Se già domina una certa diffidenza nei “figli di”, recentemente ci ha pensato Leo Gassman a dare il colpo di grazia. Il cantante e attore ha definito la sua categoria, i figli d’arte, una “minoranza” (e le virgolette, almeno quelle, ce le ha messe lui) paragonabile a quella delle donne su cui, evidentemente, gravano non poche discriminazioni e stereotipi.
Sarebbero quindi malvisti, snobbati, costretti a faticare il doppio per emergere: ho i miei dubbi. Il cognome aiuta e spiana strade che altrimenti sarebbero precluse anche solo per accedere al livello base, quello del tentativo. Il che significa aver evitato già un buon 50% della fatica. Diciamo piuttosto che la difficoltà vera è reggere, a livello personale, il confronto con un familiare stretto (ma qui entriamo in dinamiche psicologiche che lasciamo volentieri agli specialisti).
Secondo il ragionamento di Gassman figlio, anche Violet Grohl dovrebbe far parte della bistrattata minoranza dei figli d’arte e dunque suscitare un certo imbarazzo solo per il fatto di essere la figlia di un ex Nirvana. La giovanissima cantante, infatti, ha appena fatto il suo debutto musicale con l’album “Be Sweet To Me”, e se l’album suona niente male sicuramente un po’ quei geni ereditati dal lato paterno bisogna ringraziarli. (ma anche il mazzo di chiavi per aprire le porte giuste). Alzi la mano chi non ne avrebbe giovato. Eppure, se il talento non c’è – questa è una regola che vale per tutti – prima o poi il sistema ti fa fuori, anche se all’inizio sembra averti premiato.
Il problema infatti non sono i figli d’arte, il privilegio non scrive canzoni, Violet Grohl, almeno a un primo ascolto, sembra dimostrarlo: riconosciamo il vantaggio di partenza, ma ‘Be Sweet To Me’ non è un lavoro interessante perché è il disco della figlia di Dave Grohl; è interessante perché, semplicemente, suona come un disco delle Hole. E di questi tempi, se possiamo permetterci, ritornare con la mente alle vecchie glorie del grunge grazie ad una ventenne che deve vedersela con i numeri di Billie Eilish e compagnia, è un regalo degli dei del rock.
E se proprio non riusciamo ad evitare il tema “minoranza” per ciò che realmente significa (non un numero, ma una categoria che non gode di uguali privilegi della maggioranza) allora parliamone senza fare i propri bisogni fuori dal water. Parliamo di chi quello spazio ha dovuto conquistarselo storicamente con molta più fatica. Le donne, per esempio. Soprattutto nel rock.
“Be Sweet To Me” è un album che vale la pena ascoltare perchè Violet Grohl è una musicista cresciuta, si sente, a pane e grunge.
Se poi papà le ha dato una mano a farsi produrre il disco da Justin Raisen, già produttore per Kim Gordon e Charli XCX (anche se, a quanto pare, Dave non era a conoscenza del fatto che Violet avesse firmato un contratto discografico), forse dobbiamo ringraziarlo soprattutto per averle trasmesso una cultura musicale che lo stesso Raisen riconosce come straordinaria: le playlist che l’hanno accompagnata nella creazione dei brani spaziano dal black metal al trip hop alla new wave, dal folk al jazz, trovano realizzazione in un sound che contiene i Soundgarden, PJ Harvey, i Pixies, solo per citarne alcuni.
Nell’album si avverte l’imprecisione graffiante dei 90s, una consapevole irregolarità, quel “non so che” grezzo e ruvido che i militanti musicali dei primi anni del secolo scorso conoscono bene, addolcito però da una voce che non cerca mai di sovrastare il suono, ma lo rispetta.
Effetto nostalgia? Si, senza dubbio. Bei tempi che mai ritorneranno? Anche. Ma dato che, negli ultimi tempi, le nuove generazioni si stanno nutrendo di revival e musica retrò, perchè non ipotizzare un futuro in cui chi prenderà in mano gli strumenti non sarà la solita cover band, ma magari una ventenne che non si rassegna a Rosalìa e Taylor Swift e non aspira a indossare stivali con tacco e bustino sul palco, ma una camicia di flanella a quadri.
“Decidete voi stessi se sono degna”, dice lei. La frase che avremmo voluto sentirci dire anche da chi si lamenta di aver goduto di un privilegio. Noi la risposta la sappiamo. Abbiamo deciso.
SCORE: 7,00
DA ASCOLTARE SUBITO
Bug In The Cake – Big Memory – Cool Buzz
DA SKIPPARE SUBITO
Last Day I Loved You – Mobile Stars
TRACKLIST
1. THUM
2. 595
3. Bug In The Cake
4. Last Day I Loved You
5. Big Memory
6. Mobile Stars
7. Often Others
8. Applefish
9. Cool Buzz
10. Pool Of My Dream
11. Plastic Couch
DISCOGRAFIA
2026 – Be Sweet To Me