Dark Mode Light Mode
ESC 2026: scaletta, cantanti e ospiti della seconda semifinale di Vienna
Intervista – TÄRA “Zefiro” è il vento che attraversa radici, identità e memoria
IRAMA “Cabana” è il nuovo singolo

Intervista – TÄRA “Zefiro” è il vento che attraversa radici, identità e memoria

Tara-zefiro-color-2026

“Zefiro” l’EP di debutto di TÄRA arriva come un disco che si costruisce e si comprende mentre si ascolta.

TÄRA lo presenta come un lavoro nato da uno spostamento continuo, geografico e interiore, in cui le canzoni diventano punti di passaggio più che punti d’arrivo. Dentro ci sono le origini, il rapporto con la famiglia, la distanza dai luoghi e dalle persone, ma anche una riflessione più ampia su identità e appartenenza.

Il suono segue la stessa logica: non si stabilizza, mescola riferimenti e sensibilità diverse senza trasformarle in citazione evidente. La scrittura si muove tra autobiografia e osservazione, con una componente culturale e politica che emerge in modo diretto ma mai didascalico. Ne viene fuori un progetto che tiene insieme biografia e contesto, senza chiudere le domande che apre.

Abbiamo incontrata TÄRA e cercato di entrare in “Zefiro” con lei attraverso scrittura, memoria e costruzione visiva del progetto.

Advertisement

INTERVISTA 

“Zefiro” sembra costruito come un viaggio interno prima ancora che musicale. Che cosa rappresenta per te questo vento che dà il titolo al progetto?

“Zefiro” è il vento che arriva da Ponente, ma per me è soprattutto un movimento doppio.
È un ritorno e insieme uno spostamento continuo. In un certo periodo della mia vita ha significato proprio questo: un trasporto, ma anche un attraversamento interiore.
Come se stessi viaggiando dentro di me, passando da una fase all’altra.
Ogni brano è una tappa diversa di questo percorso, dalla dualità iniziale fino al rapporto con la mia famiglia e le mie origini, fino a una chiusura sospesa, quasi in apnea, come se dovesse ancora arrivare qualcosa.

La scrittura lirica ha un peso molto forte in questo lavoro, quasi quanto la parte musicale. Quanto è stato un processo di testimonianza personale?

È stato tutto molto intrecciato. C’è sicuramente un’idea di radici, di appartenenza, ma anche il sentimento opposto, quello di non sentirsi mai completamente dentro nessun luogo. Da lì sono nate molte altre riflessioni. Non è solo racconto, è anche una forma di confronto con quello che mi circonda e con quello che non riesco a definire.

Nel disco emerge anche una dimensione più esplicitamente politica e culturale, legata alla Palestina. Come si inserisce questo aspetto nel progetto?

Per me parte tutto dalla cultura. Credo che oggi, in molti casi, l’ignoranza sia anche una scelta, ma è vero che dipende molto da dove cresci e da cosa ti circonda.
Non si tratta di colpevolizzare, ma di prendere coscienza. Se vuoi cambiare qualcosa, devi anche mostrare quello che sei, la tua lingua, la tua storia, la tua cultura. È da lì che nasce il resto.

In brani come “Yafa” lavori sulla memoria familiare. Che cosa racconta davvero quella traccia?

“Yafa” non è un ricordo diretto mio, ma un insieme di racconti di mia nonna, che è originaria di lì. Ho preso la sua memoria e l’ho trasformata in canzone.
È un modo per tenere viva una storia che altrimenti rischierebbe di perdersi. È una trasmissione più che un racconto personale.

“Mezzaluna” è uno dei brani più emotivamente esposti del disco. Da dove nasce?

Nasce dalla distanza. Sono cresciuta lontano dalla mia famiglia allargata, quindi con un rapporto intermittente con nonni, zii, cugini. Li vedevo raramente e questo crea sempre uno scarto: mentre tu cresci, anche loro cambiano, e a volte perdi pezzi lungo il percorso. È una riflessione su cosa significa sentirsi casa quando appartieni a più luoghi contemporaneamente.

Sei tornata recentemente nei luoghi delle tue origini?

I miei nonni oggi vivono in Giordania, dopo essersi spostati dalla Palestina. Ci sono stata pochi mesi fa. È un luogo che oggi permette ancora una certa stabilità, ma il legame resta complesso, stratificato.

Dal punto di vista sonoro il disco ha un respiro internazionale, ma non sembra aderire a un’unica tradizione. Quali sono state le tue influenze principali?

Non parto mai dal voler replicare qualcosa. Ascolto molto e in modo molto diverso. Sicuramente sono cresciuta con Fairuz, che è stata fondamentale per il mio immaginario, insieme a Shakira. Poi nel tempo sono arrivate anche Adele, Micheal Jackson e Ariana Grande. Non sono riferimenti diretti, ma elementi che si sono stratificati nel mio modo di pensare la musica.

E la musica italiana? Ha avuto un ruolo nella tua formazione?

L’ho scoperta più tardi. Non avendo quel background non era un ascolto naturale per me, anche se a casa mio padre mi faceva conoscere artisti come Baglioni o Giorgia.
All’inizio ero io a non riuscire ad avvicinarmi, poi con il tempo ho capito la profondità di quella tradizione e ho imparato ad apprezzarla davvero.

Quanto è importante per te la dimensione visiva del progetto?

È fondamentale. Io lavoro molto sulla creative direction, quindi la parte visiva non è separata dalla musica. È un unico linguaggio.
Senza quella componente non riuscirei a raccontarmi fino in fondo.

La copertina di “Zefiro” come è nata?

Abbiamo realizzato lo shooting in Tunisia. Non era un set costruito, ma un luogo già esistente che abbiamo scelto insieme al mio team creativo. È stato un lavoro molto condiviso, in cui ho cercato di tradurre visivamente quello che avevo in testa.

Il live che cosa porterà rispetto al disco?

Sto per iniziare un tour tra Italia ed Europa. Sarà una formazione nuova, con una componente più fisica e percussiva, quindi più legata anche a una dimensione quasi etnica del suono. L’idea è portare il disco su un altro livello, non semplicemente riprodurlo.

Ci saranno cover nella scaletta?

Sì, una sicuramente. Per ora è quella e vedremo se aggiungerne altre. Ma il cuore del live resta il mio repertorio.

In che direzione senti che andrà questo progetto dopo “Zefiro”?

Non lo so ancora. “Zefiro” è già un passaggio, non un punto di arrivo. È più una sospensione che una conclusione.

Tara-ZEFIRO-ep-2026

VIDEO 

ABOUT 

TÄRA, all’anagrafe Tamara Al Zool, nata in Italia da genitori palestinesi, ha trasformato le sfide sociali legate alle sue origini in un ponte tra mondi, un dialogo autentico tra tradizione e modernità, che la rende un simbolo di rappresentanza per le seconde generazioni in Italia. Dopo un forte impatto sui social network, nel 2024 è stata scelta da Spotify come artista copertina delle playlist Fresh Finds Italia e Anima R&B. Nello stesso anno è entrata a far parte del programma EQUAL di Spotify Italia “Donne a tutto volume”, venendo riconosciuta tra le nuove protagoniste femminili della musica italiana e successivamente inclusa nella raccolta Best of EQUAL Italia 2024. Parallelamente, ha partecipato alle selezioni di X Factor Italia 2024, portando per la prima volta su quel palco il suo mix culturale e un messaggio di consapevolezza sociale. Il 2025 rappresenta un anno di crescita e consolidamento, con l’Araba Fenice Tour e con l’uscita del singolo “Mezzaluna” a inizio di quest’anno, che anticipa l’uscita del suo progetto discografico previsto per il 2026. A fine marzo, TÄRA è apparsa come unico feat in “TERRE RARE”, il nuovo album dei Subsonica, collaborando al brano “Straniero”: una collaborazione scelta con cura, simbolo del desiderio di ricucire le profonde lacerazioni degli ultimi anni e riaffermare, attraverso la musica, un senso condiviso di umanità. E dopo il debutto dello scorso anno, TÄRA sarà nuovamente tra i protagonisti del MI AMI 2026, esibendosi il 21 maggio all’Idroscalo di Milano.

WEB & SOCIAL

@tarawave

Previous Post

ESC 2026: scaletta, cantanti e ospiti della seconda semifinale di Vienna

Next Post

IRAMA “Cabana” è il nuovo singolo

Advertisement