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Intervista – JULI: “Solito Cinema” è inevitabilmente il disco più mio

Intervista – JULI: “Solito Cinema” è inevitabilmente il disco più mio

Juli-2026

Esce “Solito Cinema”, il disco di debutto di Juli. Un esordio che arriva come un percorso naturale, brani nati nel tempo, tra sessioni, incontri e scrittura condivisa, poi ricomposti in un progetto che tiene insieme traiettorie diverse con una coerenza ricercata e voluta. 

Abbiamo incontrato Juli a ridosso della pubblicazione del disco. Quello che emerge, senza particolari mediazioni, è un approccio che resta identico a quello del lavoro per altri.

Nessun cambio di metodo, nessuna rifondazione. Solo uno spostamento di fuoco: per la prima volta, tutto converge su di lui. Ed è forse qui che “Solito Cinema” trova il suo punto più netto, in questa esposizione diretta che non cerca di essere spiegata, ma semplicemente attraversata.

JULI_2026

INTERVISTA 

Nel disco le collaborazioni non sono semplici “feat”, ma voci che incarnano la tua visione. Tra queste spicca un nome inatteso come Fabio Concato. Com’è stato avvicinarlo e lavorare su “Voilà”?

“Voilà” è un brano del 2003, quindi la mia è una rilettura contemporanea di qualcosa che aveva già una storia e una vita autonoma. Anche se Concato non appartiene al mio perimetro attuale, lo è sempre stato sul piano delle influenze. È un artista che ho ascoltato e rispettato molto. Mi ha segnato non solo nella scrittura, ma anche nel modo di pensare la produzione: le chitarre, gli arrangiamenti, quella cura che resiste al tempo.
Poter intervenire su un suo brano, mandarglielo e riceverne l’approvazione, con una disponibilità e una gentilezza rare, è stato un passaggio importante. C’è stata anche da parte sua una curiosità autentica nel mettersi in gioco dentro un disco di artisti più giovani. Per me è un onore.

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Aprire il disco con lui, come prima traccia, è una scelta simbolica: è il miglior “benvenuto” possibile dentro questo mio cinema. In fondo “Voilà” funziona anche come dichiarazione d’intenti: eccomi, questo sono io. E avere lui lì è un regalo che mi sono fatto, ma anche una direzione: continuare a scrivere canzoni con quel respiro da cantautore.

“Vertigine” è invece un episodio atipico, solo strumentale. Come è nato?

È un brano che si è formato lentamente, negli ultimi due anni, soprattutto dal vivo. Durante i concerti con Olly c’era sempre uno spazio dedicato alla chitarra, uno scarto intimo dentro lo show.
La chitarra è uno strumento centrale nel nostro modo di scrivere, quindi aveva senso ritagliarle un momento autonomo.

Di data in data il pezzo si è trasformato: aggiunte, variazioni, improvvisazioni. A un certo punto mi è sembrato naturale portarlo nel disco e dargli una forma definitiva. È la prima volta che lo incido in studio: tutto doppiato, stratificato, senza troppe regole.

L’ho lasciato al centro della tracklist, con una certa ostinazione. Non ha voce, ma per me resta una canzone a tutti gli effetti. Spero venga ascoltata così, senza pregiudizi.

Vieni da un lavoro spesso dietro le quinte, poi con Olly sei salito sul palco. Quanto cambia il processo creativo in un progetto tuo rispetto a quello per altri artisti?

In realtà il metodo resta simile. Negli ultimi anni ho avuto la fortuna di lavorare solo su progetti in cui mi riconosco davvero, dove il mio contributo in scrittura è centrale.
La differenza, semmai, è nella responsabilità: qui tutto passa direttamente attraverso di me, senza mediazioni.
Questo disco è più esposto, inevitabilmente più mio. Ma non nasce da una rottura con il passato: è piuttosto una continuità portata alla luce.

Quanto è precaria, oggi, una carriera musicale come la tua?

È un mestiere senza garanzie. Quando inizi non sai dove andrai a finire, non esiste una traiettoria definita. Sei esposto a dinamiche che spesso non controlli.

Trasformare la passione in lavoro è bellissimo, ma il percorso è instabile: può richiedere anni, oppure consumarsi in pochi mesi. E, a essere onesti, i momenti di dubbio sono più frequenti di quelli di certezza. Ci sono stati periodi in cui ho fatto fatica a capire se continuare.

Oggi sono felice di aver insistito, ma resta un equilibrio fragile. Anche guardando avanti, non puoi sapere se tutto questo reggerà: dipende da troppe variabili che non dipendono da te.

Pensi a una dimensione live del disco?

Ci sto lavorando. Vorrei trovare una forma che sia all’altezza dell’idea. Questo è un disco che vive grazie agli artisti che ne fanno parte, quindi la dimensione live implica una complessità enorme.

Già organizzare un concerto con un solo artista è complicato, immagina con dodici. Però mi piacerebbe davvero portare “Solito Cinema” sul palco, trasformarlo in un’esperienza condivisa.

Oltre a Concato, anche Biagio Antonacci compare nel disco. Com’è nata questa collaborazione?

In modo totalmente inatteso. Quest’estate mi ha scritto mentre ero in vacanza con amici, mandandomi un provino piano e voce di quello che poi è diventato il brano finale del disco. Mi ha chiesto se volevo lavorarci.

È stato surreale: ricevere un messaggio da lui in quel contesto. Poi ci siamo visti, abbiamo sviluppato il pezzo insieme e a un certo punto gli ho chiesto se poteva entrare nel mio album. Ha accettato con grande naturalezza.

Lavorare con lui è stato forte, anche per la distanza generazionale. Ha una carriera enorme, e trovarselo accanto in studio, in una dimensione così quotidiana, ha qualcosa di straniante.

Qual è il filo conduttore tra artisti così diversi?

Sono tutti cantautori. Persone che scrivono quello che vivono. Ma soprattutto c’è un elemento umano molto forte.

Con alcuni condivido pezzi di vita, con altri magari solo momenti isolati, ma sempre autentici. Il disco nasce da relazioni vere, non costruite. E credo che questa sia la sua chiave: una stima reciproca che va oltre la musica. Fare musica è già qualcosa di potente, farla con persone con cui hai un legame lo è ancora di più.

“Solito Cinema” evoca una ritualità. Dov’è, invece, l’elemento insolito?

Paradossalmente, oggi l’insolito è la normalità. Viviamo in una condizione in cui tutto è talmente fuori asse da diventare ordinario.

“Solito Cinema” è diventato “solito” proprio perché continuo a chiamarlo così, a forza di ripeterlo. Ma in realtà nasce da una percezione di scarto rispetto alla normalità. E forse è proprio quella mancanza di normalità a renderlo tale.

Questo disco segna un punto di partenza o una chiusura di un capitolo della tua vita?

È un punto. Non tanto di arrivo o di ripartenza, quanto di definizione. Ho 27 anni e sentivo il bisogno di fermarmi un attimo, guardarmi indietro e mettere a fuoco il percorso fatto.

Sono sempre andato velocissimo, lavorando su dischi che rappresentavano l’inizio o la continuità di altri artisti.
Per la prima volta voglio vivere un progetto come se fosse conclusivo, anche se non lo è.

È un modo per respirare, per rimettere ordine, per riconoscere quello che ho fatto. Anche per concedermi, ogni tanto, di esserne fiero.

C’è qualcuno che avresti voluto nel disco ma che non è entrato?

No, ed è forse la cosa più bella. Non ho cercato nessuno in modo mirato. Tutto quello che è finito nel disco è nato in maniera naturale, da sessioni e incontri reali.

Non volevo costruire un progetto a tavolino. Mi interessava che fosse una raccolta spontanea di ciò che è successo. E il fatto di essermene accorto solo dopo, mettendo insieme i pezzi, lo rende ancora più vero.

 Sogni nel cassetto?

Più che sogni nel cassetto, mi accorgo di averne già realizzati molti senza nemmeno averli messi a fuoco. Erano lì, solo nascosti meglio di quanto pensassi.

Adesso la prospettiva è cambiata. L’obiettivo, per quanto possa sembrare elementare, è essere felice. La mia vita privata è cambiata molto e sento il bisogno di trovare una serenità reale.

Se riesco a stare bene, allora posso continuare a fare questo lavoro nel modo giusto. E magari, per una volta, anche concedermi di vivere davvero quello che faccio, non solo inseguirlo.

 LA TRACKLIST  

“Voilà” con Fabio Concato
“Che poi chissene frega” con Tommaso Paradiso
“Passatempo” con Fulminacci
“Serenamente” con Bresh
“Maledizione” con Franco 126
“L’ultima canzone” con Biagio Antonacci
“Quelli come me” con Coez
“Vertigine” (strumentale)
“Brutta storia (unplugged)” con Emma e Elisa
 “Noi, disillusi” con Enrico Nigiotti
“Qui piangono tutti” con Tredici Pietro
 “Cantilene” con Olly
 

ABOUT

JULI, pseudonimo di Julien Boverod, è un producer, autore e musicista classe ’98 originario di Aosta ma cresciuto artisticamente a Torino. Sin da giovanissimo si fa largo nel panorama musicale riuscendo ad emergere a livello nazionale, raggiungendo certificazioni d’oro e di platino per le sue produzioni e composizioni. Dal 2018 produce per Shade, Boro Boro, Oliver Green e successivamente allarga il campo delle collaborazioni lavorando anche insieme a Mambolosco, Fred De Palma, Alfa, Dargen D’Amico, Baby K. A partire dalla fine del 2020 collabora con Olly, artista con il quale si instaura una speciale intesa artistica che porta alla produzione dell’album “Il mondo gira”, pubblicato a dicembre 2022, e alla partecipazione a Sanremo 2023 con il brano “Polvere”. Nel 2024 JULI ritorna al Festival di Sanremo in qualità di autore, arrangiatore e produttore dei brani “Apnea” di Emma e “Il cielo non ci vuole” interpretata da Fred De Palma. È anche tra i compositori e produttori del singolo multiplatino “L’ultima poesia” di Ultimo e Geolier. A maggio 2024 entra a far parte del roster di EMI Records (Universal Music) e pubblica subito dopo il singolo “Ho voglia di te” con Emma e Olly, che conta 60 milioni di streams sulle piattaforme digitali e già disco di platino. Sul finire del 2024 esce il secondo  album di Olly, “Tutta vita”, interamente co-scritto e prodotto da JULI, che esordisce alla #1 in classifica FIMI e già certificato disco di platino. A Sanremo 2025 JULI è autore e produttore del brano vincitore del Festival: “Balorda nostalgia” di Olly. Ad aprile esce il brano “Bella davvero”, scritta da Ultimo e prodotta da Juli e ad ottobre esce “Tutta vita (sempre)”, il repack dell’album di Olly. Parallelamente parte il tour di Olly nei palasport, di cui Juli cura la direzione artistica.

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@juli__

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