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Recensione: BLEACHERS – “Everyone for ten minutes”

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Ho ascoltato “Everyone for ten minutes” tre volte. Non so ancora se mi piace.

Non è indecisione: è che il disco dei Bleachers funziona esattamente così, ti tiene sospeso e probabilmente è questo il suo progetto più coerente.
Jack Antonoff ha costruito in dodici anni un catalogo che vive di quel confine sottile tra esultanza e malinconia, e il quinto album non sposta l’ago. Sa già dove vuole stare.

Il problema, se è un problema, è che lo sa troppo bene.

Sideways e The van aprono con la sicurezza di chi non ha nulla da dimostrare: synth, sassofoni, armonie morbide che si stratificano con quella generosità sonora che è il marchio Bleachers. Suona come il nuovo pop americano deve suonare nel 2026 e qui cominciano i miei dubbi, che non riguardano il disco ma me. Mi piace il nuovo pop americano?

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We should talk è il momento in cui il disco smette di essere compatto e diventa necessario. Antonoff l’ha definito il cuore del proprio lavoro creativo, e si sente: è la traccia che ripercorre le origini nella musica, il New Jersey, il furgone, le promesse fatte a vent’anni. Jangly guitars, banjo, un basso che muove i piedi mentre i testi fanno il contrario. È il pezzo migliore del disco e anche l’unico dove la forma e il contenuto sembrano volersi davvero bene.

Dirty wedding dress ha quella musicalità di periferia che Antonoff insegue da sempre, con gli assoli di sax e un approccio musicale e vocale che cita Springsteen. I can’t believe you’re gone è la traccia più cupa, violino e lutto, e ha il coraggio di non risolversi in consolazione. Il resto dancing, she’s from before, i pezzi più corali e quasi pastorali scorre tra devozione e matrimonio, morte e speranza, chitarre elettriche e glockenspiel, con quella insistenza nell’ottimismo che dopo un po’ pesa quanto il pessimismo degli altri.

Everyone for ten minutes, il brano che chiude, è solenne e liberatorio insieme. Una chiusura che funziona perché non pretende di spiegare niente.

Il disco è coerente, costruito, suonato benissimo. È anche, in certi momenti, fin troppo a proprio agio con se stesso. Antonoff sa scrivere canzoni che sembrano più grandi di quanto siano, e qui quella capacità è usata con mestiere assoluto.

Se questo basta, dipende da quello che cercate. Io sto ancora aspettando di capire cosa cerco e forse è questo il risultato più interessante che “Everyone for ten minutes” ha prodotto su di me.

SCORE: Voto 7,00

DA ASCOLTARE SUBITO

the van – we should talk – upstairs at ELS

DA SKIPPARE SUBITO 

Nulla, nulla, ma al terzo ascolto non sono ancora convinto. 

TRACKLIST

sideways
the van
we should talk
you and forever
dirty wedding dress
take you out tonight
i can’t believe you’re gone
dancing
she’s from before
i’m not joking
upstairs at ELS

DISCOGRAFIA 

2014 – Strange Desire
2017 – Gone Now
2021 – Take the Sadness Out of Saturday Night
2024 – Bleachers
2026 – Everyone for ten minutes

VIDEO 

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