C’è una frase che riaffiora continuamente mentre parli con Samurai Jay, anzi con Gennaro Amatore.
Non sembra un motto, né una formula progettata per sopravvivere quindici secondi dentro un reel. È qualcosa che gli attraversa lo sguardo prima ancora delle parole, un modo di stare nella musica e nelle persone: “noi giochiamo”.
Ed è probabilmente lì che” Amatore” trova il suo baricentro. Non nella ricerca della hit, non nella retorica della rinascita personale, neppure nel bisogno di legittimarsi dopo il passaggio sanremese.
Il disco vive piuttosto dentro una forma di spontaneità sempre più rara nella musica pop italiana contemporanea, dove spesso la leggerezza viene progettata a tavolino e l’immediatezza ha l’odore sintetico del marketing emozionale.
Samurai Jay invece sembra muoversi altrove. Dentro Amatore convivono la sceneggiata napoletana e l’ear candy da studio session americana, Julio Iglesias e i vocalizzi in cucina con la madre, i tormenti sentimentali e quella capacità molto partenopea di alleggerire il dramma senza svuotarlo. C’è ironia, ma non cinismo.
C’è entusiasmo, ma senza infantilismo. Soprattutto c’è un’idea di musica ancora fisica, collettiva, fatta di amici chiusi in studio fino all’alba, intuizioni nate durante una pausa bagno e canzoni lasciate sporche abbastanza da restare vive.
Questo è “Amatore” e questa è la sua semplice chiave del successo. L’abbiamo incontrato!

L’INTERVISTA
Partiamo dall’inizio. “Legge del Karma” sembra quasi il manifesto teorico del disco.
Assolutamente sì. È proprio il motivo per cui abbiamo deciso di metterlo come intro. Racchiude il senso del viaggio. Tra l’altro è buffo perché inizialmente quel pezzo rischiava di restare fuori dal disco.
Lo avevamo fatto a novembre, durante le prime sessioni milanesi, ed era il primo brano nato per Amatore. Però a livello sonoro sembrava distante dal resto dell’album. Molto più elettronico, molto più vicino ai miei inizi, con quella cassa dritta che ricorda il primo Samurai Jay.
Poi, ascoltando il disco intero, ci siamo accorti che aveva perfettamente senso. È come un cerchio che si apre e si richiude. Ti accompagna dentro quello che sono oggi.
Eppure il brano sembra anche andare oltre il concetto stesso di karma. C’è dentro una presa di coscienza.
Hai colto una cosa importantissima. Io lo vivo proprio così. Non come “mi affido al karma e basta”, ma come un momento di consapevolezza.
Tipo: “So chi sono. So cosa mi porto dietro. Adesso vado avanti”.
Ed è esattamente il senso della copertina del disco. Guardare avanti senza voltarsi continuamente verso ciò che ti ha fatto male. L’aereo che arriva dietro di me rappresenta proprio tutto quel peso, tutto quello che ho dovuto lasciare indietro per arrivare qui.
In questo disco si sente tantissimo il divertimento. Sembra quasi il motore principale.
Che bella cosa che mi hai detto. Ti giuro, è esattamente quello che volevamo trasmettere.
Il nostro segreto è stato smettere di pensare. Da quando sono arrivati Vito e Luca (Vito Salamanca e Luca Stocco, ndr) non c’è mai stato un momento in cui ci siamo detti: “Facciamo il pezzo giusto”, oppure “Facciamo la hit”.
Noi giochiamo. Letteralmente.
Quando iniziavamo a ragionare troppo su qualcosa capivamo subito che stavamo forzando la mano. E quindi cambiavamo direzione.
Secondo me il pubblico sente questa energia. Non è una questione di genere musicale. Non è la “musica estiva” o la “musica urban”. È una questione di verità.Io sono così nella vita vera. I ragazzi che stanno con me sono così. Non stiamo interpretando un personaggio.
Se io facessi il “tipo simpatico” a tavolino diventerebbe immediatamente falso. Ma questa roba ci appartiene davvero. Amiamo stare insieme, suonare, ridere, fare casino.
La gente percepisce quando qualcosa è autentico.
Anche l’autoironia sembra fondamentale nel tuo percorso.
Mi ha salvato. Letteralmente.
In Halo il concetto di tutto sbagliato, è stato tutto al contrario nasceva come uno sfogo personale. E invece la gente l’ha trasformato in un claim collettivo.
Perché tutti vivono quel tipo di caos.
Io ci gioco molto sul fatto di essere “il cantante famoso”. Perché sì, magari faccio Sanremo, però poi sto nel traffico come tutti e mi incazzo come tutti.
Mi piace essere vicino alla gente. Non voglio stare sopra le persone.
A proposito di Sanremo: hai avuto quasi un’investitura popolare.
Sanremo l’ha vinto Sal Da Vinci ed è giusto cosi! Noi ci siamo divertiti tantissimo.
Però il festival mi ha dato una cosa enorme: ha fatto capire alle persone chi sono davvero.
Molta gente magari conosceva i pezzi senza associare il volto. Oppure pensava fossi uno nato “per TikTok”. Invece hanno visto un ragazzo che ama fare musica veramente.
Quella è stata la vittoria più bella.
E poi il ritorno a casa è diventato quasi epico.
Assurdo.
Ho pubblicato una storia mentre tornavo a Napoli dicendo semplicemente: “Ci vediamo sotto casa di mamma”.
Quando siamo arrivati era pieno di persone. Migliaia. Gente ovunque, sulle palazzine, sui balconi. Abbiamo iniziato a cantare lì sotto.
Nel mio paese sono diventato una specie di eroe locale. E per me è una cosa gigantesca, perché Mugnano non è un posto abituato a vedere certi percorsi.
Dentro Amatore c’è anche tua madre. Ed è probabilmente il momento più emotivo del disco.
L’idea di collaborare con lei ce l’avevo da sempre, però avevo paura di strumentalizzare la cosa. Non volevo usare mia madre come elemento narrativo.
Poi è arrivato questo brano molto classico, molto napoletano, quasi da sogno lucido. Lo ascoltavo di notte e ho immaginato questa scena madre-figlio, quasi disneyana.
Io e lei abbiamo sempre cantato insieme. Dopo cena, in cucina, partivano Alex Baroni, Tiziano Ferro, Mina. Lei cantava e io armonizzavo.
Quindi a un certo punto ho capito che quel pezzo doveva essere nostro.
Il duetto con Serena invece è un’altra faccia del disco. Una sceneggiata sentimentale quasi teatrale.
Quel pezzo mi fa morire dal ridere.
È nato alle sei del mattino, dopo ore in studio. Eravamo distrutti, stavamo per andare a dormire, poi Vito ricomincia a suonare questi accordi stornellati e succede qualcosa.
Nel giro di quaranta minuti avevamo strofa e ritornello.
All’inizio il titolo era “Scostumata”, poi è diventato “Disgraziata” perché un’amica continuava a parlare di un ragazzo chiamandolo così.
E io pensavo: “Quanto devi amare una persona per definirla disgraziata e restare comunque lì?”.
Quando ho conosciuto Serena ho capito immediatamente che dovevamo farlo insieme. Lei ha capito subito il tono del pezzo.
In studio litigavamo davvero davanti al microfono. Quelle voci sotto sono vere. Stavamo entrando completamente nella parte.
In effetti sembra un incrocio impossibile tra sceneggiata napoletana, Mina e Celentano e pop contemporaneo.
Esatto. Quello era il viaggio.
Ed è il motivo per cui sono così orgoglioso di quel brano. Perché non abbiamo seguito nessuna logica di mercato.
Due nomi come i nostri potevano facilmente fare il classico tormentone estivo. E invece siamo andati da tutt’altra parte.
Abbiamo fatto arte. Quella vera.
E’ del feat. con Sayf ? Cosa ci racconti?
Quella è una storia assurda.
Tutto parte da Mace, che un giorno mi scrive dicendomi: “Oh fratello, ho ritrovato questo ritornello che avevi fatto anni fa”.
Era una sessione del 2021 che io avevo completamente rimosso dalla memoria. Ma Mace conserva tutto. È un archivio umano.
Mi manda questo ritornello con sopra una strofa di SAYF. Io e lui non ci conoscevamo ancora, però la strofa mi spacca e gli scrivo subito.
Poi succede una coincidenza assurda.
Stavamo lavorando al pezzo in studio e a un certo punto mi viene l’idea: “Secondo me questa la dobbiamo fare con Sayf”. Lo dico a Vito, esco un attimo dal bagno, e incontro una collaboratrice di Sayf che mi dice: “Guarda che tra poco Adam arriva qui”.
Sembrava scritto.
Lui arriva, ascolta il pezzo, si gasa subito. Poi torna più tardi la sera, distrutto dopo mille sessioni, si siede in un angolo, ascolta il beat un’ultima volta e nel giro di dieci minuti tira giù la strofa definitiva.
E poi al Festival si è creata questa sorta di “lobby” Samurai Jay-Sayf.
Sì, ed era divertentissimo perché ci confondevano continuamente.
A lui dicevano Samurai Jay, a me Sayf.
Entrambi abbiamo fatto conoscere le nostre madri al pubblico. È nata questa roba bellissima degli underdog del Festival che si supportano a vicenda.
La copertina del disco ha un immaginario molto cinematografico.
Sì, c’è sicuramente dentro quell’iconografia lì. Ho pensato anche a certe immagini molto italiane, molto simboliche.
Però il punto vero è che quell’aereo rappresenta il passato. Tutto quello che poteva distruggermi.
Io invece sto andando avanti. Dritto.
E questa è la cosa importante: Amatore non è un punto d’arrivo. È il primo passo di una nuova fase.
Tra i tuoi live estivi aprirai il concerto di Ricky Martin. Pensare ad aprire anche il live di Bad Bunny?
Sarebbe incredibile.
Lui spacca perché è uno che non se ne frega niente. Fa esattamente quello che vuole.
E io rispetto tantissimo chi riesce a fare questa cosa davvero.
Mi piacerebbe molto conoscerlo …
TRACCIA PER TRACCIA

LEGGE DEL KARMA
Testo di Gennaro Amatore, Federica Abbate/ Prodotto da Vito Salamanca, Cripo / Musica di Vittorio Coppola, Luca Stocco, Nicola Lazzarin
Legge del Karma è un’apertura introspettiva che guarda indietro per andare avanti. Il brano costituisce la resa dei conti con il passato, un viaggio nei primi passi di Samurai Jay nella musica e nelle prime sonorità elettroniche, quando tutto era ancora incerto e colmo di un’energia nascente.
FLAMENCO PARANOIA
Testo di Gennaro Amatore, Vittorio Coppola / Prodotto da Vito Salamanca, Mr. Monkey / Musica di Vittorio Coppola, Luca Stocco, Matteo Novi
Flamenco Paranoia prende vita dalle note di un guitalele durante le date del tour estivo 2025. Il brano, infatti, porta con sé l’energia irrequieta del viaggio, con la sensazione sospesa tra l’euforia e lo spaesamento di chi è sempre altrove. Ne nasce così un racconto sonoro dinamico, capace di trasformare il movimento continuo in una dimensione emotiva intensa e profondamente evocativa.
OSSESSIONE
Testo di Gennaro Amatore, Luca Stocco, Vittorio Coppola, Salvatore Sellitti / Prodotto da Vito Salamanca, Katoo / Musica di Gennaro Amatore, Luca Stocco e Vittorio Coppola
Ossessione esaspera il concetto di motivazione con cui portiamo avanti le passioni che abbiamo. Il tema centrale del brano è il rapporto con la musica, vissuta da Samurai Jay come un’ossessione positiva che è al centro della sua vita come cantautore e musicista.
DISGRAZIATA feat Serena Brancale
Testo di Gennaro Amatore, Serena Brancale, Vittorio Coppola / Prodotto da Vito Salamanca / Musica di Vittorio Coppola, Luca Stocco
Disgraziata nasce alle prime luci dell’alba, da un aggettivo che nel brano diventa il ritratto di una relazione che brucia, in cui due persone si amano con estrema intensità. Il litigio diventa l’alternativa al silenzio e prende vita nell’energia che unisce i due artisti, in una sintonia che si insinua nello scontro passionale di due innamorati.
ADRENALINA
Testo di Gennaro Amatore, Alessandro La Cava / Prodotto da Vito Salamanca / Musica di Vittorio Coppola, Luca Stocco
Adrenalina dipinge il momento in cui smetti di pensare e ti lasci attraversare dal destino, nel suo essere fulmineo, istintivo e inevitabile. Il brano è un’espressione di quella corrente che arriva nel momento più inaspettato e conduce ad un cambiamento portatore di nuova vitalità e coraggio.
MALASUERTE
Testo di Gennaro Amatore, Alessandro La Cava / Prodotto da Vito Salamanca, Mr. Monkey / Musica di Vittorio Coppola, Luca Stocco, Matteo Novi
Malasuerte è una gemma che nasce dal desiderio di essere custodita e compresa fino in fondo, rivelandosi pienamente soltanto a chi sa coglierne le sfumature più intime. Cuore del brano è la passione che accompagna l’ascoltatore in un percorso di crescita personale e nel superamento delle proprie difficoltà.
PRIGIONE feat Federica Abbate
Testo di Gennaro Amatore, Federica Abbate / Prodotto da Vito Salamanca / Musica di Vittorio Coppola, Luca Stocco
Alcune relazioni ti salvano e ti intrappolano allo stesso tempo. Prigione esplora questa doppia natura, l’amore come rifugio e come gabbia, il legame che protegge ma soffoca. Con la voce di Federica Abbate, il brano guadagna una dimensione intima e malinconica che ricorda il Samurai Jay che non teme di mostrare le proprie crepe e sfaccettature.
HALO
Testo di Gennaro Amatore / Prodotto da Vito Salamanca / Musica di Vittorio Coppola
Halo si presenta come un invito alla verità e alla sincerità emotiva, un’esortazione a non nascondere la propria condizione interiore dietro maschere o apparenze. Il brano riflette il disagio e la confusione di un’epoca percepita come fragile e disorientata, in cui è tutto sbagliato. In questo contesto, emerge la necessità di riscoprire un contatto autentico con sé stessi e con gli altri, accettando anche le proprie vulnerabilità.
LA PULA (Interludio)
Testo di Gennaro Amatore, Frada, Rondine / Prodotto da Vito Salamanca, Kyv, Starchild / Musica di Vittorio Coppola, Luca Stocco, Vincenzo Centrella, Simone Capurro
La Pula incarna uno spazio di respiro a metà album, una fotografia sonora di un momento di vita vissuta. La Pula non racconta una storia ma la abita. È il suono dello stare insieme, del tempo che passa senza fretta, di quei momenti sul lago o in compagnia che non si archiviano ma restano nel corpo.
MALATÌ feat Sayf
Testo di Gennaro Amatore, Adam Viacava, Marco De Lauri, Vittorio Coppola / Prodotto da Vito Salamanca, Jiz / Musica di Vittorio Coppola, Luca Stocco, Giorgio De Lauri
In Malatì il racconto del legame con le proprie radici rappresenta la metafora universale in cui la terra non è solo il posto dove sei nato ma è quello che sei. Samurai Jay e Sayf parlano la stessa lingua emotiva e insieme intonano il richiamo alle proprie origini. Gli ultimi brani stringono il cerchio su ciò che conta davvero.
SI TENG A TE feat MAMMÀ
Testo di Gennaro Amatore, Frada, Vittorio Coppola / Prodotto da Vito Salamanca, Kyv / Musica di Vittorio Coppola, Luca Stocco, Vincenzo Centrella
Ci sono amori che non hanno bisogno di spiegazioni, come quello evocato tramite Si teng a te. Questo brano nasce dal rapporto tra Samurai Jay e sua madre, uniti dalla stessa passione per la musica, ma parla a chiunque abbia qualcuno a cui tenersi. Tra le note emerge un luogo fantastico, capace di rispecchiare l’incanto che avvolge chi è legato da un affetto profondo.
CARNALE
Testo di Gennaro Amatore, Frada / Prodotto da Vito Salamanca, Kyv / Musica di Vittorio Coppola, Luca Stocco, Vincenzo Centrella
Carnale riporta tutto all’essenziale: parla di un sentimento vivo, presente, che si sente nel corpo prima ancora che nella testa. Il brano esprime un amore così grande da diventare difficile da contenere nelle parole. È la descrizione di qualcosa che non si racconta facilmente, ma che chi ha vissuto riconosce immediatamente. Un nodo in gola che non vuoi sciogliere
BAILA MORENA feat Belén Rodríguez
Testo di Zucchero / Musica di Zucchero
Baila Morena è una parentesi di pura gioia, che non chiede nulla, ma offre energia, ritmo e leggerezza. In un album che non teme la profondità, questo brano ricorda che anche il divertimento è una forma di verità.
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LIVE
Samurai Jay si esibirà al Red Valley Festival, il 15 agosto a Olbia. Inoltre, il prossimo 21 giugno aprirà la data italiana di Ricky Martin a San Benedetto del Tronto