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Recensione: CHARLI XCX – “Music, Fashion, Film”

Charli XCX torna dopo il fenomeno culturale di Brat con Music, Fashion, Film, un album che abbandona la dimensione del manifesto generazionale per esplorare nuove forme di identità sonora.

Ci sono Taylor, Olivia, Sabrina, Ariana, Gracie. E poi c’è un altro campionato, un altrove dove le classifiche smettono di essere una bussola e il pop viene deformato, ricostruito, spinto oltre i propri confini. Qui c’è Charli xcx.

“Music, Fashion, Film” è la conferma di un’attitudine ormai rara nel pop contemporaneo. Charli non esplora i margini per portarli al mainstream, li usa per contaminare la superficie della canzone, contaminando la superficie con pulsioni indie, nervature viscerali e una sensibilità quasi curatoriale. Charli non usa il pop per rassicurare, lo usa come materia instabile da deformare, sabotare, ricostruire.

Dopo il terremoto culturale di “Brat“, il disco del 2024 che ha trasformato un’estetica apparentemente caotica in un manifesto generazionale, cambiare rotta era quasi obbligatorio. Ma era anche un rischio. Perdere il pubblico appena conquistato, rifiutare la formula vincente, scegliere una strada meno prevedibile significava esporsi al giudizio di chi aspettava semplicemente una nuova versione di “Brat”.

La critica si è divisa. La scelta di sottrarsi alla logica della replica non ha convinto tutti. Il Telegraph ha appioppato al disco un due stelle su cinque  sostenendo che “il tentativo della star di Brat di reinventarsi artisticamente è soffocato da una produzione stridente e da canzoni vuote e autocelebrative”. Una lettura diametralmente opposta arriva dal Guardian, che con un filotto pieno di cinque stelle su cinque individua proprio nella trasformazione il nucleo dell’opera: “Charli ribalta l’idea: come, in qualsiasi momento, un fulmine a ciel sereno possa sconvolgere la tua idea di te stessa, facendoti sentire terrificamente rinata”.

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Il titolo apparentemente prosaico, “Music, Fashion, Film”, racconta la nuova traiettoria dell’artista britannica, sempre più immersa tra cinema, moda e costruzione dell’immagine pubblica. Ma fin dai primi estratti il quadro è apparso più sfuggente rispetto all’analisi emotiva e generazionale delle relazioni femminili che aveva attraversato “Brat”. Qui Charli sembra meno interessata a fotografare il caos e più intenzionata a interrogarsi su cosa rimanga dopo la deflagrazione.

Anche l’iconografia segue questa deriva. La copertina, una fotografia in bianco e nero che accosta John Cale dei Velvet Underground, lo stilista Marc Jacobs e il regista Martin Scorsese, sembra dichiarare una genealogia culturale più che un semplice riferimento estetico. Charli non cerca un posto nella storia del pop: sembra voler dialogare con chi ha già provato a demolirne le convenzioni.

Da sempre osservatrice lucida dei meccanismi culturali, Charli comprende che l’automercificazione non è più un incidente del sistema, ma il sistema stesso. Mostrare se stessi, vendere un’immagine, trasformare la propria identità in prodotto: è la condizione contemporanea. La domanda diventa se questa esposizione permanente possa essere una forma di liberazione o soltanto un modo più elegante per alimentare il fuoco.

Persino la scelta delle chitarre e l’abbandono dell’onnipresente Auto-Tune diventano parte della riflessione sull’autenticità. Non è una conversione organica al rock, né un travestimento nostalgico: è un altro dispositivo per mettere in crisi ciò che consideriamo vero e ciò che invece è soltanto una costruzione.

Mezz’ora scarsa di musica asciutta, scura, nervosa, che rifiuta l’inseguimento della hit perfetta. Charli non prova a replicare il momento irripetibile che l’ha consacrata. Una direzione già intuibile in “Wuthering Heights”, anche se lì il contesto era quello più protetto di una colonna sonora. Qui invece sceglie di smontare il proprio mito prima che diventi una gabbia.

“Music, Fashion, Film” è un disco irrequieto, ambiguo, a tratti respingente. Proprio per questo, un disco necessario.

SCORE: 7,50

I VOTI DEGLI ALTRI 

DIY Magazine – Voto 10,00
The Guardian – Voto 10,00
Pitchfork – Voto 8,20
Rolling Stone – Voto 8,00 
The Independent (UK) – Voto 6,00
The Telegraph (UK) – Voto 4,00

DA ASCOLTARE SUBITO

Rock Music –  Camera – I’m Afraid

DA SKIPPARE SUBITO 

Undici brani per mezzora. Dritta senza fronzoli. Da ascoltare! 

TRACKLIST

Rock Music
SS26
Card Declined
Camera
2007
I’m Afraid
Yeah
Wink Wink
Persona
Magic Metal Montana
No One Lasts Forever (feat. David Cronenberg)

DISCOGRAFIA 

2013 – True Romance
2014 – Sucker
2019 – Charli
2020 – How I’m Feeling Now
2022 – Crash
2024 – Brat
2026 – Wuthering Heights (Colonna sonora)
2026 – Music, Fashion, Film

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