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Intervista – GIORGIA FARAONE: Ho smesso di autosabotarmi. ‘Primo tempo’ è il mio film interiore

Intervista – GIORGIA FARAONE: Ho smesso di autosabotarmi. ‘Primo tempo’ è il mio film interiore

Giorgia-Faraone-2026

C’è una parola che attraversa tutto “Primo tempo”, il nuovo Ep di Giorgia Faraone: esposizione.

Non quella da social, rapida e compulsiva, ma quella emotiva. Il progetto nasce come una raccolta di frammenti, appunti vocali, pagine di diario, intuizioni registrate tra aeroporti e notti insonni.
Un cinema personale trasformato in canzoni.
Dentro ci convivono jazz, soul, pop e una fragilità che smette di chiedere scusa. 

Anticipato dai singoli “Fragile”, “Cento felpe” (featuring Soulcè) e “Come fanno i fiori”, usciti nel 2025, l’EP è composto da 6 brani che ruotano attorno al tema dell’amore e si muovono con grazia tra malinconia e romanticismo.

Abbiamo incontrato Giorgia e chiacchierato su questo suo “Primo Tempo”.

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L’INTERVISTA 

“Primo tempo” sembra quasi un punto fermo dentro un percorso già lungo. Che cosa rappresenta per te?

Primo tempo è la prima parte di un progetto più ampio, perché ci sarà anche un secondo tempo. Quando ho deciso di fermarmi, ho capito che dovevo smettere di autosabotarmi e fare finalmente qualcosa che fosse davvero mio, estremamente personale.

Ho iniziato a raccogliere frammenti sparsi ovunque: diari, note sul telefono, vocali registrati in aereo. Quando poi sono entrata in studio mi sono resa conto che avevo davanti una specie di film della mia vita, composto da scene sparse. Anche musicalmente ci sono atmosfere molto cinematografiche e la parola “cinema” ritorna spesso nei brani.

Per questo ho scelto di dividere tutto in due parti. Avevo bisogno di metabolizzare io stessa quei frammenti prima ancora di consegnarli al pubblico. Anche la tracklist non segue un ordine cronologico preciso: non è un racconto lineare, è più una questione di mood, di immagini emotive».

Hai detto una frase molto forte: “ho smesso di autosabotarmi”. Quanto è difficile fare questo tipo di musica oggi in Italia?

Nel mio caso è un mix di cose. Sono molto critica con me stessa e questo porta facilmente all’autosabotaggio. Però ci sto lavorando.

Oggi il problema è soprattutto portare le persone verso un ascolto più profondo. Viviamo tutto in maniera velocissima, anche attraverso i social. Siamo abituati a qualcosa che deve colpire immediatamente. Quando invece una musica ti chiede un minimo di pausa, di empatia, di attenzione, viene subito etichettata come “di nicchia”.

Io invece spero in un futuro diverso, dove anche questo tipo di ascolto possa essere percepito come pop. In Inghilterra succede già: ci sono artiste che mescolano jazz, soul e pop entrando tranquillamente nel mainstream. Mi auguro che possa accadere anche qui».

In effetti la scena inglese sembra aver aperto una strada nuova.

Sì, assolutamente. Quest’anno sono stata al concerto di Raye a Bologna ed era pienissimo. Quando è finito ho pensato: allora esiste anche in Italia un pubblico pronto per questa musica.

Artiste come Olivia Dean o Raye fanno sold out anche qui. Quindi evidentemente c’è una scena, c’è un bisogno. Questo mi dà fiducia. Ci sono tante artiste italiane che stanno lavorando con influenze soul, jazz e r&b. Secondo me potrebbe davvero diventare qualcosa di più grande».

Uno dei miei brani preferiti dell’Ep è Meno problemi, con quel retrogusto jazz molto elegante. Quali sono i pezzi ai quali ti senti più legata?

Meno problemi è stata una delle prime canzoni scritte per il disco e in qualche modo ha aperto i rubinetti emotivi.

Fino a quel momento avevo paura di espormi troppo, di mettermi davvero dentro la musica. Quel pezzo invece è nato da un bisogno reale di esprimermi. Per questo gli sono molto legata.

È anche l’unica traccia che ho lasciato praticamente live. L’abbiamo registrata così, nuda e cruda, perché volevo mantenere quella verità iniziale.

Poi c’è Fragile, il primo singolo, che contiene tutto quel discorso sulla vulnerabilità che sto imparando ad accettare».

Quindi nel “primo tempo” si lavora ancora sulle crepe. Nel secondo arriverà la fioritura?

Spero proprio di sì. Ci stiamo lavorando».

Il live resta il tuo habitat naturale?

«Assolutamente sì. Amo lo studio, ma il palco è il momento in cui mi sento davvero me stessa. Sabato presenteremo Primo tempo con tutta la band al Locomotive Spring Festival, che è collegato al Locomotive Jazz Festival qui in Puglia. Poi ci saranno altre date durante l’estate.

Non vedo l’ora di suonare dal vivo».

TRACKLIST

01 Machemifai?
02 Fuoco
03 Come fanno i fiori
04 Cento felpe (feat. Soulcè)
05 Fragile
06 Meno problemi

ABOUT GIORGIA FARAONE

GIORGIA FARAONE, cantautrice salentina classe 1992 premiata come miglior musicista al premio Bindi 2025, si diploma in canto jazz presso il conservatorio Tito Schipa di Lecce e nella classe di autori del CET, la scuola di Mogol. Nel corso della sua carriera ha collaborato con Neffa, Amii Stewart (a cui ha fatto da corista) e con diverse realtà teatrali (componendo le colonne sonore degli spettacoli).
Dal 2020 a oggi ha pubblicato diversi singoli e, dal 2024, ha intensificato la sua attività live con uno spettacolo in solo in cui, dal 2025, propone anche i primi singoli di “Primo tempo”.

WEB & SOCIAL 

@giorgiafaraone__

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