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Recensione: BONOBO – “Distance In Static”

Simon Green pubblica «Distance In Static» l’11 settembre per Ninja Tune: quattordici brani pensati per il club
Me-and-You-Bonobo-album-2026

Venticinque anni di carriera si sentono tutti in «Distance In Static», nuovo album di Simon Green con il suo moniker Bonobo.

Quattordici brani costruiti per scorrere l’uno nell’altro, un mosaico dichiaratamente clubby pensato per essere ascoltato in sequenza e non a episodi separati. È la sintesi di un percorso più che una sua evoluzione.

Il primo singolo, Me and You, racconta bene questa fase. Un brano orientato al dancefloor con un retro gusto etnico che Green ha già rodato nei propri DJ set, inclusi due pop-up sold out a Londra e Parigi. Rispetto ai precedenti dischi come  «Migration» e «Fragments», qui la tensione narrativa dell’album cede il passo a una fruizione più immediata: molti brani sembrano scritti pensando a un set o a una playlist, non a uno scarto compositivo imprevedibile.

Il cast di collaboratori, da Arooj Aftab a Joy Crookes, da Nilüfer Yanya a Ichiko Aoba, passando per Nicole Miglis degli Hundred Waters, Aanya Martin e Kanako Yamamoto, certifica una maturità nei rapporti di lavoro che Green non aveva ancora mostrato con questa ampiezza. Le voci allargano il perimetro linguistico del disco, inglese, urdu, giapponese, e quello timbrico, guzheng, campionamenti iraniani, texture ambientali, senza spaccare la coerenza dell’insieme. Gli innesti sono scelti con cura, non accostati per collezionismo, e il disco resta un’opera unitaria più che una playlist di feature.

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Quando Green lavora sul materiale più suo, motivi minimali quasi classici, melodie orecchiabili, bassi sporchi, ritmiche in levare che pescano nel suo repertorio 4/4, «Distance In Static» torna vicino alla sua cifra storica, giocoso ma già sentito.

I drum pattern restano cristallini e nient’altro. I sequencer si agitano senza mai accendersi. Gli archi, più che caricare i brani di pathos, finiscono ostaggio dell’impianto edm, puro tassello strutturale. Il disco scivola in un clubby più riciclato che ispirato, con tracce che sembrano ingegnerizzate per un ambiente o una playlist specifica: a tratti anonime, prive della freschezza che era la cifra dei lavori precedenti di Green.

Anche la cura visiva fa parte del disegno: la copertina, affidata a Trevor Jackson, è la cornice giusta per un disco che punta tutto sulla misura essenziale.

«Distance In Static» è quello che sembra: solido, coerente, prodotto con un’attenzione che sfiora la maniacalità. Conferma Bonobo come autore capace di tenere insieme club e ascolto domestico. Ci piace di più quando cerca il guzheng e i campionamenti iraniani che quando torna ai suoi 4/4 più prevedibili.

DA ASCOLTARE SUBITO

Fire on the Water (feat. Arooj Aftab) – Youth’s Fountain (feat. Nilüfer Yanya) – Equinoctial (feat. Ichiko Aoba)

DA SKIPPARE SUBITO 

Il disco scorre. Al secondo ascolto la prima traccia che skipperei sarebbe Drift

SCORE : Voto 7,00

TRACKLIST

Dawn
Cycles
Fire on the Water (feat. Arooj Aftab)
Drift
Talk to Me (feat. Nicole Miglis)
Uncasually
Always on Your Side (feat. Joy Crookes)
Youth’s Fountain (feat. Nilüfer Yanya)
Shokoufeh
Can’t You See (feat. Aanya Martin)
ID700
Me and You
Equinoctial (feat. Ichiko Aoba)
Mercury (feat. Kanako Yamamoto)

DISCOGRAFIA 

2001 – Animal Magic 
2003 – Dial ‘M’ for Monkey 
2006 – Days to Come
2010 – Black Sands 
2013 – The North Borders 
2017 – Migration 
2022 – Fragments 
2026 – Distance In Static

I VIDEO 

WEB & SOCIAL 

@si_bonobo

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