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Intervista – FRANCESCO DE GREGORI contro stadi e algoritmi: Oggi se scrivessi Rimmel non emergerei
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Intervista – FRANCESCO DE GREGORI contro stadi e algoritmi: Oggi se scrivessi Rimmel non emergerei

Francesco De Gregori_Daniele Barraco (2026-pp-05)

Già nel 2024 FRANCESCO DE GREGORI aveva “stupito” il pubblico realizzando due “residency” a Milano e Roma in due piccoli teatri cittadini. Per l’occasione il “Principe” aveva messo mano al suo repertorio ripescando brani che non avevano mai visto la luce del successo, non erano diventate “hit” (parola che il cantautore romano non gradisce).

Quello che era uscito, era un concerto intimo in cui ogni sera una differente scaletta portava alla luce brani “dimenticati”, “secondari” ma che lo zoccolo duro del suo pubblico in realtà conosceva.

A due anni di distanza, periodo nel quale sono passati concerti estivi, nei teatri, nei club e nei palasport, Francesco De Gregori ripete quell’esperienza con due “tenute” teatrali a Roma (dal 27 ottobre) e Milano (dal 25 novembre) riproponendo il concerto “Nevergreen (Perfette sconosciute)”. A questo spettacolo dal vivo il cantautore romano aggiunge altre iniziative: il 4 giugno in prima serata su Rai 3 andrà in onda “FRANCESCO DE GREGORI. NEVERGREEN” di Stefano Pistolini(il docufilm live sarà poi disponibile su Rai Play) che viene presentato come un viaggio in un concerto, incluso backstage e attività di preparazione dello show. Inoltre il 16 ottobre esce l’album live “NEVERGREEN (PERFETTE SCONOSCIUTE)” registrato al Teatro Out Off di Milano.

Di tutto questo ne abbiamo parlato con il protagonista

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Francesco, partiamo dal titolo: cosa significa “Nevergreen”?

È una parola inventata da me, una specie di inglese maccheronico. Parte da “Evergreen”, cioè le canzoni famose che restano nel tempo, e diventa “Nevergreen”: le canzoni che non sono mai diventate famose e forse non lo diventeranno mai. Per essere ancora più chiaro ho aggiunto sulla locandina “perfette sconosciute”. Anche se poi, quando ho fatto questi concerti nel 2024, mi sono accorto che il pubblico le conosceva tutte: erano i miei “talebani”, quelli che sanno ogni pezzo a memoria.

Quindi niente grandi classici nei concerti?

Il pubblico deve saperlo prima: niente Rimmel, niente La donna cannone, niente Generale. Non voglio che qualcuno venga aspettandosi il repertorio più famoso e che poi chieda il rimborso perché non è previsto. Questi concerti nascono proprio per dare spazio alle canzoni rimaste ai margini.

Perché questa scelta così controcorrente?

Perché sono un po’ imbarazzato dal gigantismo dell’industria musicale di oggi. Sembra che esistano solo gli artisti che riempiono stadi e palazzetti. Io invece penso che la musica nasca anche nei piccoli locali, davanti a cento persone. È lì che ho iniziato anch’io. Se non ci fosse stato quel piccolo club agli inizi della mia carriera, probabilmente oggi non sarei qui.
Tra le parole che non sopporto e mi danno fastidio c’è “sold out” sbandierato come valore artistico. C’è anche “biopic”. Poi ce n’è una terza: “VIP”. Sono parole che sento lontane dal mio modo di vivere la musica.

A proposito di biopic, il progetto “Nevergreen” comprende anche un film. Di cosa si tratta?

Il film andrà in onda su Rai 3 ed è stato girato all’Out Off di Milano da Stefano Pistolini. Ma non è il classico documentario celebrativo in cui l’artista parla di sé e gli amici raccontano quanto sia bravo. Quella formula mi annoia. Noi abbiamo voluto mostrare semplicemente un musicista e la sua band al lavoro: le prove, gli errori, i concerti, l’improvvisazione. È un film non patinato, quasi “grunge”.

Nelle date del Teatro Out Off ci furono ospiti differenti ogni sera. Succederà così anche in questo nuovo tour? E quali di questi entreranno nel film?

Sì, sono passati amici come Zucchero, Jovanotti, Elisa, Ligabue, Malika Ayane e altri ancora. Sono venuti accettando il gioco dell’imperfezione, senza costruzioni troppo levigate, ma questa volta non ci saranno ospiti cantanti, piuttosto ci saranno dei musicisti. Tra quelli del 2024 solo uno è entrato nel film.

Con questi concerti sembri preferire il contatto ravvicinato con il pubblico.

Assolutamente sì. Mi piace la dimensione intima. Nei piccoli teatri o nei club c’è una vicinanza fisica che cambia tutto. La musica arriva in modo diverso. Non è che io disprezzi i palazzetti o i teatri grandi, ma nei posti piccoli succede qualcosa di speciale.

Qual è il luogo ideale per suonare, allora?

I club. Perché c’è un’atmosfera viva, disordinata, festosa. La gente si alza, va a fumare, torna, balla. È un modo più libero di vivere la musica.

Hai parlato anche della difficoltà, oggi, di emergere con la canzone d’autore. Se avessi vent’anni nel 2026, riusciresti a fare carriera?

Credo di no. Oggi la canzone come l’ho conosciuta io, con un testo curato, una struttura melodica, un certo tipo di scrittura, ha pochissimo spazio. Se oggi scrivessi Rimmel, o perfino Yesterday, avrei enormi difficoltà. L’industria musicale segue soprattutto gli algoritmi. E gli algoritmi non possono sostituire l’intuito umano.

È da tempo che non pubblichi nuovo materiale…

Saranno quasi dieci anni che non sento più l’ispirazione. E senza ispirazione non si scrive davvero. Posso tecnicamente costruire una canzone in un pomeriggio, ma sarebbe inutile. Scrivere una bella canzone è una sensazione meravigliosa, quasi fisica. Se non arriva quella scintilla, meglio stare fermi.

Le guerre e le tensioni internazionali di oggi ti hanno dato nuovi spunti?

No, perché le guerre c’erano già quando scrivevo Generale o Il vestito del violinista. Bastava guardarsi intorno. Quelle canzoni purtroppo sono ancora attuali.

Hai mai pensato di andare al Festival di Sanremo?

No. Quando ero ragazzo e si uccise Luigi Tenco, giurai a me stesso che non sarei mai andato a Sanremo. E ho mantenuto la promessa.

Oggi molti artisti prendono posizione politica dal palco. Tu sembri più prudente.

Mi mette un po’ a disagio il proclama politico dell’artista. Non credo che il pubblico abbia bisogno di un cantante per capire da che parte stare. Se voglio dire qualcosa, preferisco farlo attraverso le canzoni.

Quali saranno alcune delle “nevergreen” che porterai sul palco?

La ragazza della miniera, I matti, Deriva, San Lorenzo, Stelutis alpinis, Gamma di legno a Parigi. Magari qualcuno penserà: “Meno male che erano sconosciute”. Va bene anche così, mi rimetto al giudizio critico del pubblico. Non tutte le canzoni devono essere capolavori, ma sono mie e mi piace continuare a cantarle.

Continuerai anche a pubblicare dischi dal vivo?

Certo, il terzo “passo” di questo progetto sarà la pubblicazione di un live (a ottobre 2026) che documenta i live del teatro Out Off del 2024. Non capisco perché si debba criticare un artista che vuole documentare i propri concerti. Nessuno è obbligato a comprare quei dischi. Ma il live racconta qualcosa che il disco in studio non può raccontare: cambia la voce, cambia l’energia, cambia tutto.

Hai paura del momento in cui smetterai di suonare?

No. Quando arriverà il momento, semplicemente sparirò. Senza annunci. Finché avrò voglia di salire su un palco e finché qualcuno vorrà ascoltarmi, continuerò a farlo. Anche senza nuove canzoni.

Intervista di Luca Trambusti per musicadalpalco.com (Clicca per leggere l’intero articolo)

IN ONDA 

il 4 giugno in prima serata su Rai 3 “FRANCESCO DE GREGORI. NEVERGREEN” di Stefano Pistolini

il docufilm che racconta la residenza al Teatro Out Off di Milano (20 concerti dal 29 ottobre al 23 novembre 2024)

LA BAND 

FRANCESCO DE GREGORI sarà accompagnato dalla sua band composta da GUIDO GUGLIELMINETTI (basso e contrabasso), PRIMIANO DI BIASE (direzione artistica, hammond, tastiere e fisarmonica), CARLO GAUDIELLO (piano e tastiere), PAOLO GIOVENCHI (chitarre), ALESSANDRO VALLE (pedal steel guitar e mandolino) e SIMONE TALONE (batteria e percussioni). Coriste FRANCESCA LA COLLA e CRISTINA GRECO.

LE DATE 

Le prevendite sono disponibili su Ticketone. I biglietti per le nuove date saranno disponibili su Ticketone a partire da oggi, martedì 26 maggio, alle ore 18.00.

ROMA – TEATRO SALA UMBERTO

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MILANO – TEATRO OUT OFF

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ph: De-Gregori_foto-di-Daniele-Barraco-2024

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