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NEW ORDER – “Power, Corruption & Lies”: il Sabotaggio Estetico di Peter Saville e Fantin-Latour

Power-Corruption-Lies-New-Order

Il 2 maggio del 1983 usciva “Power, Corruption & Lies”, secondo album dei New Order per la Factory Records, un manufatto destinato a operare impatto senza precedenti nella cultura pop.

Mentre il panorama britannico si smarriva alla ricerca di velleità futuriste  geometrie neon, Peter Saville (uno dei graphic designer più influenti degli ultimi decenni e da tempo collaboratore con la Factory Records, Joy Division e New Order) attuava un sabotaggio anacronistico attingendo alla National Gallery e recuperando l’opera Un panier de roses (1890) di Henri Fantin-Latour (1836–1904).

Fantin-Latour non è semplicemente un pittore di fiori, ma il maestro di un’ambiguità calcolata. Sebbene sia spesso catalogato come un comprimario dell’Impressionismo, la sua figura è molto più complessa, è un “reazionario moderno” che ha saputo trasformare la natura morta in un atto di resistenza psicologica nel perfetto stile attualizzato dei New Order. 

Scaraventare il realismo floreale del XIX secolo nel cuore di un’estetica post-industriale significava orchestrare un memento mori digitale; la carnalità decadente dei petali che marciscono funge da contrappunto dialettico all’ossatura algida e sequenziata dei sintetizzatori di Bernard Sumner e soci.

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È l’estetica della corruzione elevata a sistema grafico. Saville annichilisce la funzione informativa del packaging tradizionale epurando ogni traccia di tipografia: niente nome della band, niente titolo in copertina. Al loro posto, un ermetismo cromatico disposto su una griglia laterale, un alfabeto a colori basato su ruote criptate che nascondono il numero di catalogo FACT 75.

Chi non possiede la chiave di lettura rimane sulla soglia, condannato a fissare una natura morta senza nome. In questo cortocircuito tra la pittura francese e l’elettronica di Manchester, i New Order smettono di essere i reduci di una tragedia privata per diventare gli architetti di un nuovo ordine visivo, dove il passato viene brandito come un’arma contundente contro la vacuità del presente.

TIPS & CHARTS

Il Titolo come Vandalismo: Non una citazione colta, ma Saville prese spunto dalla frase da un graffito di un artista concettuale fuori da una galleria londinese. È il trionfo della cultura di strada che sporca l’estetica alta della National Gallery.
Fonte: L’intervista di Peter Saville su The Guardian

L’Illuminazione del Gift Shop: La cover nasce da un rifiuto. La National Gallery negò a Saville i diritti per un ritratto rinascimentale; lui rispose elevando una banale cartolina del bookshop,  il Panier de roses, a icona post-punk. Puro situazionismo.
Fonte: James Nice, Shadowplayers: The Rise and Fall of Factory Records

Arroganza Produttiva: Nonostante fosse il brano del momento, Blue Monday fu deliberatamente escluso dalla tracklist originale. La Factory Records scelse l’integrità del formato LP contro la logica del profitto: un suicidio commerciale trasformato in mito.
Fonte: Factory Records: The Complete Graphic Album

L’Alfabeto Cromatico (FACT 75): Il funzionamento del codice a colori è spiegato graficamente nel retro della copertina stessa e nel libro Factory Records: The Complete Graphic Album di Matthew Robertson (Thames & Hudson). Il codice decripta le scritte “Power, Corruption and Lies” e “New Order”.

La batteria “meccanica” di Stephen Morris: Il batterista ne parla diffusamente nella sua autobiografia Record Play Pause: Confessions of a Post-Punk Percussionist (2019), capitolo dedicato alle sessioni ai Britannia Row Studios.

Classifiche: Il disco nel Regno Unito (UK Albums Chart) raggiunse la 4 posizione e restò in classifica per 36 settimane, un risultato eccezionale per un disco indipendente.
Negli Stati Uniti, l’album non riuscì a scalare la Billboard 200 tradizionale (fermandosi fuori dalle prime cento posizioni. Stesso discorso è valso anche per l’Italia dove il disco arrivò inizialmente come prodotto d’importazione.

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