Recensione: MARGHERITA VICARIO – “Bingo”

Recensione: MARGHERITA VICARIO – “Bingo”

La prima cosa di cui ti accorgi, al secondo (o terzo?) ascolto completo di “Bingo”, il nuovo lavoro di Margherita Vicario, è che si tratta di un disco di singoli.

Nel senso che tutte le tracce che lo compongono (tutte!) potrebbero essere dei veri e propri singoli di lancio del disco.

Ed è proprio in questo senso la cantautrice romana ha lavorato rendendoci già edotti di quasi tutte le tracce del disco già nei mesi prima della sua uscita. “Bingo” è un po’ il manifesto di Margherita Vicario, un prodotto complesso e completo che al suo interno racchiude tutti i generi in cui Margherita si sente a suo agio: dall’hip pop al cantautorato, dal pop alla concezione più moderna del teatro canzone.

I quattordici pezzi sono un vortice di allegria e competenza. Il saper lavorare, la passione e la minuziosità dei dettagli si sentono tutti e sottolineano la poliedricità di un’artista vera.

“Bingo”, la title track, ci catapulta nelle sonorità del disco facendoci assaporare la consistenza di un lavoro che tocca, già nella seconda traccia, “Orango Tango”, punte molto alte: la mescolanza di musica e di generi e i riferimenti a personaggi della politica (e a temi sociali di un certo valore) sono la ciliegina sulla torta di una canzone forte, fortissima. “Per cinquemila milioni mi tatuo Giorgia Meloni, faccio un bel family day, ma senza preti e massoni, pieno di trans e di gay che cantano Happy Day” lascia il posto, poco dopo, a “Vado ai Quartieri Spagnoli a regalare milioni, ne do cinquanta a De Luca se si leva dai coglioni”.

“Come va” è, in ordine di uscita, l’ultimo dei singoli estratti. È sicuramente tra i brani più “intimisti”, non tanto per la sonorità (se dobbiamo sforzarci di trovare una ballad, quella è sicuramente “Come noi” che forse un po’ se la gioca con “Fred Astaire” o con “Pincio”) quanto per le liriche.

Le liriche, appunto. Queste esplodono in “Troppi preti troppe suore”, titolo mai così eloquente per esprimere l’eccessiva presenza della religione nella società. Notevole il coro di un gruppo di bambini che accompagna il ritornello.

Ben tre le tracce con dei featuring: “Xy” con Elodie (le due toccano il tema del sessismo in atmosfere un po’ drama un po’ orientali); “Romeo” con Speranza (il tema è l’attività della criminalità organizzata); “Piña Colada” con Izi, in cui, con un refrain tutto da ballare, ci si interroga sul futuro (in realtà, le intenzioni sono molto chiare): “A me nella vita per esser contenta mi basta un amore ed un buon conto in banca. Ma se resto povera, allora pazienza, mi basta una macchina a media potenza, con uno stereo fortissimo, per questo disco bellissimo, ma prima di chiedermi qualsiasi cosa tu portami, zitto, una piña colada”.

“Abaoué (morte di un trap boy)” è la conoscenza tra le più vecchie del disco: il singolo, del 2019, lasciò presagire il cambio di rotta nelle sonorità di Margherita. E nei testi, certo. Basta ascoltare “Giubbottino” per capire che di tabù Margherita non ne vuol proprio sapere.

E se in “Dna (Oh Putain!)” ci sono un bel po’ di argomenti rinchiusi tutti in una canzone (dal talento ai social all’eredità, appunto), è “Mandela” la traccia migliore del disco, in cui Margherita celebra la multietnicità intendendola come condizione necessaria per una conoscenza completa e del mondo e dell’arte.

La realtà. Ecco cosa fotografa questo disco. E il modo in cui viene raccontata dona a “Bingo” quella bellezza che altrove si fatica ancora a trovare.

SCORE: 8,00

TRE BRANI DA ASCOLTARE SUBITO:

Mandela – Come va – Orango Tango

TRACKLIST

DISCOGRAFIA

2014 – Esercizi preparatori (EP)
2014 – Minimal Musical
2021 – Bingo

VIDEO

WEB e SOCIAL

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