Vol. 44-2026 di Newsic Friday – le nostre pagelle dei primi ascolti del venerdì.
LA PLAYLIST
LE PAGELLE BRANO PER BRANO
Everything But The Girl – Voto 8,50 – Tracey Thorn e Ben Watt ripartono da una chitarra spagnola a corde di nylon. È il suono con cui sono cresciuti, lo stesso del jazz-folk di «Eden». Watt canta con una voce che lui stesso dava per perduta, e i pochi colori aggiunti lasciano nudo l’impianto. Essenziale.
Steven Wilson – Voto 8,00 –A Basket of Bees parte come un folk bucolico che insegue la luce mentre cala. Chitarre e voci girano su se stesse come pulviscolo negli ultimi raggi, poi il brano si spezza e accelera in un rock sempre più serrato fino all’ultima battuta. È un rito pagano in campagna inglese, con un’eco dei Porcupine Tree che Wilson non prova a nascondere. Super prog.
Lucio Corsi – Voto 7,50 – Lucio racconta l’insofferenza di tutti i giorni come una piccola parabola surreale. Lavora per immagini sghembe e associazioni che non si vedono arrivare. L’ironia tiene a bada la malinconia, e l’ordinario esce dal brano storto quanto basta. Immaginifico.
Editors – Voto 7,00 – Gli Editors tornano alla densità scura degli esordi. Le chitarre tagliano e la tensione non cala mai, ma il carattere del pezzo lo decide il baritono di Tom Smith. Notturno.
Ex:Re – Voto 7,00 – Elena Tonra riapre il capitolo solista con una scrittura introspettiva, attraversata da quella malinconia obliqua che ha segnato il percorso dei Daughter. Nel brano ritrova un’intesa musicale fertile, senza rinnegare la propria natura appartata. Ipnotico.
Cristiano Godano – Voto 7,00 – Con Valori Godano abbandona le consuete coordinate cantautorali per immergersi in un paesaggio sonoro claustrofobico, tra pulsazioni trip-hop e derive noise. La sua invettiva contro il progressivo svuotamento etico ha una scrittura inquieta, sostenuta da un arrangiamento di notevole personalità.
Chiara Civello – Clap! Clap! – CCCC – Voto 7,00 – Civello e Clap! Clap! si incontrano a metà strada. Lei porta la canzone d’autore e il jazz, lui l’elettronica e il passo da club. Il pezzo funziona perché nessuno dei due arretra. Eclettico.
Dada’ – Voto 7,00 – Dadà lavora sul confine tra radici e sperimentazione, innestando nuove soluzioni sonore in un immaginario che conserva una precisa matrice tradizionale. Il tessuto musicale è avvolgente, con una personalità che affiora senza forzature. Contaminante.
Iosonouncane – Voto 7,00 – La conferma di una sensibilità compositiva attenta alle possibilità narrative del suono. Beniamino si inserisce in una ricerca che supera la funzione di semplice accompagnamento cinematografico, lasciando intravedere un universo musicale autonomo.
Kid Yugi – Voto 7,00 – Kid Yugi accosta la musica alla donna amata con una similitudine che regge tutto il pezzo. Trasforma il sentimento in racconto e tiene il melodramma a distanza. Lucido.
Fast Animals and Slow Kids – Voto 6,75 – Un immaginario post-apocalittico diventa metafora della fragilità dei rapporti umani e di ciò che sopravvive alle macerie. La scrittura conserva una tensione emotiva riconoscibile, mentre la collaborazione con Riccardo Zanotti introduce una sfumatura inedita. Crepuscolare.
Gracie Abrams – Voto 6,75 – Gracie racconta le dipendenze emotive di una relazione irrisolta, soffermandosi sui meccanismi che riportano sempre allo stesso punto. A convincere è soprattutto la base ruvida, che incrina la consueta fragilità della sua scrittura. Incisiva.
Noa Flandina – Voto 6,75 – La cartomante prende un amore finito male e lo rovescia in un gioco di tarocchi: le carte false vengono scoperte e il cuore resta intero. È una rivalsa che rinuncia alla vendetta, e l’arrangiamento leggero la asseconda con garbo, forse troppo. Le manca ancora il colpo di scena. Un po’ il campionato di Anna Castiglia.
Vienna – Voto 6,75 – Il breakbeat regge tutto. È la spina dorsale su cui Vienna appoggia elettronica e chitarre dal taglio rock, e dà al brano un’inquietudine fisica che le parole da sole non avrebbero. Il testo segue una scelta che perde direzione e approda alla morale dell’errore come punto di ripartenza, una conclusione onesta ma già sentita. Vienna convince di più quando dubita che quando consola.
Pietro Bombardelli – Voto 6,75 – Una riflessione sul tempo e sulla tendenza a rifugiarsi nella nostalgia o nell’attesa, dimenticando il presente. Bombardelli costruisce un racconto cantautorale intimo, sostenuto da un impianto strumentale curato. La scrittura è sincera, ma ancora legata a coordinate familiari.
Guise The Lizia – Voto 6,75 – Il brano intercetta le oscillazioni di una generazione sospesa tra aspirazioni e inconcludenze, tra il desiderio di diventare qualcuno e l’incapacità di trovare una direzione. Uno sguardo generazionale sincero, anche se non sempre a fuoco. Irrequieto.
Latrelle – N’Dreamer – Voto 6,50 – Scrittura street credibile, ben calata nel proprio contesto, senza forzature di maniera. Il beat accompagna con qualche intuizione ritmica interessante, dando al pezzo una dinamica che evita la linearità. Promettente.
Les Votives – Voto 6,50 – La band continua a lavorare sul proprio rock, e con Francesca lo rende più ruvido e più denso. La sezione ritmica spinge, le chitarre fanno massa e la voce di Riccardo Lardinelli deve farsi strada dentro un suono compatto. L’energia c’è, il carattere della band anche. Non male!
Max Pezzali – Voto 6,50 – Pezzali resta fedele al proprio immaginario: piccoli riti quotidiani, provincia e personaggi comuni. Una scrittura che conosce bene i suoi codici e li maneggia con mestiere, senza cercare nuove traiettorie. Familiare.
Le Vibrazioni – Voto 6,50 – Forse sono felice riflette sulla felicità come condizione da riconoscere più che da inseguire. Sarcina affida a una scrittura diretta un tema universale, senza però riuscire sempre a sottrarsi a una certa prevedibilità melodica e narrativa.
Luca Barbarossa – Voto 6,50 -Barbarossa recupera il linguaggio dei songwriter americani, con gli archi di Paolo Buonvino a rifinire un impianto melodico piacevole, ma piuttosto tradizionale. Una ballad che celebra i gesti quotidiani di chi agisce in controtendenza rispetto all’indifferenza. Rassicurante.
Sangiovanni – Voto 6,50 – Una riflessione sulla società dell’esibizione permanente, dove ogni esperienza sembra destinata a diventare contenuto. Sangiovanni cerca un approdo nell’autenticità dei rapporti umani, con un messaggio condivisibile. Musicalmente c’è un retro gusto anni sessanta.
Alfa – Voto 6,50 – Una dichiarazione sentimentale costruita sull’idea dell’incontro predestinato. Alfa punta sulla sincerità emotiva con una scrittura ancorata a immagini e concetti già ampiamente frequentati dal pop italiano. Gradevole, senza particolari guizzi.
Luigi Strangis – Voto 6,25 – Un pop rock che guarda all’alternativo italiano e mostra un controllo del mestiere che non era scontato. Il testo resta invece sul terreno dell’accettazione di sé e dei propri difetti, già battuto da mezza generazione di cantautori pop.
Gabriele Serpe – Voto 6,25 – Il racconto di Sara, che ha cambiato vita restando la ragazza ribelle di un tempo, e un protagonista rimasto indietro, uguale a ieri e soltanto più stanco. In lei cerca la persona che avrebbe potuto diventare e non ha avuto il coraggio di essere. L’idea migliore è rovesciare il titolo, un orizzonte che alla fine non divide più nulla.
Shablo – Elena Rose – Joosha – Voto 6,25 – Lover’s Prayer intreccia nostalgia, ambizione e distanza, affidandosi a un racconto intimo tra italiano e inglese. La produzione di Shablo accompagna con misura la voce di Elena Rose, ma il brano non sempre riesce a emanciparsi da una certa prevedibilità emotiva.
Francesca Michielin – Voto 6,25 – Prosegue l’esplorazione di sonorità cupe, intrecciate a immagini fantasy che conferiscono al brano un’aura quasi fiabesca. È però nelle aperture melodiche della ballad che Michielin ritrova la sua espressività più convincente.
Stramare – Voto 6,00 – Una ballad grunge crepuscolare su una giovinezza logorata dall’inquietudine e dalla paura di restare indietro. La provincia ha smesso di essere un rifugio: la cronaca nera sta accanto ai saldi, il sogno del palco accanto agli annunci di lavoro. Disilluso.
Franco Molinari – Voto 6,00 -Ritmi ballabili e aperture melodiche immediate sostengono un racconto sull’autostima e sulle aspettative sentimentali. Il passaggio dal rock alternativo a una dimensione pop elettronica è evidente.
Shabel – Voto 6,oo – Il passo sussurrato da ninna nanna è la scelta giusta per un dialogo così intimo. Il resto pesca da un repertorio consumato, con la danza come metafora della vita e il bambino interiore da tornare ad ascoltare. È un buon dispositivo che aspetta ancora immagini all’altezza.
Finesse – Tony Boy – Capo Plaza – Skrilla – Voto 5,oo – Un concentrato di rap che accumula barre senza trovare una vera direzione. Le voci si accavallano nell’oscurità di un beat monocorde, finendo per confondere densità e incisività.