Fare un disco di cover è spesso un’operazione scivolosa, piena di trabocchetti, di rischi, di incognite. “Risuona” ci gira attorno con una certa astuzia: è un disco dei Perturbazione in cui le canzoni, per una volta, le hanno scritte altri.
Ascoltandolo dall’inizio alla fine ho avuto la sensazione di stare dentro il seguito di “(dis)amore” più che in una raccolta di riletture. Ritorna il tema dell’assenza, ritornano le coppie che si guardano senza riuscire più a parlarsi, ritorna quel modo gentile e ricercato di maneggiare il pop che è il marchio di fabbrica della band torinese. Ogni canzone ne esce avvolta in una coperta di cashmere, più morbida di come era entrata.
Le canzoni sono dieci, tutte in inglese, tradotte e risuonate in italiano. Arrivano quasi tutte dall’indie, da cataloghi amati da pochi, e nessuna è tra quelle consumate dalle radio o sedimentate nella memoria collettiva. La forza del disco sta qui, nell’idea prima ancora che nei singoli brani: scegliere canzoni che non hanno un’interpretazione definitiva da rispettare e portarle nel mondo dei Perturbazione, dove possono diventare altro.
Riscrivere in italiano un brano nato in un’altra lingua significa piegare la metrica, trovare parole che reggano la melodia, rinunciare a qualcosa per guadagnare altro. La parte difficile arriva dopo: portarlo nella propria zona sonora senza cannibalizzare le emozioni che un altro musicista ci aveva messo dentro. Dietro “Risuona” ci sono più di vent’anni di tentativi e decine di traduzioni rimaste nel cassetto, e si sente.
Le riletture accompagnano i Perturbazione da sempre. Quando si comincia a suonare insieme, da ragazzi, si imita quello che si ama: le cover sono una palestra, servono a misurare i propri limiti e a scoprire dove si è forti. Col tempo si capisce che le migliori non sono le più fedeli, ma quelle che attraverso le note e le parole di qualcun altro finiscono per raccontare chi le suona. Il titolo tiene insieme le due cose. Risuonare una canzone significa riprodurla e lasciare che vibri qualcosa in chi la ascolta.
Due presenze elevano ulteriormente il disco un passo più in là. Lloyd Cole, uno degli autori tradotti, canta in inglese l’ultimo verso di Musica in un’altra lingua, e il cerchio si chiude nel punto esatto in cui la canzone parla di sé stessa. In Il tuo ex la voce di Chiara Vidonis duetta con quella di Tommaso Cerasuolo e dà al brano la seconda voce che la scrittura originale chiedeva.
Spiegare perché proprio queste dieci canzoni sarebbe come provare a spiegare un colpo di fulmine. La risposta più onesta la offre lo stesso Lloyd Cole, con una canzone che racconta frasi che non si capiscono e melodie colte al volo, e due persone che provano invano ad accompagnarsi.
Chi è cresciuto con i dischi in inglese conosce quella magia: si ama una canzone prima di capirla. “Risuona” fa il percorso inverso. Te la fa capire, e non smetti di amarla.
VOTO: 8,00
DA ASCOLTARE SUBITO
Quel che non ho più (Only you – Yazoo) – Il tuo ex (Your ex-lover is dead) feat. Chiara Vidonis – Vieni qua (C_mere – Interpol)
DA SKIPPARE SUBITO
Nulla. Per una perfetta esperienza sonora ascoltate in sequenza (dis)amore e Risuona… Non state buttando via del tempo. Ve lo assicuro!
TRACKLIST:
1. Musica in un’altra lingua (Music in a foreign language) feat. Lloyd Cole
2. Quel che non ho più (Only you – Yazoo)
3. Una prova (Proof – I am kloot)
4. Il tuo ex (Your ex-lover is dead) feat. Chiara Vidonis
5. Sconosciuta (Stranger – Noah & The Whale)
6. Vieni qua (C_mere – Interpol)
7. Resta se vuoi (Why won’t you stay – American Music Club)
8. Killian’s red (Killian’s red – Nada Surf)
9. Sedna (Sedna – Efterklang)
10. Conseguenza (Consequence – The Notwist)
DISCOGRAFIA:
1998 – Waiting to Happen
2002 – In circolo
2005 – Canzoni allo specchio
2007 – Pianissimo fortissimo
2010 – Del nostro tempo rubato
2013 – Musica X
2016 – Le storie che ci raccontiamo
2020 – (dis)amore
2024 – La buona novella (Live)
2026 – Risuona
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