Passare dal 9 pieno di Rolling Stone Usa al laconico 4 appioppato dal The Guardian è il classico glitch della critica contemporanea.
Un abisso di percezioni diametralmente opposte che ci costringe a chiederci: Gracie Abrams ha davvero firmato il suo manifesto generazionale o ci sta vendendo l’ennesima estetica iper-curata della sofferenza?
Scritto e prodotto a quattro mani con l’onnipresente Aaron Dessner, “Daughter from Hell” ambisce a catturare l’incertezza fluttuante e le turbolenze emotive dei vent’anni, confezionando un capitolo formativo che vorrebbe essere intimo ma, allo stesso tempo, ampiamente universale.
Sulla carta, la narrazione meticolosa c’è tutta: sedici tracce che si dipanano come un bollettino di guerra tra lame, proiettili, case in fiamme, incidenti d’auto e sangue sulle ginocchia. Una fiera del trauma-dumping lirico che vorrebbe giustificare il titolo, la parabola di una ventiseienne che rielabora le sue nevrosi da adolescente spericolata che ha messo a dura prova i nervi dei genitori.
Il nucleo tematico, dopotutto, avrebbe una sua dignità: indagare il confine sottile tra l’incolpare gli altri e l’assumersi le proprie responsabilità nel passaggio all’età adulta. Eppure, la resa finale oscilla pericolosamente tra la maturità riflessiva e il melodramma adolescenziale da Tumblr era.
La vera dissonanza cognitiva risiede nello scontro insanabile tra questo arsenale gotico-emotivo e l’insistente, quasi anestetizzante compostezza della musica.
Gracie canta e Dessner applica la sua solita vernice pastello, ma il risultato è che, dopo un’ora abbondante di questo intimismo monocromatico, l’effetto soporifero prende il sopravvento.
La tensione emotiva si appiattisce a tal punto che l’unico vero sussulto d’adrenalina arriva dalla tentazione irrefrenabile di premere “stop” sul player per ritrovare un briciolo di battito cardiaco. Forse non sono nel giusto mood di ascolto per sintonizzarmi su queste frequenze iper-malinconiche, o forse sedici variazioni sullo stesso languore metterebbero a dura prova la pazienza di chiunque.
Chi ci vede un capolavoro assoluto si è lasciato ipnotizzare dalla superficie; chi lo liquida con un 4 forse ne rifiuta a priori la sottile, seppur calcolata, estetica confessionale. La verità è che “Daughter from Hell” non viene affatto dall’inferno: è solo l’ennesimo, elegantissimo e soporifero limbo dorato del pop contemporaneo.
DA ASCOLTARE SUBITO
Hit the Wall – Look at My Life – Minibar
DA SKIPPARE SUBITO
Un ascolto è più che sufficiente!
SCORE : Voto 6,00
I VOTI DEGLI ALTRI
Rolling Stone (Usa) – Voto 9,00
Associated Press – Voto 8,00
Consequence – Voto 6,70
Pitchfork – Voto 6,20
The Guardian – Voto 4,00
TRACKLIST
Hit the Wall
Death Wish
The Knife
Daughter from Hell
Look at My Life
Good Reason
Men Like You
Sober
Broke My Heart
Mews
Minibar
Imaginary Friend
Afflictions
Humming
What If It’s Right?
Cold Goodbye
DISCOGRAFIA
2023 – Good Riddance
2024 – The Secret of Us
2026 – Daughter From Hell