Vol. 41-2026 di Newsic Friday – le nostre pagelle dei primi ascolti del venerdì.
LA PLAYLIST
LE PAGELLE BRANO PER BRANO
Mina – Voto 8,00 – Il brano di Jimmy Fontana è ridotto a voce, chitarra acustica e pianoforte. Mina lo canta come se le fosse sempre appartenuto, e lo spazio vuoto intorno alla voce toglie ogni sospetto di operazione nostalgia. Fuori categoria, anche con le cover.
David Byrne – Daniel Pemberton – Voto 8,00 – Il libretto è fatto delle dichiarazioni pubbliche di Elon Musk, montate in sequenza fino a comporre un ritratto satirico. Il ritmo incalzante fa il resto. A far ridere sono le parole di Musk, e la caricatura non serve. Geniale.
Fabri Fibra – Neffa – Voto 7,50 – Due percorsi che hanno segnato il rap italiano in epoche diverse si incontrano sullo stesso pezzo. L’intesa poggia sul mestiere e sulla scrittura, mentre la produzione resta in disparte e lascia parlare loro. Master!
Ifulki – Voto 7,50 – Una operazione musicale che salda jazz, house e suggestioni marocchine su un pianoforte soulful che dà al brano un movimento naturale. IFULKI evita l’ibridazione ornamentale e conserva una buona tensione ritmica. Sorprendentemente vitale.
Perturbazione – Llyod Cole – Voto 7,50 – La versione italiana di Music in a Foreign Language gioca sullo scarto tra suono e significato e ne ricava la storia di due amanti che non si capiscono più. Cole entra nell’ultimo verso, in inglese, e la traduzione si chiude su se stessa. L’arrangiamento lavora per sottrazione. Sognante.
Vinicio Capossela – Voto 7,50 – Capossela entra nell’universo di Dylan Thomas con una scrittura visionaria, sospesa tra sogno e destino. Il riferimento a Renato Striglia aggiunge una vena elegiaca che resta leggera. Letterario.
Arlo Parks – Voto 7,50 – Arlo intreccia la morbidezza della voce con beat elettronici dalle rifiniture dance, trovando un equilibrio tra intimità e movimento. La scrittura conserva sensibilità senza sacrificare il ritmo, in una sintesi stilistica ormai sempre più riconoscibile. Raffinata, raffinata!
Marco Mengoni – Voto 7,00 – Giornate perse porta Mengoni verso un pop più adulto, dove l’impianto acustico convive con una produzione contemporanea super raffinata. L’omaggio a Dalla è evidente ma non invasivo, mentre la scrittura evita il sentimentalismo più facile. Un brano solido, ben calibrato dove la sua voce esplode e si plasma alla perfezione sul ritmo. Evolutivo!
Levante – Voto 7,00 – Desiderio e nostalgia scorrono su un andamento che dalla new wave prende i colori, non il calco. Ne esce un’eleganza obliqua, che è il registro in cui Levante rende meglio. Centrata.
Rkomi – Voto 7,00 – Mirko torna alle radici rap con una consapevolezza espressiva che negli ultimi lavori mancava. La stagione pop non viene rinnegata, ma qui trova finalmente una direzione. Ritrovato.
Judeline – Voto 7,00 – Judeline rielabora l’immaginario malinconico di Yann Tiersen campionando “J’y suis jamais allé”, dalla colonna sonora di Amélie. Un innesto riconoscibile che aggiunge fascino cinematografico al brano, pur rischiando di affidarsi troppo alla suggestione della fonte.
Chiara Civello – Clap! Clap! – CCCC- Voto 7,00 – Nu jazz, art pop ed elettronica spezzata in broken beat accompagnano un racconto di isolamento e trasformazione spirituale. La sperimentazione diventa una forma di guarigione, e il filo emotivo regge anche nei passaggi più cerebrali. Visionario.
Giulia Pratelli – Voto 6,75 – Il disco guarda alle inquietudini del presente con una scrittura introspettiva e sincera. L’impianto è ben calibrato, ma qua e là la lirica torna su strade già percorse dal cantautorato recente. Pratelli cerca il dialogo con chi ascolta e non alza mai la voce per ottenerlo. Misurato.
Pugni – Voto 6,75 – È una ballata dal passo lieve, con una voce ruvida che canta l’incapacità di amare senza ferire. L’immagine di Guglielmo Tell funziona, mentre qualche passaggio scivola nel sentimentalismo. La melodia regge il peso. Sincero.
Troye Sivan – Voto 6,75 – Troye trasforma l’attesa sentimentale in una fantasia pop euforica, dedicata a un amore ancora da incontrare. L’idea ha una sua leggerezza contagiosa, ma resta più efficace nell’intenzione che nella profondità emotiva.
Remi Wolf – Voto 6,75 – Remi Wolf smussa gli spigoli del suo pop eccentrico con Champagne, lasciando emergere una scrittura più raccolta. La personalità resta comunque riconoscibile.
Slayyyter – Voto 6,75 – Il sospetto di un tradimento diventa una fuga verso New York, tra rivalità sentimentali e glamour. Il passo irriverente è quello di sempre, e lo è anche la patina, sotto la quale c’è poco. Patinato.
Britney Spears – Voto 6,50 -Il brano viene dalle sessioni del 2001: pop da fine relazione che rivendica la propria identità davanti a un ex. Funziona, ma l’interesse filologico pesa quanto la canzone. Archeologico. Un salto nel passato.
Jangy Leeon – Voto 6,50 – Il motore è il beat di Jack The Smoker, solido e intriso di West Coast. Jangy Leeon regge il confronto con El Gant e Ras Kass, e Louie Rubio spezza il flusso con misura. La connessione internazionale funziona, i guizzi mancano. Corretto.
Lorenzo Senni – Voto 6,50 – Senni incrocia elettronica e hardcore in un brano che mette in collisione due icone dello skate, Chad Muska e Jamie Thomas. L’idea ha una sua immediatezza, ma il dialogo resta più concettuale che musicale. Un esperimento curioso, non del tutto risolto.
YOUAREHERE – Voto 6,50 – Stratificazioni elettroniche e texture in mutazione continua tengono il brano in tensione. Il lavoro sulle dinamiche è buono e la forma sfugge alla prevedibilità, ma la ricerca non sempre trova uno sviluppo. Mobile.
Marco Scipione – Voto 6,50 – Marco Scipione trasforma il sax in una materia elettrica, tra droni, distorsioni e timbri abrasivi. L’idea è interessante e la dimensione live aggiunge rigore al progetto, ma il brano tende a dilatare intuizioni che possono risultare virtuosismi più essenze.
L’Officina della Camomilla – Voto 6,50 – L’Officina della Camomilla traduce l’immaginario di Bret Easton Ellis in un affresco synth pop anni ottanta fatto di edonismo e autodistruzione. Ellis evoca con efficacia il marcio sotto la superficie dorata.
Jovanotti – Samurai Jay – Voto 6,50 – Jovanotti e Samurai Jay intrecciano sonorità caraibiche in un brano dal passo immediato e contagioso. La commistione funziona, ma sembra dipendere molto dal contesto festivo per sprigionare tutta la sua efficacia. Fuori dalla spiaggia, resta da verificarne la tenuta. Estivo tardivo.
sangiovanni – Voto 6,50 – ok buonanotte cerca nel quotidiano un pop leggero, ironico e dal ritornello immediato. Sangiovanni mostra una buona naturalezza melodica, ma la scrittura resta prevedibile e il brano non scava oltre la superficie delle piccole nevrosi di ogni giorno
TY1 – Kid Yugi – Marracash – Voto 6,50 – TY1 riunisce Kid Yugi e Marracash su un beat cupo e profondo, ideale per esibire tecnica e peso specifico. Il confronto regge, ma il brano sembra puntare più sull’affermazione di status nella scena che su una reale evoluzione sonora. Muscolare.
Ottobre – Voto 6,25 – OTTOBRE mette in musica fragilità psicologiche, relazioni distruttive e contraddizioni personali, cercando un equilibrio tra confessione autobiografica, sguardo generazionale e un rock super ruvido. Irrequieto.
Clamö – Voto 6,25 – Techno, rap ed elettronica vanno in corto circuito, con cassa dritta e rumble sotto una scrittura sulla fragilità e sul bisogno di approvazione. Il contrasto tra produzione gelida e parte emotiva funziona, ma si intuisce presto dove va a parare. Teso.
Nashley – Voto 6,25 – Sempre soli riporta Nashley verso una scrittura più intima, sostenuta dal pianoforte e da un arrangiamento orchestrale che amplia il racconto della provincia e del tempo che passa. La nostalgia è autentica, ma resta dentro coordinate già note dell’urban-pop. Malinconico.
soap – Voto 6,25 – Sophie mette a fuoco l’inadeguatezza e le ambivalenze dei legami con una scrittura confessionale, che privilegia il disordine emotivo alla ricerca di risposte. Soap convince per sincerità, ma il racconto fatica a emanciparsi da coordinate introspettive già battute.
Cuta – Voto 6,00 – Cuta affida a pianoforte, archi e ritmica serrata un racconto introspettivo sugli errori sentimentali. Cuta evita il vittimismo e punta sulla confessione diretta, ma lo storytelling resta ancorato a formule già esplorate dal rap conscious.
GIOVAPIÙGIOVA – Voto 6,00 – TORNERÒ nasce su un’elettronica emotiva e una scrittura volutamente immediata. Il tema della memoria sentimentale è trattato con discrezione, ma senza particolari deviazioni dai codici del pop elettronico contemporaneo. Gradevole ma poco sorprendente.
Laioung – Voto 5,00 – Un assemblaggio di trap, afrobeat e inflessioni mediterranee su una produzione piuttosto convenzionale. Il ritornello ha presa immediata, mentre il tema identitario resta più dichiarato che realmente sviluppato. Un brano senza particolari sorprese.
Orietta Berti – Nina Zilla – Danti – Voto 4,50 – Orietta Berti, Nina Zilli e Danti confezionano un brano che arriva fuori tempo massimo, aggrappato a sonorità da tormentone estivo senza una reale ragione per esistere oltre la stagione. Superfluo.
Baby K – Guè – Voto 4,00 – AMORE/DILEMMA ripropone il tipico urban-pop di Baby K tra sensualità ostentata, metafore criminali e un ritornello costruito sul gioco amore/tentazione. La scrittura però accumula cliché senza trasformarli, mentre la produzione non lascia tracce. Guè appare ma non svolta. Tutto stra sentito da anni!