Dark Mode Light Mode

Recensione: YE – KANYE WEST – “Bully”

Kanye-West_cover-Bully

“BULLY” è il dodicesimo album in studio di Ye.

Un disco come tutti i suoi ultimo dischi sospirato e esistente in due versioni: un’edizione fisica e una versione in streaming apparsa pochi giorni dopo con nuove canzoni e la title track completamente riscritta. Questa è il dato di cronaca.

Tutto il resto che ruota attorno a questa nuova uscita di Ye o Kanye, come lo si preferisce chiamare, è mitologia contemporanea.

Il problema di Kanye West nell’ultimo decennio è noto: la musica ha smesso di essere il centro. Molto più rumore attorno che dentro i dischi.
Esternazioni d’odio, dichiarazioni antisemite, polemiche per apologia del nazismo, ritardi, proclami, cortocircuiti pubblici, gossip.
Manca quel lavoro che ti costringe a dire “che bomba”. Troppi tentativi, spesso maldestri, raramente risolti.

Advertisement

Qui continua a inseguire un’idea di eredità perfetta, ma lo fa da una posizione fragile. Dopo mesi e mesi disastrosi, segnati da retoriche tossiche e da un uso dell’IA più provocatorio che fertile, “BULLY” suona come un tentativo di rientro. Non una redenzione, piuttosto un aggiustamento.

Alla prima reazione è un disco da bullo miliardario. Ma quando si accende e mette a terra la sua passione si sente ancora il talento.

Il problema è che accade a intermittenza. Kanye potrebbe essere ancora enorme, se solo decidesse di concentrarsi davvero e togliere tutte quelle infrastrutture da superstar viziata che ha costruito negli anni.

I limiti sono evidenti. L’ossessione per lo status rimane e l’arte diventa spesso un’estensione narcisistica. Da quella prospettiva, tutto si appiattisce su un immaginario materialista. Le tracce sono brevi, spezzate, spesso poco più che appunti. I testi ridotti all’osso, quasi sacrificati a favore di struttura e campionamenti.

Eppure il suono pesa. È denso, introspettivo, stratificato.
L’estetica è il vero collante: oscura, ambigua, nebbiosa, distorta.

L’apertura con “King” funziona.

The time is now, right now
This is the hour, this is the new dawn, this is the new day
Now is the time, for nature and all her glory have named you her king
She has named you the king
King, king, king
Named you the king

Un predicatore gospel introduce un clima quasi rituale, poi i sintetizzatori entrano e si prendono tutto, scuri e contagiosi. È uno dei momenti in cui Ye sembra ricordarsi come si costruisce un inizio.

In “I Can’t Wait” “You Can’t Hurry Love” delle Supremes regge l’intera canzone, anche se manca la voce di Diana Ross viene rallentata e mistificata. Allo stesso modo, in “White Lines” viene piegata fino quasi a rompersi “They Long to Be (Close to You)” dei Carpenters.

“Mama’s Favourite” è il punto emotivo. C’è una calma reale nella sua voce. L’outro, con la voce della madre, colpisce senza bisogno di retorica. Anche “Preacher Man” nonostante le svariate versioni con i deepfake audio generati dall’intelligenza artificiali, mostra una lucidità che altrove manca.

Quando affronta le sue controversie, lo fa senza peso. Nessuna vera assunzione di responsabilità, nessuna difesa articolata. Piuttosto un uso leggero, quasi funzionale. In “Whatever Works” liquida tutto con disinvoltura: cambia idea, archivia, va avanti. È una scrittura che sfiora, non scava.

I featuring fanno il loro. Travis Scott incide, CeeLo Green resta una presenza solida e autorevole, André Troutman aggiunge, Don Toliver passa senza lasciare troppo, Peso Pluma apre una finestra latina che funziona più come suggestione che come direzione.

“BULLY” resta un disco incompiuto. Più idee che visioni, più frammenti che struttura.

Ma comunque mi aspettavo di peggio. E sorprende poter dire, senza entusiasmo e senza cinismo, di essere moderatamente soddisfatto.

SCORE : Voto 7,00

DA ASCOLTARE SUBITO

King – Bully – Last Breath (feat. Peso Pluma),

DA SKIPPARE SUBITO

All the Love – This One Here

TRACKLIST

https://open.spotify.com/intl-it/album/5poA9SAx0Xiz1cf17fWBLS?si=wvO3evEzSuC5btpTWDxUQA

King
This a Must
Father (feat. Travis Scott)
All the Love
Punch Drunk
Whatever Works
Mama’s Favorite
Sisters and Brothers
Bully (feat. Cee Lo Green)
Highs and Lows
I Can’t Wait
White Lines (feat. André Troutman)
Circles (feat. Don Toliver)
Preacher Man
Beauty and the Beast
Damn
Last Breath (feat. Peso Pluma)
This One Here

Versione fisica

Preacher Man
Beauty and the Beast
Last Breath
White Lines
I Can’t Wait
Bully
All the Love
This One Here
Highs and Lows
Mission Control
Circles
Damn
Losing Your Mind

DISCOGRAFIA

2004 – The College Dropout
2005 – Late Registration
2007 – Graduation
2008 – 808s & Heartbreak
2010 – My Beautiful Dark Twisted Fantasy
2013 – Yeezus
2016 – The Life of Pablo
2018 – Ye
2019 – Jesus Is King
2021 – Donda
2022 – Donda 2
2024 – Vultures 1
2024 – Vultures 2 con Ty Dolla Sign
2026 – Bully

VIDEO

Previous Post

GIORGIA in concerto nuove date a Roma e Milano [info e Biglietti]

Advertisement