Il settimo album di Ultimo dice tutto già dal titolo: Il giorno che aspettava è senza ombra di dubbio il 4 luglio, la data del live record a Tor Vergata da 250.000 tagliandi polverizzati in tre ore.
Questo disco forse non nasce per precise ragioni artistiche, ma esiste per servire il concerto, non viceversa. Funziona come una traccia sonora per un evento collettivo più che come un’opera musicale a sé stante. Non l’ennesimo live e non un best of ma un vero e proprio disco di inediti.
Sotto il profilo della critica musicale non ha nulla di realmente nuovo da dire, tanto meno sul piano musicale dove non ci sono grosse sorprese.
Ultimo lavora da anni sullo stesso vocabolario: l’infinito come simbolo fisso in copertina, il tempo che fugge, l’adolescenza rimpianta, l’amore raccontato a trent’anni passati con la stessa intensità con cui lo si racconterebbe a sedici.
Avevamo cent’anni, uno dei brani della scaletta, riassume da solo l’intero campionario: nostalgia anticipata di un presente che non è ancora passato.
È un meccanismo rodato che funziona, lo dimostrano le vendite, ma è anche un meccanismo che Niccolò non sente il bisogno di aggiornare. I tre singoli pubblicati in anticipo confermano la tenuta del modello: melodie ampie pensate per il prato di uno stadio, ritornelli che funzionano più come cori che come frasi da ricordare. La produzione punta dritta al cuore dei suoi estimatori, lontana da qualsiasi rischio.
È un disco che comprende dieci brani e ognuno ha un legame con un momento diverso della mia vita che associo in maniera assolutamente personale a uno dei tatuaggi che porto addosso.
Racconta lo stesso Ultimo ma che non aggiungono nulla di significativo alla sua discografia se non materiale da imparare a memoria in fretta (chiaramente per i suoi devoti) e cantare a squarciagola in quel di Tor Vergata.
“Il giorno che aspettavo” non ha nulla da dimostrare a chi segue Ultimo da “Pianeti” in avanti (e sono una moltitudine), e probabilmente non vuole dimostrarlo.
Esiste come tappa di un percorso artistico e intimo più grande di lui, l’oggetto fisico che gli “Ultimi” porteranno a casa per ricordare un indimenticabile notte di luglio.
Come disco, in senso stretto, dice poco di nuovo. Come prologo a quell’evento, fa esattamente il suo lavoro.
SCORE: 6,00
DA ASCOLTARE SUBITO
QUANDO DORME LA CITTÀ – AVEVAMO CENT’ANNI – CI SIAMO DETTI TUTTO
DA SKIPPARE SUBITO
Quasi tutto se non vai al concerto!
TRACKLIST
IL GIORNO CHE ASPETTAVO
QUALCOSA DI BELLO
ROMANTICA
ACQUARIO
QUESTA INSENSATA VOGLIA DI TE
QUANDO DORME LA CITTÀ
IO NON SO
CUORE DI PLASTICA
AVEVAMO CENT’ANNI
CI SIAMO DETTI TUTTO
DISCOGRAFIA
2017 – Pianeti
2018 – Peter Pan
2019 – Colpa delle favole
2021 – Solo
2023 – Alba
2024 – Altrove
2026 – Il giorno che aspettavo
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