Lo definisce umilmente “Un musical che non ce l’ha fatta”, ma Commedia Musicale di Michele Bravi è invece un lavoro eclettico, sfaccettato, che ce la fa eccome.
Un musicista fuoriclasse disse una volta che scrivere e parlare di musica è come ballare di architettura. Per quanto non si possa criticare quasi niente a quel tizio, sento di poter affermare con una certa sicurezza che Michele Bravi non avrebbe difficoltà a ballare di architettura, o cucinare di teatro, o passeggiare di cinema.
E’ vero, la musica non va spiegata, ma forse può essere raccontata. E Michele Bravi, tra i suoi pregi, ha sicuramente quello dell’abile favella: apprendere la genesi, l’oggetto, il messaggio del suo nuovo disco, Commedia Musicale – in uscita il 17 Aprile – è piacevole tanto quanto ascoltare i suoi pezzi.

MicheleBravi_CommediaMusicale_credit.M.Balletti-2026
Del resto Bravi non è solo cantante e autore: si è cimentato con la regia, ha recitato in film e sarà presto a Cannes con un progetto cinematografico diretto da Bertrand Mandico, con Marion Cotillard nel cast.
L’arte della parola, spontanea, pensata o recitata, dunque, c’è.
La mia passione sono le storie, più del vocabolario che si utilizza per raccontarle”, afferma. “I miei concerti sono molto vicini agli spettacoli, a volte è solo una questione di cambiare la lingua”.
Bisogna capire, adesso, quale sarà l’accoglienza dell’idioma di Commedia Musicale, ma Bravi prende in prestito le parole di Federico Fellini –
Se il mio film piace a tutti ho fallito” – per spiegare il suo rapporto con questo disco e proclamare l’orgoglio del risultato: “Per me la musica deve rimanere diversiva. E’ un disco settoriale e voglio parlare a questo tipo di pubblico”, aggiunge.
Bisogna quindi prepararsi ad un lavoro che deraglia dai binari a destinazione sicura. Una cosa è certa: il viaggio che si percorrerà ascoltando Commedia Musicale gode del favore della luce del sole. Tutto è partito da contenuti culturali di cui Michele conserva un ricordo felice, a partire da quel “Culetto Indipendente”, il primo libro letto, fino al Don Chisciotte, l’opera che gli apre definitivamente le porte sulla dignità di una vita goffa, storta, fuori posto.
Sulla scia di questa ritrovata consapevolezza, Michele Bravi si concede la libertà di ridarci le parole più che i significati, di poter dire “cacca” al posto di una più educata – ma molto meno evocativa – perifrasi, senza rinunciare ad una costruzione musicale sofisticata ed elaborata.
Ho scritto questo disco pensandolo già dal vivo. Fino a poco fa scrivevo pensando all’ascoltatore, qui ho voluto inserire un’umanità più ruvida, più diretta, che arriva quasi con violenza. Ho voluto sfondare la quarta parete, un concetto narrativo che mi è sempre piaciuto”
E’ l’essenza della commedia, un genere che per pubblico e temi è stato sempre ingiustamente declassato rispetto alla sorella tragedia, è la linfa vitale dell’intero disco.
“Sono sempre stato tacciato come <quello dei contenuti pesanti>, ma questa volta ho voluto vincere una sfida con me stesso: scrivere il pezzo più felice che avessi mai composto.
E l’ho fatto”.
Sapete come si chiama? Funerale!
TRACCIA PER TRACCIA

CABARET
Un brano sognante e incantato che definisce il carattere musicale dell’intero album.
Una canzone che gioca con cambi di armonia e di tempo improvvisi. In questo senso, si intuisce sin da subito che la tecnica della scrittura musicale diventa, per tutto l’incedere del disco, un modo per giocare con l’ascoltatore e per guidarlo in un’esperienza creativa dinamica e vibrante.
In “cabaret” le pennellate di ironia disegnano, senza mai distinguere i confini, immagini realistiche e oniriche: il sogno si mescola con la concretezza del reale.
Un’ouverture che tende la mano a chi ha voglia di ascoltare e di essere trascinato via.
Intanto un gatto insonne sogna sui tetti della città.
SCENA 02
AMARSI NEL DISORDINE
Un brano che sogna la sregolatezza e l’idealizzazione di un amore maledetto e di una vita dannata ma che non può fare a meno di una più goffa quotidianità fatta di divano e liste della spesa.
In questa seconda scena di “Commedia Musicale” si intuisce che l’intero materiale di indagine del disco è la sfera umana, un’umanità teneramente ordinaria ed eroicamente grossolana.
Una canzone che ha il suo perno in una domanda nostalgica e soddisfatta: “Com’è che a me non è mai capitato?”.
Da qui, l’aspettativa cinematografica della vita inizia a combattere con l’incedere di una trama più antropica.
SCENA 03
PRIMA O POI
“Prima o poi” è uno sguardo tenero all’inadeguatezza e al fuori posto.
La storia di chi è fradicio sotto la pioggia e non si ricorda qual é il citofono giusto a cui suonare.
Una cascata di immagini scheggiate compone la sceneggiatura di un sentimento, fuggendo dalla volontà di farne una caricatura e cercando piuttosto di dargli una tridimensionalità umana.
Il testo si sviluppa in una serrata articolazione armonica, mescolando scale maggiori e minori con passaggi violenti ma inevitabili.
SCENA 04
GENITORE 3
La figura che per antonomasia è la più inadeguata di tutte è quella genitoriale.
Non esistono manuali di istruzioni per imparare come gestire una piccola vita che si affaccia sul mondo.
Un dialogo immaginario a un figlio che non esiste che, su un tappeto di gioco musicale, guarda con lo sguardo lucido il mondo che ha intorno senza però perdere la speranza.
Il brano si interroga sul semplice e temuto quesito: “è giusto che io pensi a un figlio?”.
Non è chiaro se questa domanda venga posta dalla coscienza individuale o dal mondo politico.
Forse chi ascolterà la canzone saprà rispondere.
SCENA 05
FUNERALE
Un tuffo nella comicità dei contrasti.
All’interno di “Commedia musicale” solo un brano con un simile titolo poteva essere la parantesi più divertente e dissacrante.
Come un inadeguato dichiara il proprio amore?
La risposta è semplice: parlando del proprio funerale.
Il risultato è una miscela di prosa e musica che definiscono questa canzone come la più esilarante e spassosa del disco.
SCENA 06
AL DI LÀ DELLE CANZONI
Se questa canzone fosse un elemento all’interno della commedia teatrale allora sarebbe la scenografia.
Davanti la scenografia è scintillante, epica e sorprendente ma dietro le assi di legno e i chiodi tengono su il sogno cinematografico.
Con le canzoni la regola è la stessa.
Ma cosa si nasconde dietro al posto di assi e chiodi?
Un brano che si sviluppa su un vocabolario casalingo e povero come un flusso di coscienza su chi non ha più bisogno di tradurre creativamente quello che vede.
SCENA 07
POPOLARE
Un brano sul folklore e sulla visceralità della musica dove il sacro del rito e il profano della piazza si confondono.
La musica diventa un’esperienza inevitabile, carnale ed epidermica che esplode in un carnevale di colori.
Un incedere malizioso e ipnotico che celebra i misteri di New Orleans e la sua inarrestabile voglia di far continuare la musica.
SCENA 08
L’UOMO INVISIBILE
Il protagonista di “Commedia musicale” si interroga sul significato dell’invisibilità.
Non essere visti dà certamente modo di giocare con il mondo, ma può anche diventare una condanna, conseguenza di un giudizio grossolano e fariseo.
Una canzone che indaga l’invisibilità, trasformandola in una dichiarazione d’amore potente e umana.
Solo per chi ci ha resi trasparenti non saremo mai invisibili.
SCENA 09
DOMANI È UN ALTRO GIORNO
Un omaggio necessario a Ornella Vanoni all’interno di un album che celebra la connessione magica tra il teatro e la musica.
Una canzone che è un manifesto nostalgico e consapevole sulla vita e sul rimpianto in cui l’ironia drammatica stabilisce la chiusura del cerchio.
SCENA 10
BUONA LA PRIMA
Ogni commedia punta al riconoscimento del pubblico e della critica.
Ma siamo sicuri di assomigliare a una commedia?
Siamo sicuri di poter alzare la statuetta degli Oscar davanti a un’ovazione?
Questo è il brano più doloroso dell’intero album in cui il rimpianto degli errori eclissa l’ottimismo.
L’unico sguardo possibile è quello verso il passato, quando ancora c’era tanto da dire.
SCENA 11
INSUCCESSO
Quale può essere la parola conclusiva di una tragicommedia in musica?
Chiaramente altro non si può parlare che di insuccesso, di teatri senza spettatori e di un cowboy maligno che sferza il suo ultimo colpo.
La verbosità retrò contrasta con un’atmosfera disco per dare il giusto lieto fine alla commedia.
INSTORE
20 Aprile – Milano – Mondadori Duomo – ore 17.30
21 Aprile – Bologna – SEMM ore 14.30
21 Aprile- Firenze – Galleria del Disco – ore 18.00
22 Aprile – Roma – Mondadori Galleria Alberto Sordi – ore 17.30
24 Aprile – Napoli – Mondadori Galleria Umberto – ore 15.00
IL TOUR
19 maggio Mestre (VE) – Teatro del Parco data zero sold out
22 maggio Milano – Auditorium Fondazione Cariplo
24 maggio Roma – Teatro Olimpico