La gente pensa che la musica dance sia superficiale, ma si sbaglia di grosso.
La pista da ballo non è solo un luogo, è una soglia: uno spazio rituale dove il movimento sostituisce il linguaggio».
Il regno di Madonna è il dancefloor. Punto! Dato di fatto, un postulato indiscusso, perfetto, quasi divino.
Ed è precisamente entro i confini luminescenti, sudati e passionali di questo feudo notturno che Madonna sceglie di officiare il secondo capitolo delle sue confessioni.
“Confessions II” non si configura come un semplice esercizio di nostalgia o un’operazione di puro modernariato pop, bensì come una potente e sfrontata smentita a chiunque ne chiedesse il suo pre-pensionamento artistico.
La spina dorsale dell’opera poggia su una dinamica autoriale rigidissima: nove delle sedici tracce recano la firma esclusiva di Madonna e Stuart Price, l’alchimista del capitolo originario del 2005, mentre altre quattro estendono il perimetro al solo ospite di turno.
Il risultato, non faccio fatica a scriverlo, è senza dubbio il miglior album di Madonna degli ultimi vent’anni.
Un’aggiunta fondamentale a un repertorio che qui torna a dialogare con la crudezza onirica e autobiografica del suo ineguagliabile stato di grazia a cavallo tra la fine degli anni novanta e l’alba del nuovo millennio.
Il disco di apre sul sul territorio preferito, la sensualità orgasmica di I Feel So Free dove si appropria del celebre battito erotico di French Kiss di Lil Louis.
Poi la serata parte. C’è One Step Away che rievoca uno sfrontato french touch quasi alla Daft Punk e che sfuma verso la perfezione millimetrica di Bring Your Love. In quest’ultima, la spalla di Sabrina Carpenter funge da perfetto contraltare generazionale. Danceteria è Madonna al 100% mentre Read My Lips: il featuring con Feid spinge la traccia su territori latin-pop forse troppo telefonati e inclini al divertissement radiofonico, pur non dimenticando che l’infatuazione ispanica è qualcosa che Madonna cavalca da tempi non sospetti.
Il disco scorre tra acid e deep house vibrante ed esplode in Love Without Words con i suoi tappeti di pianoforte deep house.
Tuttavia, è nella seconda metà dell’album che “Confessions II” compie lo scarto decisivo, mutando da macchina edonistica a catarsi emotiva.
In Fragile, il battito UK garage fa da scudo a una dolorosa elegia dedicata al fratello Christopher, scomparso durante la gestazione dell’opera, cosi come il trip-hop che cita Gnossienne n. 1 di Erik Satie con la tromba che taglia il brano in Betrayal, è una coltre di algida indifferenza dedicata alla matrigna defunta di Madonna.
Ancor più radicale appare My Sins Are My Savior un episodio dalle atmosfere nebbiose, dove un glaciale recitato in stile Gainsbourg del rapper belga Stromae e un’interpolazione colta della Gnossienne n. 1 di Erik Satie seppelliscono una rabbia ancestrale sotto una coltre di algida indifferenza e ai sample di My Army of Lovers degli Army of Lovers,
L’apoteosi emotiva si consuma però in The Test, un tesissimo passaggio di consegne generazionale con la figlia Lola Leon. Qui Madonna riattualizza il termine “Piccola Stella”, il medesimo nucleo affettivo che illuminava le trame di Ray of Light, traducendolo in un mea culpa straziante e crepuscolare:
Piccola Stella, ho cercato di metterti su un piedistallo / Non hai chiesto tutte queste luci stroboscopiche / Non ho pensato a quanto potesse turbare / O a quanto potesse far male”.
Ma il vero capolavoro concettuale si posiziona in coda. LES Girl è una traccia di vulnerabilità disarmante, una ninna nanna sognante guidata da una drum machine minimale e da una chitarra delicata che lambisce le tessiture dream-pop. C’è una tenerezza inedita, quasi impudica, che abbandona la retorica del club per raccontare la durezza dei margini.
Quando la voce si spegne sul mantra “tutto svanisce”, l’album si sigilla con la coscienza esatta di quanti amici, amanti e collaboratori siano rimasti indietro lungo la strada.
Al netto di un paio di episodi house minori e sacrificabili “Confessions II” è un trionfo dance prima ancora che musicale. La ribellione di Madonna non passa attraverso il disperato inseguimento dei trend transitori di TikTok, ma nell’imposizione di un disco refrattario alle logiche liquide delle playlist da venerdì sera.
Rivendicando quell’approccio assolutista la popstar firma un’opera di spaventosa intelligenza emotiva. Se la reinvenzione è sempre stata il suo marchio di fabbrica, la nudità di questo album potrebbe essere la sua dichiarazione artistica più impressionante.
La regina reclama il suo trono.
E le altre, semplicemente, farebbero bene a spostarsi.
SCORE: 8,00
VOTI DEGLI ALTRI
Pitchfork – Voto 8,10
The Guardian – Voto 8,00
The Independent (UK) – Voto 8,00
New Musical Express (NME) – Voto 8,00
Rolling Stone – Voto 8,00
Mojo – Voto 8,00
DA ASCOLTARE SUBITO
Good For The Soul – My Sins Are My Savior (feat. Stromae) Betrayal –
DA SKIPPARE SUBITO
Forse Everything o Love Sensation
TRACKLIST
1 I Feel So Free
2 Good For The Soul
3 One Step Away
4 Bring Your Love – Madonna & Sabrina Carpenter
5 Danceteria
6 Read My Lips – Madonna & Feid
7 Everything
8 Love Sensation
9 Love Without Words
10 Bizarre – Madonna & Martin Garrix
11 School
12 Fragile
13 My Sins Are My Savior (feat. Stromae)
14 Betrayal
15 The Test
16 L.E.S. Girl
DISCOGRAFIA
1983 – Madonna
1984 – Like a Virgin
1986 – True Blue
1989 – Like a Prayer
1992 – Erotica
1994 – Bedtime Stories
1998 – Ray of Light
2000 – Music
2003 – American Life
2005 – Confessions on a Dance Floor
2008 – Hard Candy
2012 – MDNA
2015 – Rebel Heart
2019 – Madame X
2026 – Confessions II