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Intervista – MILLE: mi sta facendo battere il cuore la possibilità di stupirmi

Intervista – MILLE: mi sta facendo battere il cuore la possibilità di stupirmi

Prima del sound check al We Reading Festival di Santarcangelo, Mille racconta il suo rapporto con la musica dal vivo, il teatro, il disegno e i tarocchi. Un dialogo intimo sulla creatività, sull’importanza del pubblico e sulla libertà di reinventarsi senza lasciarsi definire dal proprio percorso.
MILLE_foto-di-Agnese-Carbone

Santarcangelo di Romagna ha sempre il suo fascino e quella capacità rara di farti dimenticare per qualche ora dove sei.

La sua struttura, le strade, il borgo sembra procedere secondo un ritmo proprio. Ci sediamo con Mille poco prima del sound check, mentre intorno il We Reading Festival comincia lentamente a prendere forma e il concerto è ancora qualcosa che deve accadere.

La conversazione parte dalla musica e finisce per muoversi altrove: il teatro, il disegno, i tarocchi, la sua arte, i videoclip, le cose che ascolta quando non deve lavorare. Elisa, il vero nome di Mille, racconta il palco ma anche quello che succede quando dal palco si scende, quando una canzone diventa un’immagine, un oggetto, un personaggio.

Parliamo senza fretta, in quella parentesi sospesa che precede un concerto. C’è il racconto di un bambino che durante uno spettacolo le ha detto «Il tuo spettacolo è bellissimo», ci sono le stelle cadenti mancate, Milano, il desiderio di continuare a stupirsi. Una conversazione personale, lontana dalla liturgia della promozione e proprio per questo empatica e vera.

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L’INTERVISTA

Come sta andando questa estate dal vivo? Sei soddisfatta di come sta prendendo forma?

Stupenda, sì, stupenda. Io avevo proprio il desiderio di fare più concerti possibile. È la dimensione che amo di più.
Mi piace tantissimo suonare dal vivo. È una cosa che mi mancava e che desideravo fare sempre di più. Poi ogni concerto ti restituisce qualcosa di diverso, perché cambiano il posto, le persone, l’energia. Anche se fai gli stessi pezzi, non è mai veramente lo stesso concerto.

Questa sera sei sola sul palco?

Sì. Ho la chitarra e faccio i pezzi al piano. Sì, oggi è un concerto, qualcosa di diverso.
Quest’estate sto alternando anche formule molto diverse. Nei prossimi giorni farò anche un concerto all’alba (il 15 agosto a Specchia (Le).

C’è una tappa, un episodio, qualcosa che ti è rimasto particolarmente nel cuore?

Sì, mi è rimasto nel cuore un bambino. Durante uno spettacolo ha alzato la mano per dirmi una cosa. Io mi sono avvicinata e lui mi ha detto: “Il tuo spettacolo è bellissimo”.
È stato carinissimo. Subito dopo c’era la parte con i timpani e con l’acqua. La mamma gli aveva detto che sarebbe arrivata l’acqua. Lui è rimasto lì, io ho suonato un po’ più piano, e lui continuava a stare lì a prendere un po’ d’acqua. Poi mi ha dato il cinque e mi ha salutato.

Avrà avuto tre o quattro anni. È rimasto lì per tutto quel tempo. È stato molto delicato, molto gentile. Mi ha fatto davvero tenerezza.

Poi sono arrivati anche gli altri bambini, i suoi amichetti, perché volevano dare il cinque pure loro. Alla fine sono arrivati tutti.

Disegni tu stessa le grafiche, i tarocchi, gli oggetti che porti ai concerti e tutto il tuo merchandising. Che rapporto hai con questa parte del tuo lavoro?

Diventa un modo di esprimersi in maniera diversa rispetto a quello che magari sarebbe semplicemente l’acquisto di un oggetto. Va a integrare un po’ l’aspetto musicale.

A me piace tantissimo disegnare. Mi piace da sempre, da quando sono piccola. Allo stesso tempo, oltre alla parte estetica e visiva, c’è anche una parte ironica. Nel caso specifico della serie dei tarocchi c’è una lettura ulteriore, perché ho reinterpretato tutti i tarocchi in chiave ironica.

Ho ridisegnato tutti e 22 gli Arcani Maggiori e in più ho fatto anche la carta Risorgimento. Ho ridisegnato la copertina, però con una lettura ironica. L’Eremita, per esempio, è uno che sta al bagno. Gli Amanti sono due piccioni con una fava. Sono tutte riletture ironiche.

Quindi i tarocchi sono diventati anche una specie di punto di contatto con il pubblico?

Sì, però non faccio le carte a chi compra, perché non sono capace a leggerle. Non sono capace di fare questo tipo di lettura. A me le hanno lette solo una volta, io le ho solamente disegnate.

Mi interessa molto di più il lato simbolico e creativo.

Però mi piace molto vedere la reazione delle persone. C’è una parte del merchandising che nasce proprio da questo tipo di immaginario. Ci sono anche gli asciugamani da culo, per esempio, perché quelli sono legati a una frase della canzone. Poi ci sono le grafiche dei foulard. Comunque sono tutte cose che ho disegnato io.

Quindi per me il merchandising non è semplicemente qualcosa che accompagna il disco o il concerto. È un altro spazio creativo. Mi piace molto che ci sia qualcosa di mio anche lì, che ci sia un’idea, che ci sia una parte visiva, una parte ironica e anche un modo diverso per raccontare le canzoni.

Questa dimensione visiva riguarda anche i tuoi dischi e il modo in cui li presenti?

Sì. Prima facevo un po’ di più le copertine, mentre adesso l’ultimo lavoro ha tutte foto. In ogni caso la parte creativa è sempre la mia. Decido sempre cosa mettere, anche a livello proprio di scenografie, di cose da inserire.

Per l’impaginazione, per esempio, del vinile, ovviamente questa volta mi sono fatta aiutare da un grafico, perché la parte tecnica non è esattamente quella in cui mi sento più forte.

Dopo questa estate di concerti stai già pensando a qualcosa di nuovo?

Nel frattempo sto lavorando in studio. Inizialmente dovevamo stare in studio dal 3 al 15 agosto, poi sono uscite necessariamente altre date.

Però in studio bisogna anche avere la possibilità di godersi i tempi lenti. Bisogna poter prendere una cosa, disfarla, rifarla, buttarla via, ripristinarla. Non appena si calmerà il tour delle date tornerò in studio con più calma e soprattutto con maggiore continuità.

Perché stare un giorno in studio e poi sparire per una settimana non è la stessa cosa.

Mille-2025-429-2025-ph Silvia Piva

Anche perché da settembre in poi sarai comunque molto impegnata.

Sì. Settembre è già pieno e poi ottobre, novembre e dicembre sarò in giro con La locandiera a teatro.

Quanto è diverso per te passare dalla musica alla recitazione?

Sono due facce della stessa medaglia, senz’altro.

Lo spettacolo che faccio è La locandiera di Goldoni, però completamente rivisitata. Ci sono tre parti cantate con grandi classici della tradizione italiana. Sono canzoni che sembrano essere state scritte apposta per Goldoni.

C’è Il vino di Piero Ciampi nel momento in cui Mirandolina beve il Rosso di Borgogna, c’è Teorema, c’è Non sono una signora. Sono brani che sembrano incredibilmente pertinenti rispetto alla storia.

Io interpreto sia Mirandolina sia il Cavaliere, come se fosse una sorta di studio scenico. Sono sola sul palco a recitare, mentre ci sono due musicisti che suonano dal vivo.

La drammaturga ha scritto il testo, ma poi io l’ho completamente tradotto a modo mio. L’ho plasmato secondo il mio tono, soprattutto nella parte comica, nei tempi, nell’improvvisazione. Quindi, effettivamente, ha molto in comune con il concerto perché l’ho fatto mio, pur partendo da un testo che la maggior parte delle persone conosce già.

Qual è l’elemento che accomuna maggiormente teatro e musica?

Una certa disciplina. Quando sei in scena devi essere il più sincero possibile. Può sembrare una contraddizione, perché stai recitando, quindi sei dentro una finzione. Ma se tu sei davvero quel personaggio, se ci entri completamente, la gente ride o si commuove.

Il monologo, poi, ti permette di attraversare molto velocemente situazioni diverse. Devi essere sempre presente.

Questa cosa ha tantissimo in comune con la musica. Anche quando canti non devi semplicemente cantare le note: devi cantare le parole. Prima di tutto devi cantare le parole. Se non sei dentro quello che stai dicendo, se stai semplicemente ripetendo delle note, la gente si sgancia.

Il teatro mi sta insegnando moltissimo proprio per questo. Ogni sera è diverso. Anche un concerto, in fondo, cambia ogni sera, anche se la scaletta rimane la stessa, perché cambiano le location e cambia il pubblico.

A teatro, invece, puoi stare dieci giorni nello stesso posto, con lo stesso spazio, e proprio per questo devi lavorare ancora di più sulla concentrazione. I movimenti, la posizione nello spazio, tutto ti aiuta a costruire quella concentrazione.

Musicalmente, invece, che periodo è per te? Mi sembra che il tuo percorso abbia attraversato fasi piuttosto diverse.

È un periodo di poca definizione.

Il mio primo EP era molto più elettronico, anche perché l’ho realizzato durante la pandemia, dentro casa.

Il disco, invece, è il risultato degli ottanta concerti che abbiamo fatto dal 2023 al 2024. È molto più rock e molto meno elettronico.

Probabilmente quello che arriverà sarà una fusione di questi due mondi. Continuare a suonare dal vivo ti permette di capire moltissime cose. A me ha permesso soprattutto di capire moltissimo sulla voce.

E i tuoi gusti personali? Cosa ascolti quando hai un po’ di tempo per te?

Mi baso molto su quello che ascoltiamo magari durante i viaggi. In questo periodo sono tornata molto alle origini, a quando ero più piccola.
Sto ascoltando tantissimo Elvis, Nancy Sinatra, cose di quel tipo. Sono andata proprio indietro, indietro, indietro.

Cerco comunque di vivere la musica senza considerare soltanto l’aspetto della produzione, perché altrimenti diventa semplicemente lavoro. Per me la musica è legata all’aspetto della vita. Le canzoni sono colonne sonore.

Tra musica, teatro e arte, cosa ti manca ancora? Il cinema? Ti vedremo prima o poi da qualche parte?

Non lo so. Non ho mai pensato davvero al cinema. I videoclip, invece, mi piace molto farli. Quando scrivo le canzoni io immagino già le immagini. La canzone la vedo.

Mi piace pensare alla musica come a un grande contenitore, non come qualcosa fatto soltanto di melodie e testi. Il videoclip mi permette di giocare moltissimo, dai costumi alle ambientazioni.

Ho sempre cercato di utilizzare quello che avevo a disposizione. Molti video li ho girati a casa, nel palazzo, nei giardinetti sotto casa. Ho cercato di costruire tutto con poco, coinvolgendo persone che fanno parte della mia vita, sia professionale sia personale.

Mi piace molto pensare che le canzoni possano anche essere viste. Associare una canzone a un videoclip è una cosa che mi affascina. Poi ci sono le sceneggiature, quello che succede, i vestiti. È un altro modo per raccontare la musica

Che cosa ti sta facendo battere il cuore in questo periodo?

Mi sta facendo battere il cuore la consapevolezza che ci si può sempre stupire.
Non esistono tappe obbligate. Io ho 42 anni e il mio percorso è completamente diverso da quello di tantissime altre persone. Siamo tutti diversi.
Mi entusiasma la possibilità di concedersi di fare cose che magari non abbiamo mai fatto, senza pensare continuamente a quello che abbiamo fatto prima. Senza pensare all’età.
Secondo me stupirsi, anche delle cose piccole, è una delle cose più importanti, perché ti apre sempre nuove prospettive.
Mi sono anche accorta che posso essere irriverente, se vogliamo anche sboccata, sfacciata, continuando però a portare rispetto alle persone.

Senza mettermi addosso il paletto della “brava signorina”.

Questa è stata una grande apertura che mi sono concessa.

E che tarocco sei in questo momento?

Questa settimane è il Matto.

La settimana scorsa ero l’Imperatrice. Qualche settimana fa ero la Stella e quella precedente ancora ero l’Imperatore. Ho sul comodino un baule vecchissimo che uso come comodino e ogni tanto apro le carte.

Però le carte non ti predicono necessariamente il futuro. Questa è una cosa che ho imparato anche dai tarologi che ho conosciuto. Ti aiutano semplicemente a leggere quello che ti circonda.

La Stella, per esempio, è una carta bellissima. C’è questa donna che sta sulla terra e tocca l’acqua, mentre sopra di lei c’è il cielo. È una composizione che parla di armonia tra gli elementi.

Quindi la carta ti invita a metterti in quella posizione, a cercare un equilibrio con tutto quello che ti circonda.

Ieri sera c’è stata l’eclissi e c’erano le stelle cadenti. Ne hai vista qualcuna?

No, purtroppo no!

Quindi niente stelle cadenti e niente desideri?

Niente che tristezza.

E pensa che ho anche fatto una canzone su San Lorenzo.

Magari ne vedrai qualcuna questa sera mentre suoni.

Sì, magari.

Comunque i desideri li esprimi spesso?

Sì, mi capita. Le stelle cadenti le vedo comunque spesso.

Anche vivendo a Milano?

Si !

Anche a Milano cadono le stelle. Potrebbe essere il titolo di una canzone.

Sì. Io sono innamorata di Milano.

IL TOUR

18.08.2026 – Marina di Ravenna (RA) @Woodstock Beach Festival
23.08.2026 – Messina @ Giardini Corallo
22.09.2026 – Pavia @ Cultfest @
17.10.2026 – Ascoli Piceno @Teatro dei Filarmonici

IL FESTIVAL

Fino al 16 agosto Santarcangelo di Romagna torna ad accendere le sere (e le albe) della settimana di Ferragosto con la nuova edizione di We Reading Festival: un’esperienza immersiva che intreccia letture inedite, musica dal vivo, talk di approfondimento e performance uniche.
Raggiunto il traguardo del decimo anno, la rassegna si attesta come un punto di riferimento nell’estate culturale italiana, distinguendosi per l’attitudine a unire l’intimità della parola scritta con la ricerca artistica contemporanea e l’originalità delle performance. L’edizione 2026 espande ulteriormente i propri orizzonti: oltre ai consueti intrecci tra letteratura e note, il cartellone dedicherà un focus speciale ai linguaggi e alla cultura della moda.
Sui palchi diffusi nel bellissimo borgo di Santarcangelo di Romagna, un parterre variegato di autori, performer e giornalisti si metterà in gioco rileggendo ed esplorando opere a loro scelta, azzerando le distanze con chi ascolta in un’atmosfera informale e partecipativa.
A guidare questa decima edizione ci saranno figure poliedriche del panorama culturale e dello spettacolo: dai monologhi della stand-up comedian Serena Bongiovanni alla voce radiofonica di Diego Passoni, fino al giornalismo ironico e pungente di Luca Bottura. Il versante musicale vedrà protagonisti la band siciliana Santamarea, l’eclettica cantautrice Mille, il cantautore Nuvolari e infine l’astro nascente della nuova scena musicale italiana Rareş, atteso per il gran finale con un live in solo all’alba.
Le illustrazioni e la nuova veste grafica del Festival sono curate da Mr. Beard.
Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito, previa prenotazione, fino a esaurimento posti. Tessera associativa obbligatoria, sottoscrivibile anche la sera stessa.

IL PROGRAMMA

Il Festival si svolgerà nel giardino del Museo Etnografico di Santarcangelo (MET), che ogni sera a partire dalle 18:30 – orario di apertura porte – si animerà con food truck, servizio bar e selezioni musicali. A partire dalle 21:00 inizieranno le letture, seguite dai concerti alle 23:00.

Venerdì 14 agosto, ore 21:00 – Protagonista della serata è Luca Bottura, giornalista e autore televisivo tra i più affermati del panorama italiano, ideatore del programma Splendida Cornice con Geppi Cucciari, ospite fisso del programma “In Onda” per La7. Per We Reading porterà una riflessione sullo stato della satira e della politica italiana con un antologia di brani dal titolo “La satira, in generale – da Stefano Benni a Vannacci”. A seguire, dalle 23:00 il live del cantautore piacentino Nuvolari che porterà il nuovo album “Shojiro” edito per Bomba Dischi.

Sabato 15 agosto, ore 21:00 – Sul palco principale sale Serena Bongiovanni, tra le stand up comedian italiane di maggior successo, reduce dal suo ultimo tour nei più importanti teatri italiani, porterà sul palco la lettura di Balena di Giulia Muscatelli, tra le letture e la grande comicità che contraddistingue Serena Bongiovanni verrà affrontato il tema di come ridere del proprio corpo.
Alle 23:00, spazio alla musica live con la band alt-pop siciliana dei Santamarea, tra le realtà emergenti più interessanti della scena indipendente, capaci di fondere ricerca sonora, scrittura evocativa e influenze elettroniche.

Domenica 16 agosto – La giornata conclusiva del festival si apre sul Colle dei Cappuccini all’alba, alle 6:00, con un suggestivo concerto al sorgere del sole con il cantautore indie di origini rumene Rareş, vero e proprio fenomeno dell’estate 2026 della scena indie italiana, reduce del grande successo dell’ultimo album “Sincero!”, che si esibirà con un speciale live set in solo.

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@mrs.mille/

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