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CANZONI DELLA SETTIMANA: le nuove uscite discografiche (24 Luglio) #NewMusicFriday

CANZONI-DELLA-SETTIMANA-30-2026

Vol. 30-2026 di Newsic Friday – le nostre pagelle dei primi ascolti del venerdì.

LA PLAYLIST 

LE PAGELLE BRANO PER BRANO

Charlie xcx –  Voto 8,00 – Charli lima gli spigoli elettronici per lasciare spazio a chitarre oblique e dettagli pop sofisticati, richiamando l’attitudine già sperimentata in “Rock Music”. Un brano consapevole, forse meno incendiario del passato ma capace di confermare una scrittura sempre mutevole e super contemporanea. 

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Gotts Street Park – Celeste –   Voto 7,50 – Con Easy si apre un dialogo elegante tra soul contemporaneo e malinconia retrò. La voce graffiata di Celeste amplifica la tensione emotiva di una ballata che trova forza nella misura, lasciando spazio a sfumature e dettagli. Un brano maturo, capace di trasformare la semplicità in intensità. Raffinato.

The Avalanches – Karen O –   Voto 7,50 – The Avalanches riattivano la loro alchimia del collage sonoro affidando a Karen O una malinconia misurata. Il campionamento dell’Italo disco di Blue Gas (Celso Valli) diventa materia viva, sospesa fra memoria e presente. Eleganza compositiva.

irossa –  Voto 7,00 – Le irossa ampliano il proprio vocabolario sonoro con Saxophonist, episodio che introduce drum machine e sax innestate in una scrittura frammentata tra tedesco e inglese. Il cut-up diventa strumento di straniamento, mentre l’elettronica apre nuove prospettive senza tradire l’identità della band. Una sperimentazione lucida. Segnateveli! 

Murex –  Voto 7,00 – Murex trasforma la sua musica in un organismo sonoro instabile, dove glitch elettronici, tensioni orchestrali e avanguardia pop convivono in un paesaggio frammentato. Scrittura visionaria, talvolta ermetica, capace di creare atmosfere rarefatte senza sempre mantenere la stessa intensità narrativa. Ipnotico.

The Strokes –  Voto 7,00 – The Strokes ritrovano un’essenzialità di scrittura che porta il segno della produzione di Rick Rubin: arrangiamenti asciutti, spazi calibrati, nessuna ridondanza. Non capisco l’uso dell’autotune. Una scelta estetica poco necessaria, capace di alterare un’identità vocale già riconoscibile. 

Willow –  Voto 7,00 – Willow prosegue un percorso di emancipazione sonora che la porta a fondere alternative e R&B contemporaneo in una trama ipnotica. La scrittura privilegia atmosfere liquide e ricerca timbrica, con una maturità evidente anche se ancora in cerca di una sintesi definitiva. Magnetica.

Tyla –  Voto 7,00 – Tyla trova un equilibrio convincente fra pulsazione afrobeat e R&B patinato, costruendo un brano avvolgente e dalla tessitura sonora corposa. La scrittura privilegia atmosfera e sensualità, sacrificando qualche guizzo, ma l’insieme mantiene una solida coerenza. Seducente.

Anitta  –  Voto 7,00 – Anitta abbandona la patina del reggaeton e delle hit da classifica per confrontarsi con radici sonore più profonde. La scelta valorizza una dimensione più autentica, dove ritmo e tradizione convivono senza l’urgenza della hit estiva. Un cambio di prospettiva convincente. Meglio cosi! 

Martin Garrix – U2 –  Voto 7,00 – Martin Garrix e U2 intrecciano mondi apparentemente distanti in una collaborazione costruita sull’apertura melodica più che sull’effetto sorpresa. L’elettronica del producer incontra il respiro epico della band irlandese, con un risultato solido ma privo di autentici cortocircuiti creativi. Equilibrata.

Edda – Lamante –  Voto 7,00 – Edda rilegge Ezechiele con Lamante in un incontro generazionale che mantiene intatta la tensione emotiva del brano. La ruvidità espressiva del cantautore trova un contrappunto più fragile e contemporaneo, anche se l’operazione aggiunge più profondità interpretativa che reale trasformazione sonora. Viscerale.

Paola Turci –  Voto 7,00 – Paola torna alla dimensione più intima con Manchi, ballata sul racconto dell’assenza. La scrittura, diretta e personale, evita artifici melodrammatici lasciando emergere una vulnerabilità autentica. Un ritorno coerente con il suo percorso, intenso senza forzature. Ricercati e raffinati gli arrangiamenti. 

Teenage Fanclub –  Voto 6,50 – Day in the Sun è una nuova variazione sul tema della loro scrittura melodica e contemplativa. La band scozzese conserva intatta la propria eleganza pop, anche se il brano procede su coordinate ampiamente conosciute. Un ritorno coerente, più rassicurante che sorprendente.

Big Fish – Macello – Enny P –  Voto 6,50 – Big Fish trasforma il linguaggio rap in una tensione tech house dove il flow di Macello ed Enny P si confronta con un ritmo incalzante e straniante. Pressing racconta ansie e ambizioni contemporanee con efficacia, anche se l’esperimento resta più interessante nell’idea che nella profondità.

Jennie –  Voto 6,50 – Jennie sceglie un pop morbido e vellutato, sorretto da arrangiamenti curati che valorizzano la misura più dell’ambizione. La scrittura procede senza sbavature, ma evita anche gli scarti capaci di lasciare un segno duraturo. Piacevole. Levigata.

Katseye –  Voto 6,25 – Le Katseye confezionano un pop contemporaneo che intreccia elettronica e chitarra classica con discreta fluidità. L’amalgama funziona sul piano dell’ascolto, ma resta più efficace nella formula che nell’invenzione. Rifinito, senza autentici scarti. 

Lp –  Voto 6,25 – Inno all’autenticità personale, sostenuto da una produzione levigata e una vocalità sempre riconoscibile. Il brano punta sull’immediatezza emotiva più che sulla ricerca, con una scrittura sincera ma priva di particolari deviazioni dal pop contemporaneo. 

Stefano Resta –   Voto 6,25 – Stefano Resta costruisce una ballata d’autore sospesa tra simbolismo naturale e riflessione antropologica. “Come i fiori” si affida a immagini evocative e a un arrangiamento misurato che richiama certo cantautorato italiano.

Cromosauri –  Voto 6,00 – “Brillare” attraversa il territorio del rimpianto e della perdita di slancio con una sensibilità malinconica. Il brano intreccia tensione grunge e venature alternative, sostenendo un testo sul rapporto fragile tra sogni e realtà. L’impatto emotivo è sincero, ma la scrittura resta in parte ancorata a immagini già frequentate e un po’ fuori tempo massimo. 

Dagood YL –  Voto 6,00 – Porta in Italia il linguaggio dei corridos tumbados fondendolo con l’immaginario delle periferie romane. L’operazione è curiosa e testimonia una ricerca fuori dagli schemi, anche se la contaminazione appare ancora più suggestiva nell’intento che nella resa complessiva. Promettente.

G. Mineiro –  Voto 5,00 – G. Mineiro restituisce una fotografia nitida della trap più recente: produzioni funzionali, ma liriche ripiegate su un qualcosa di sterile e prive di autentico slancio immaginifico. L’impatto resta superficiale e l’identità fatica a emergere. Il beat può funzionare ma il resto è individualismo ma non visionario. 

Glocky – Tony Effe –  Voto 5,00 – Glocky insiste su una trap sintetica, compressa in beat digitali che evocano più un videogioco che una tensione urbana. Il rap biascicato che non si capisce nulla e Tony Effe adotta un’interpretazione svuotata, mentre la scrittura resta prigioniera di stereotipi e immagini deboli. Poco incisiva. Bocciato!

dede –  Voto 5,00 – Dedde punta sulla dimensione club affidandosi a richiami electro-pop anni Duemila e a una produzione funzionale al movimento più che alla ricerca. L’idea di evasione resta però superficiale, con una scrittura che fatica a lasciare un’impronta oltre l’immediatezza del momento. Effimero.

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