIA 

2003 – Dangerously in Love
2006 – B’Day
2008 – I Am… Sasha Fierce
2011 – 4
2013 – Beyoncé
2016 – Lemonade
2022 – Renaissance
2024 – Cowboy Carter

VIDEO 

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