La seconda edizione del Festival of the Sun, il secret festival ideato e curato dal produttore Rick Rubin, ancora una volta ha trasformato i borghi toscani in un laboratorio diffuso di musica, spiritualità, arte e pensiero contemporaneo, richiamando migliaia di persone da tutto il mondo.

La giornata di sabato 20 giugno ha offerto uno dei momenti più emblematici dello spirito della manifestazione. Ad aprire ufficialmente il festival, sulle colline di Mensano, è stato Devendra Banhart. In perfetta sintonia con la filosofia dell’evento, il suo soundcheck si è progressivamente trasformato in un concerto vero e proprio, cancellando ogni distinzione tra preparazione ed esibizione e regalando al pubblico un’esperienza spontanea e irripetibile.
Sempre a Mensano si è svolto il talk della filosofa dell’Università di Oxford Victoria Trumbull, che ha affrontato temi legati all’identità nell’epoca dell’intelligenza artificiale, interrogandosi sul rapporto tra coscienza e dimensione virtuale.
Nel tardo pomeriggio il festival si è spostato sul sagrato della chiesa di Santa Maria Assunta a Monteriggioni, dove è arrivata una delle sorprese più attese: Jovanotti ha fatto la sua comparsa sul palco per un set di circa quarantacinque minuti che ha trasformato la piazza in una grande festa collettiva. Ad assistere alla performance, affacciato da una finestra e accolto dall’entusiasmo del pubblico, anche Rick Rubin. Durante il live, Jovanotti ha ringraziato pubblicamente il celebre produttore, definendo il Festival of the Sun un progetto rivoluzionario e dichiarandosi onorato di prenderne parte.
Al tramonto è stato invece il turno del pianista olandese Joep Beving, che ha incantato il pubblico con le sue composizioni minimali.

La serata è poi proseguita ad Abbadia Isola con uno degli appuntamenti più significativi dell’intera rassegna: Jack Dorsey, fondatore di Twitter, ha dialogato in collegamento con Edward Snowden, protagonista del Datagate, in un confronto dedicato ai temi della libertà, della sorveglianza e del rapporto tra tecnologia e democrazia. L’incontro ha preceduto la proiezione del documentario The Six Billion Dollar Man dedicato alla vicenda WikiLeaks.
Tra il pubblico anche numerosi protagonisti del cinema e della musica italiana, tra cui Benedetta Porcaroli, Riccardo Scamarcio, Alessandro Borghi, Ghali e Lea Gavino.

Oggi, domenica 21 giugno, nel giorno del solstizio d’estate, il festival ha registrato un’affluenza ancora maggiore. La mattinata all’anfiteatro di Casole d’Elsa si è aperta all’insegna della spiritualità con il Sunday Church Service guidato da Pitt Greig, seguito dall’esibizione della cantautrice americana Ganavya.
Nel pomeriggio la storica piazza di Colle di Val d’Elsa è diventata il cuore pulsante della manifestazione. Il compositore bretone Yann Tiersen ha sorpreso il pubblico con un intenso live set elettronico costruito tra sintetizzatori, tessiture ambient e suggestioni acustiche. A seguire, il polistrumentista pugliese Jolly Mare ha proposto il suo personale intreccio di elettronica e contaminazioni mediterranee.
Negli spazi della Cripta si è invece svolto l’atteso incontro guidato dal maestro di meditazione Jack Kornfield, seguito in prima fila da Jovanotti e dallo stesso Rick Rubin. Spazio poi alla ricerca vocale radicale dell’artista giapponese Hatis Noit.

La lunga festa del solstizio è proseguita con il set del dj Cosmo Gonik, le sonorità contemporanee de La Niña del Sud, la straordinaria presenza della cantante maliana Oumou Sangaré e il gran finale affidato all’energia della 2Nice Crew e all’iconica M.I.A.
In un tempo dominato dalla programmazione algoritmica e dalla prevedibilità degli eventi, il Festival of the Sun sembra proporre un modello opposto: un’esperienza costruita sull’imprevisto, sull’ascolto e sulla fiducia. Un atto collettivo che migliaia di persone hanno scelto di condividere affidandosi esclusivamente alla visione artistica di Rick Rubin.

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