Quattro anni dopo “Special”, Lizzo torna con un disco che non avrebbe dovuto chiamarsi così. “Love in Real Life” era il titolo annunciato nel 2025, con due singoli già fuori, una performance al Saturday Night Live e un album praticamente pronto. Poi il silenzio. I singoli non avevano convinto nessuno, compresa lei.
Il disco scomparve senza uscire, al suo posto un mixtape “My Face Hurts from Smiling”. “Bitch” è la versione corretta di quell’errore.
L’apertura, A Toast, sembra contenere uno statement: “Sto facendo del mio meglio” e ha l’andamento di un prologo soul svuotato di trionfalismo, quasi una dichiarazione di esaurimento prima ancora che di ritorno.
Con Happy 2 Be il disco prova a rimettere in moto il corpo, riagganciando il perimetro più riconoscibile di Lizzo, quello tra groove e affermazione identitaria. Ma è una partenza che resta controllata, come se l’energia fosse sempre filtrata da una prudenza nuova.
Don’t Make Me Love U e la successiva title track, che rielabora implicitamente l’eco di “I’m a Bitch, I’m a Lover” di Meredith Brooks, mettono in scena un corto circuito, il girl power diventa struttura che si ripiega su sé stessa, un gesto che richiama e insieme consuma la propria genealogia.
In questo equilibrio instabile, alcuni brani si spostano su un registro più narrativo. She Stole My Man lavora sull’ossessione da schermo, una presenza maschile che esiste solo per rifrazione, scandita da controlli notturni ripetuti fino allo svuotamento del desiderio. Whose Hair Is This costruisce invece un’indagine quasi forense sull’infedeltà che si disfa nel momento stesso in cui trova una spiegazione, rivelando la fragilità del sospetto più che la colpa.
Little Black Cat devia verso il simbolico e il superstizioso: il lessico del malocchio, degli oggetti portafortuna, di una causalità emotiva che si avvita nel nonsense. Sexy Ladies, con Tay Keith e il campionamento UCB, apre invece uno spazio più interessante: il go-go diventa grammatica della complicità, e la solidarietà femminile si sposta dal dichiarato al praticato, nel gesto quotidiano più che nello slogan.
Il punto più scoperto del disco non coincide con un singolo, ma con una frase di That GRRRL: “You can be fat, and you can be Black / You can’t be no fat, Black bitch, man / That’s what it takes to be me.” Qui non c’è costruzione retorica né produzione a sostegno. È una frizione nuda, che sospende il resto del disco e lo espone per contrasto.
Too Nice recupera un impianto soul levigato, mentre Like a Crime si muove su una traiettoria più introspettiva, quasi trattenuta. Goodmorning! chiude in forma di motivazione stanca, dove l’unico elemento che resta addosso è un dettaglio laterale, un pigiama indossato come maschera sociale, più rivelatore del tono generale che il brano stesso.
Bitch resta così in una zona intermedia, sospesa tra ciò che Lizzo è stata e ciò che sembra voler ridefinire.
Non si presenta come un percorso compiuto, ma come una serie di tentativi di ricollocazione. Più che un’affermazione, è un disco che espone una ricerca ancora in corso, dove la forma non coincide mai del tutto con la direzione.
SCORE: 7,00
DA ASCOLTARE SUBITO
A Toast – Too Nice – Whose Hair Is This
DA SKIPPARE SUBITO
Si ascolta bene ed è molto meglio di tanti prodotti che circolano nell’universo musicale.
TRACKLIST
01. A Toast
02. Happy 2 Be
03. Don’t Make Me Love U
04. Bitch
05. She Stole My Man
06. Whose Hair Is This
07. Little Black Cat
08. Sexy Ladies (feat. UCB)
09. That GRRRL
10. Too Nice
11. Like a Crime
12. Goodmorning!
DISCOGRAFIA
2013 – Lizzobangers
2015 – Big Grrrl Small World
2019 – Cuz I Love You
2022 – Special
2026 – Bitch
VIDEO