Alzare l’asticella della propria ricerca musicale è una condizione necessaria per chi vuole restare un artista e non diventare il curatore del proprio catalogo.
I Pet Shop Boys la alzano sempre da più di quarant’anni, e con «A man from the future» lo fanno nella direzione meno ovvia: all’indietro.
“A man from the future” non è materiale nuovo. Tennant e Lowe lo avevano scritto nel 2012-13 con Andrew Hodges, matematico di Oxford e autore di «Alan Turing: The Enigma», e lo avevano eseguito una sola sera, nel luglio 2014, ai BBC Proms della Royal Albert Hall con la BBC Concert Orchestra e i BBC Singers. Dodici anni dopo lo hanno smontato e rimontato. L’elettronica ha guadagnato spazio, l’orchestra si è ristretta: Sven Helbig ha ridotto i suoi arrangiamenti agli otto archi del Manchester Camerata. Il coro dei ragazzi della Manchester Grammar School canta in quattro brani, Juliet Stevenson legge una narrazione tratta dal libro di Hodges e ampliata insieme a Tennant. Al sedicesimo album in studio arriva il primo concept della loro discografia.
Otto tracce, otto capitoli in ordine cronologico. Si comincia con Natural wonders every child should know, titolo preso dal manuale di scienze per ragazzi di Edwin Tenney Brewster che Turing lesse da bambino, e la scelta dichiara il metodo: qui comanda il testo. Per lunghi minuti è la voce di Stevenson a portare il racconto. Il ragazzo che a Sherborne non si adegua e si ritira in se stesso, l’incontro con Christopher Morcom nel 1927, le notti a guardare le stelle, la tubercolosi bovina che Morcom aveva contratto da piccolo e che se lo porta via nel 1930, le lettere di Alan alla madre dell’amico. Poi Cambridge, Bletchley Park e la macchina Enigma, il calcolatore digitale, la profezia sulle macchine pensanti, la condanna del 1952 per una relazione omosessuale, la castrazione chimica, il cianuro nel giugno 1954.
Sotto la voce di Stevenson il disco si muove su due piani. C’è l’elettronica di Lowe, con i tappeti di synth dal suono analogico che riportano agli anni Ottanta. E c’è la scrittura orchestrale di Helbig, che nel passaggio dalla BBC Concert Orchestra agli otto archi del Manchester Camerata ha perso la massa sinfonica dei Proms e ha guadagnato nitidezza. Le partiture procedono per linee, si intrecciano ai sintetizzatori invece di coprirli, e lasciano respirare il coro dei ragazzi quando entra. Il pop raramente riesce a far convivere questi due linguaggi senza ridurre uno dei due a decorazione dell’altro. Qui l’equilibrio tiene, anche perché nessuno dei due ha fretta.
«A man from the future» somiglia più a un radiodramma con canzoni che a un album con una cornice narrativa. Chi cerca il synth-pop di «Nonetheless» troverà poco da canticchiare. Chi accetta il patto ritrova Tennant nel ruolo che gli riesce meglio da quattro decenni, quello del commentatore che osserva il dolore da una distanza minima e lo rende sopportabile.
È un disco che si ascolta una volta con tutta la concentrazione che merita e poi il rischio è che si sistema sullo scaffale accanto al libro di Hodges, che è esattamente il posto dove deve stare, nel futuro.
SCORE : Voto 7,50
I VOTI DEGLI ALTRI:
DA ASCOLTARE SUBITO
The Enigma – Only in his death – A man from the future
DA SKIPPARE SUBITO:
Nulla. Da ascoltare e possibilmente non riporre
TRACKLIST
1. Natural wonders every child should know
2. He dreamed of machines
3. The Enigma
4. Other ranks
5. The memory and the control
6. The trial
7. Only in his death
8. A man from the future
DISCOGRAFIA:
1986 – Please
1987 – Actually
1988 – Introspective
1990 – Behaviour
1993 – Very
1996 – Bilingual
1999 – Nightlife
2002 – Release
2006 – Fundamental
2009 – Yes
2012 – Elysium
2013 – Electric
2016 – Super
2020 – Hotspot
2024 – Nonetheless
2026 – A man from the future