Recensione: NATION OF LANGUAGE – “A Way Forward”

Recensione: NATION OF LANGUAGE – “A Way Forward”

“Introduction, Presence”, l’album di debutto del 2020 dei Nation Of Language era diventato quasi un caso hype; amato ed esaltato unanimemente, come in altri pochi casi, dalla critica specializzata. Dopo appena un anno e mezzo ecco arrivare il loro secondo disco, “A Way Forward”.

Il secondo disco, lo sappiamo, è un banco di prova che deve confermare tutte le qualità espresse. Il trio di Brooklyn, per superare l’ardua prova, però ha le idee chiare: realizzare qualcosa che diventi un “instant synth-pop classic”.
Per fare questo attinge ancora a  piene mani negli anni ottanta, nella dimensione dei primi dischi punk/new-wave e nelle strutture sonore synth industriale. 

Ascoltando i 44 minuti del disco e le dieci tracce mi sono venute in mente: i Kraftwerk, i New Order, gli Yazoo, i Depeche Mode, la Orchestral Manoeuvres in the Dark, ma anche i Pulp e i Joy Division soprattutto nel colore della oscura voce di Ian Devaney e nelle linee di basso profonde ed ossessive. 

Anche sotto il profilo lirico i NOL non si distaccano da quelle atmosfere.
Il malessere esistenziale, le ossessioni per il futuro incerto e l’amore agonizzante, disperato e malato stanno al centro dell’impianto lirico, il tutto raccontato con quella urgenza ma al tempo leggerezza pop tipica di un trio di ragazzi senza ambizioni e velleità social (il loro profilo instagram ha poco più di 8.000 followers) e modaiole ma spinti avanti solo dalla voglia di fare musica e di fare la loro musica. 

Unico limite di questo disco è quello di avere una spiccatissima identità, forse troppa e troppo definita.
Se da una parte è un pregio dall’altra, per i non amanti del synth-pop, ascoltare questo disco potrebbe essere una impresa al limite dell’impossibile.
Pensate un ragazzino invasato dalla drill che cosa ci potrebbe tirare fuori da questa perla. 

Però questo è il bello dei gusti e del “De gustibus non disputandum est”. 

I Nation of Language sono riusciti nell’obiettivo di realizzare un disco che poteva suonare negli anni ottanta come suonare nei duemila e venti ed essere, in entrambi i periodi, credibili, sostanziosi e considerati come classic della musica synth-pop. 

Non poca roba!!! 

SCORE: 8,25

DA ASCOLTARE SUBITO

Across That Fine Line – Wounds Of Love – This Fractured Mind

DA SKIPPARE SUBITO

Assolutamente nulla, ma proprio nulla…

TRACKLIST

DISCOGRAFIA 

Introduction, Presence (2020)
A Way Forward (2021)

VIDEO 

WEB & SOCIAL 

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