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CANZONI DELLA SETTIMANA: le nuove uscite discografiche (11 Settembre) #NewMusicFriday

CANZONI-DELLA-SETTIMANA-37-2026

Vol. 37-2026 di Newsic Friday – le nostre pagelle dei primi ascolti del venerdì.

LA PLAYLIST

LE PAGELLE BRANO PER BRANO

Ekep Nkwelle – Voto 8,00 – Ekep Nkwelle affronta il dolore senza indulgere nel melodramma, trasformando Good Morning, Heartache in una confessione trattenuta. La voce conserva una tensione jazzistica elegante, mentre il tema del lutto diventa consapevolezza più che resa. Un brano intenso, capace di dare peso alla vulnerabilità. Profonda.

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Ezra Collective  – Voto 8,00 – La maturità degli Ezra Collective risiede nella capacità di fondere l’esuberanza ritmica con una sottile gravità esistenziale. Il loro jazz polifonico non offre consolazioni a buon mercato, ma trasforma il dolore in un’urgenza catartica, spinta da una coesione corale d’impeccabile nitidezza. Luminescente.

Jhené Aiko – Kendrick Lamar – Voto 8,00 – La sinergia tra Jhené Aiko e Kendrick Lamar travalica l’effetto nostalgia per ancorarsi a una chimica liquida e viscerale. Tra ricami eterei e metriche oblique, il brano rifiuta le scorciatoie commerciali: una convergenza di linguaggi dove l’intesa ipnotica prevale sull’esibizionismo formale. Magnetico.

The Avalanches – John Glacier – Khadija Al Hanafi – Voto 8,00 – L’alchimia campionatoria dei The Avalanches ritrova linfa nell’incastro tra l’incedere di John Glacier e le scosse sonore di Khadija Al Hanafi. Un collage lisergico e vibrante, dove la frammentazione urbana londinese si trasfigura in un’ipnosi dance sofisticata e trascinante. Allucinatorio.

John Legend – Voto 7,50 – John Legend si muove con disinvoltura tra soul e Afrobeats, affidando a Daylight un andamento solare e immediato. Il groove è efficace, e la forma di Pharrell è evidente. La voce resta il principale elemento di riconoscibilità, mentre la scrittura punta più sulla piacevolezza che sulla ricerca. Funziona. Solare post estivo! 

Bonobo – Voto 7,50 – Bonobo conferma garanzia di equilibrio. La tessitura elettronica downtempo dialoga con innesti jazz ed echi ambient, evitando la mera maniera grazie a un disegno formale impeccabile. L’incedere fluido e l’eleganza timbrica testimoniano una maestria produttiva ormai cristallizzata.

Victoria Monet – Voto 7,25 – La filiera produttiva guidata da D’Mile e la penna di Babyface ancorano il brano alle frequenze più raffinate dell’R&B anni ’90. Monét declina la sensualità con una disinvoltura vocale millimetrica, evitando la leziosità per valorizzare una materia sonora felpata, calcolata e irresistibilmente calda.

prima stanza a destra – Angelica Bove – Voto 7,25 – Un’intimità sospesa che trova nella metafora dell’acquario la sua immagine più riuscita. Angelica costruisce una ballad delicata, sostenuta da un arrangiamento organico che amplia senza snaturare la scrittura. Le due voci si sfiorano, più complici che sorprendenti. Intensa.

Edera Voto 7,25 – In Flame è come una piccola architettura di tensioni, dove il groove apre a una pausa quasi contemplativa. Trap, post-rock, jazz ed elettronica convivono senza annullarsi, sostenuti da una scrittura che cerca movimento e contrasto. La ricerca sonora è interessante. Ibrida.

Liars – Voto 7,25 – Angus Andrew trasforma la crisi ambientale di Kalamazoo in materia sonora abrasiva, incorporando field recordings e una struttura volutamente scomposta. La rabbia non è un artificio estetico, ma il risultato di un’esperienza concreta. I Liars ritrovano così la loro vocazione disturbante, con qualche ridondanza di troppo. Incendiaria.

Warhaus Voto 7,25 – Warhaus veste il suo pop decadente di synth anni Ottanta, lasciando affiorare in Simple Pleasures una sensualità più ruvida. Il groove è obliquo, la voce mantiene quella teatralità inquieta che gli è propria. Una variazione di registro riuscita. Sorniona.

Soft Cell – Voto 7,25 – La dimensione testamentaria del brano si incardina in una ballata sintetica nello stile Soft Cell. L’elettronica di Dave Ball stende un tappeto elegiaco su cui la voce di Almond ricama un dolore privo di patetismi: un congedo composto che sublima l’eredità synth-pop nel rigore della forma. Solenne.

Kings Of Leon – Voto 7,25 – I Kings of Leon spogliano l’impalcatura arena-rock per far affiorare una crepitante fragilità. La trama chitarristica sostiene un’urgenza espressiva ritrovata, dove la memoria personale diviene materia sonora densa e priva di sovrastrutture. Un’evoluzione matura che restituisce credibilità al loro solco.

Al Castellana – Willie Peyote – Voto 7,25 – Al Castellana e Willie usano il funk come antidoto alla stasi, con una scrittura che tiene insieme disincanto e voglia di ripartire. Il groove ha una funzione narrativa, non ornamentale, e sostiene un brano solido. Al è un master del genere, indiscusso! 

Marracash – Guè  – Voto 7,00 – Marra e Guè si prendono “Casini” per ribadire una sintonia costruita sulla tecnica. Il campionamento di “Gangsta’s Paradise” offre una base riconoscibile, mentre i due si sfidano a colpi di rime, incastri e punchline. La scrittura è muscolare, il flow preciso, l’effetto resta celebrativo e in linea con il loro spessore. 

22simba Voto 7,00 -22simba guarda alla provincia senza trasformarla in cartolina, usando Saronno come coordinate biografiche per parlare di crescita, identità e ambizione. La dimensione personale rende il racconto credibile e soprattutto in evoluzione. 

Geolier – Achille Lauro –  Voto 7,00Per Noi è l’incontro tra il flow monolitico di Geolier e la teatralità dionisiaca di Achille Lauro. Il brano lavora per attrito di timbri e visioni, saldando due estetiche distanti in un’inaspettata coerenza formale. Una prova di forza che valorizza la maturità espressiva di entrambi

Blanco Voto 7,00 -Blanco torna a misurarsi con sentimenti e istinto, conservando quell’impeto generazionale che ne ha definito la cifra. Il brano ha energia e immediatezza, ma non sempre trova una forma capace di sorprendere. Vivo.

DJ Gruff – Tony Esposito – Voto 7,00 – DJ Gruff torna alle radici dell’hip hop partenopeo, chiamando Tony Esposito a dare materia ritmica a Intro Nilny. Le percussioni diventano il centro di un dialogo tra ricerca e memoria, evitando l’effetto nostalgia. Un brano di atmosfera e groove, tra trip-hop, rap e tradizione. Raffinato.

Rico Mendossa – InokiVoto 7,00 – Rico Mendossa e Inoki attraversano una Torino lontana dalla retorica, trasformando la partenza in una riflessione su radici e identità. Il racconto ha peso autobiografico e una buona concretezza old style. Il valore sta nella sincerità più che nella sorpresa!

DrimerVoto 7,00 – Drimer divide La rana nell’acqua in due movimenti per sei minuti di rap schietto, puntando sulla parola più che sull’impatto immediato. La struttura dilatata gli consente di sviluppare il discorso senza inseguire formule radiofoniche. Qualche passaggio avrebbe meritato maggiore sintesi. Autentico e dritto! 

Barone – Voto 7,00 – Barone debutta in sospensione, affidando a un’atmosfera rarefatta più che alle parole il racconto dello smarrimento. Untitled procede morbido tra malinconia e abbandono, con echi di The Style Council e Cigarettes After Sex fin troppo riconoscibili. Interessante l’intenzione. Elegante.

Camilla Magli – Voto 7,00 – Il ritorno alle origini schiva la trappola della retorica e si incardina in un’ossatura pop elegante, mai stucchevole. Camilla bilancia una densità narrativa viscerale con una struttura sonora nitida: la ricerca dell’essenza personale diventa così materia vivida, organica e priva di leziosità.

Elisa – Voto 6,75 – Elisa sopravvive all’ipertrofia della propria aura con l’elettronica. L’esecuzione è millimetrica (produzione Dardust) impeccabile nella grana, eppure si avverte l’eco di un canone ormai consolatorio. Un mestiere adamantino che leviga ogni asperità, preferendo la certezza formale al rischio dell’imprevisto. Cesellato.

Filippo Graziani – Voto 6,75 – Panico (Punk77) guarda alla ribellione con la distanza della memoria, trasformando il punk in un reperto emotivo più che in una posa. Graziani costruisce un racconto vivido su un impianto rock diretto, sostenuto da chitarre incisive e un ritornello efficace. Qualche passaggio indulge però nella nostalgia.

Boetti – Voto 6,50 – Boetti costruisce giove/piove attorno all’ambiguità dell’ispirazione, tra mito, amore e una certa idea di abbandono creativo. La scrittura evita il didascalico e lascia spazio all’ascolto, mentre l’impianto analogico promette una ricerca più ampia.

Guidoboni – Voto 6,50 – Pop-rock che alterna intimità e aperture più energiche. COME SAREBBE BELLO LASCIARSI SE FOSSE COME INNAMORARSI trova qualche immagine riuscita, ma il tema del tempo e dei sentimenti consumati resta dentro coordinate già ampiamente esplorate. Delicata.

Soap Voto 6,50Cigarette è il racconto della fine di una relazione, senza cercare una redenzione immediata. Il gesto della sigaretta diventa una misura del tempo e dell’incapacità di lasciare andare, dentro una scrittura intima ma talvolta troppo esplicita e un groove tra urban e afrobeat. 

Night Skinny -Lubi, Over Lapa, Flaco G, G.Mineiro, 18K, Macello, Enny P e Alkhazar Voto 6,25 – Il consueto rituale della posse track si rinnova nel consorzio tra architettura d’ambiente e voracità emergenti. Night Skinny stende una griglia sonora spoglia, arena in cui gli accenti acerbi si alternano a slanci d’impatto. Un’affollata prova d’orchestra urbana che garantisce vigore, rinunciando alla sintesi.

Dea Culpa – Ciao sono Vale  – Voto 6,25 – Piove sulla pioggia è una introspezione per affrontare la fragilità senza cercare scorciatoie emotive, dentro un impianto urban R&B essenziale. La coppia funziona e anche la canzone. 

Dove Cameron- Voto 6,25 – La declinazione pop dell’idillio romano oscilla tra vulnerabilità e patinati accenti confessionali. La canzone è una vera e propria lettera d’amore dedicata al compagno e frontman dei Måneskin, Damiano. Anni ottanta con tanto di sax finale! 

Rema – Voto 6,25 – Pulsanti caribici sorreggono un’impalcatura Afrofusion di immediata presa. Rema manovra il pidgin con la consueta agilità timbrica, rimanendo tuttavia ancorato a formule e recinti espressivi già ampiamente collaudati, privi di scarti d’invenzione davvero memorabili.

Lil Jolie – Dario Mangiaracina – Voto 6,25 – Mangiaracina strappa Lil Jolie alle convenzioni del talent per innestarla in un’architettura indie-pop affilata. L’estetica della produzione asciuga i manierismi, valorizzando un’introspezione viscerale e una scrittura generazionale mai banale. Un sodalizio felice che regala identità e spessore al progetto.

Ottobre – Voto 6,25 – E’ l’apatia che diventa materia esplosiva. Chitarre distorte e ritmiche serrate per dare corpo al rifiuto della quotidianità. Non mi va ha un’urgenza credibile e un’attitudine punk. L’impatto c’è, la sorpresa meno. Irritata.

Slipknot  – Voto 6,25 – Gli Slipknot tornano alla loro forma più brutale con Arsenal, condensando riff pesanti, ritmiche martellanti e il ruggito di Corey Taylor in poco più di tre minuti. Il brano funziona per impatto e controllo della dinamica. Solo per gli appassionati del genere e raramente sorprende.

Silent Bob  – Voto 6,00 Morire È Niente è il racconto della fine di una relazione in un confronto poco indulgente con le proprie fragilità.  Produzione ruvida e rallentata di Sick Budd con la collaborazione con il bassista e chitarrista Alessandro Cianci. Il giusto contrappunto a una scrittura introspettiva. 

OrlandoVoto 6,00 – ORLANDO sceglie una scrittura essenziale per raccontare l’amore come forma di resistenza alle proprie fragilità. Gran finale ha immagini quotidiane efficaci e una produzione che asseconda il tono senza forzarlo. La doppia lettura tra coppia e dialogo interiore aggiunge profondità, ma resta nei territori del già sentito.

Immanuel Casto – Voto 5,00 – Immanuel torna a colpire la politica attraverso l’ironia, mettendo in corto circuito retorica pubblica e precarietà quotidiana. Fidel Casto ha un’idea chiara e qualche buona stoccata, ma la provocazione appare fin troppo prevedibile e gratuita.

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