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Intervista – I’M NOT A BLONDE – “11” L’arte di stare insieme è anche caos e libertà

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Dieci anni dopo “Introducing I’m Not a Blonde”, il duo delle I’m Not a Blonde, formato da Chiara Castello e Camilla Benedini, torna con “11 (The Art of Being a Couple)”, un disco che smonta e ricompone l’intelaiatura sentimentale dell’elettropop attraverso il filtro della relazione sentimentale e artistica.

Undici tracce che si muovono tra art pop, elettronica obliqua e aperture più istintive, lasciando entrare per la prima volta in modo deciso anche la lingua italiana.

Un lavoro che non cerca la perfezione formale, ma una forma di verità dentro il caos delle influenze, dei desideri e delle contraddizioni. 

Concettualmente “11 (The Art of Being a Couple)” racconta la complessità dell’amore senza stereotipi, con la naturalezza di chi vive ogni giorno il proprio legame come una scoperta.
È un disco che parla di due persone, ma anche di chiunque abbia amato, perso, ritrovato se stessə accanto a qualcun altro.

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Le abbiamo incontrate e ci hanno racconto la libertà ritrovata dopo anni di sovrastrutture, il rapporto tra estetica e musica, la collaborazione con Rachele Bastreghi e una scena electro-pop italiana che, finalmente, sembra tornare a germogliare connessioni e identità fuori dalle logiche del mainstream.

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INTERVISTA 

Partiamo dall’inizio. Ho riascoltato “Introducing I’m Not a Blonde” del 2016 prima di sentire questo nuovo album. Che cosa è cambiato in questi dieci anni?

Camilla Benedini: È passato quello che succede quando passano dieci anni di vita. Noi siamo partite senza una meta precisa, quasi senza decidere che tipo di musica fare. All’inizio avevamo tre strumenti: una chitarra, un synth e una loop station. Quella limitazione strumentale ci ha dato una direzione precisa nella scrittura. Poi la vita è cambiata, noi siamo cambiate e abbiamo deciso di non limitarci più così tanto.

Paradossalmente, però, in questo disco ci siamo sentite più libere rispetto a certi lavori precedenti. C’è stato un periodo in cui eravamo un po’ incastrate nell’idea del “pezzo più pop” o “meno pop”. Qui invece ce ne siamo fregate e abbiamo sperimentato molto di più.

Chiara Castello: “Introducing I’m Not a Blonde” era nato in modo totalmente istintivo. Poi, crescendo, le cose si complicano. Arriva la razionalità, il pensiero, la stratificazione.
È inevitabile. Dopo anni passati a scrivere e suonare senza fermarci, abbiamo sentito il bisogno di una pausa.

Togliendo un po’ di sovrastrutture, credo sia tornata una certa semplicità iniziale. Una spontaneità che forse si era persa nel mezzo.

In effetti il nuovo disco è molto più prodotto rispetto agli inizi, però mantiene una specie di urgenza emotiva molto diretta.

Chiara: Sì, forse perché abbiamo smesso di voler controllare tutto. Questo disco accetta anche le sue contraddizioni.

C’è anche un curioso ritorno dei numeri. In passato avevate “21”, ora arriva 11. La numerologia ha un ruolo nel vostro immaginario?

Camilla: Sicuramente ci interessa l’uso dei simboli. Numeri, segni grafici, elementi che rappresentano concetti o emozioni. È una cosa che torna spesso nella nostra estetica.

Chiara: In questo caso 11 nasce soprattutto dall’idea dell’uno più uno, quindi dalla coppia. Dal rapporto tra due persone che condividono vita e creatività.
Il titolo nasce da un’idea semplice e ribaltata. Spesso pensiamo all’amore come a una somma – 1+1=2, una fusione che annulla i confini. In “11” quella somma diventa simbolo: 1+1=11, due individui completi che scelgono ogni giorno di camminare fianco a fianco. Non per fondersi, ma per sostenersi, per rispecchiarsi senza perdere forma”.

L’estetica visiva nel vostro progetto sembra importante quasi quanto la musica.

Camilla: Io sono architetto e Chiara ha studiato interior design, quindi la componente estetica è inevitabile. Per me il pop è sempre stato questo: musica, immagine, video, grafica, modo di vestire. Non riesco a separare le due cose.

Chiara: Molti dei miei riferimenti stanno nell’art pop, proprio per quel dialogo continuo tra arte visiva e musica. Anche quando discutiamo tra noi, il rapporto tra immagine e suono resta centrale.

In fondo anche il titolo “The Art of Being a Couple” chiude questo cerchio.

Chiara: Sì, anche se “art” qui è inteso più come mestiere, come pratica quotidiana.

Nel disco compare anche Rachele Bastreghi. Com’è stato aprire il vostro mondo a una terza persona?

Camilla: È stato un onore. Noi l’abbiamo coinvolta come interprete. Ci eravamo conosciute grazie a Mario Conte, che ha prodotto il disco insieme a noi e che aveva già lavorato con lei. Avevamo anche realizzato un remix di un suo brano.

Chiara: In questo album l’italiano è entrato molto più presente rispetto al passato. Io ho sempre scritto principalmente in inglese, ma qui sentivo il bisogno di aprire un nuovo linguaggio.

Rachele è diventata una sorta di ponte. In “Scegli Me” l’inglese comincia a dialogare con l’italiano e lei accompagna proprio questo passaggio.

Il prossimo feat. sarà con “Miley Cyrus” ? Come mai questo pezzo? 

Camilla: Infatti è stato anche il più difficile da accettare. A un certo punto non sapevamo nemmeno se inserirlo nell’album.

Chiara: Però I’m Not a Blonde ha sempre avuto questi momenti folli. Ci sono dentro i miei riferimenti al pop americano e volevo lasciarli entrare senza vergogna.

Nel testo cito “Wrecking Ball” perché il brano parla di una relazione travolgente. C’è un senso preciso dietro quel riferimento pop.

Oggi come vedete la scena electro-pop italiana?

Camilla: Ci sono tante artiste interessanti. C’è un sottosuolo molto fertile.

Chiara: Sì, e stanno usando l’italiano in modo nuovo, più ritmico, più vicino alla musicalità dell’inglese. Uno dei primi ad aver aperto quella strada, secondo me, è stato Cosmo.

Ultima cosa: cosa state ascoltando in questo periodo?

Chiara: Sto ascoltando Harry Styles. Mi piace! Poi durante la lavorazione del disco ho ascoltato tantissimo Fever Ray.
Tutta quella scena electro-art-pop svedese per noi è stata importante.

Camilla: Anche Chilly Gonzales, per il modo in cui mescola linguaggi diversi. In Italia invece mi è piaciuto molto il lavoro dei Si! Boom! Voilà! Hanno qualcosa di surreale e straniante che trovo molto interessante.   

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