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Recensione: ARAB STRAP -“Half-Told Tales”

A trent’anni dal primo singolo, Arab Strap pubblicano il nono album «Half-Told Tales» per Rock Action Records

Gli Arab Strap hanno costruito una carriera intera sul disincanto. Moffat che borbotta squallori da bar di provincia scozzese, Middleton che gli costruisce sotto un tappeto di chitarre acide, il duo di Falkirk che per tre decenni ha fatto della sconfitta sentimentale un genere a parte.

«Half-Told Tales», nono album e traguardo dei trent’anni dal primo singolo, arriva con una sorpresa che a chiunque li conosca suona quasi eretica: qui, sotto la superficie ruvida di sempre, c’è della speranza.

Non è tenerezza a buon mercato. Moffat parla di figli da proteggere in un mondo che considera in macerie, di rincari che non si fermano, di un notiziario che è una sequenza ininterrotta di stragi e tirannie, e lo fa senza abbandonare il registro impietoso che gli conosciamo.

È il singolo You You You a condensare meglio la scommessa del disco: parte da una base che ricorda da vicino Your Love di Frankie Knuckles, un house filtrato e caldo che sembra uscito da un magazzino di Chicago di quarant’anni fa, e sopra Moffat ripete il titolo come un mantra fino a farlo diventare l’incantesimo di cui parla lui stesso, prima che Middleton ci si getti contro con una chitarra che scardina il groove e lo trasforma in qualcos’altro. Non è semplicemente un pezzo disco travestito da rock, è un ibrido che non aveva ancora un nome e che il duo, con ragione, chiama disco-metal.

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Il resto dell’album conferma che a trent’anni di distanza la loro curiosità sonora non si è affatto sedata. Dollar Park si muove sugli spigoli dello skronk no-wave, Glamour Magick costruisce una pista da ballo infernale fatta di ronzii e cortocircuiti, e altrove il disco torna a un lessico più familiare, chitarre acustiche scheggiate, aperture quasi post-rock, che ricordano quanto Middleton resti uno dei chitarristi più sottovalutati del rock indipendente britannico.

È un’escursione stilistica ampia che regge perché non cerca la coerenza a ogni costo: Arab Strap non stanno inseguendo un suono, stanno mettendo in scena una conversazione tra due musicisti che, come ammette lo stesso Middleton, amano e detestano cose diverse e finiscono per accordarsi su un disco che nessuno dei due avrebbe scritto da solo.

Il rischio di questo eclettismo è la dispersione, e in certi punti il disco lo corre davvero: il passaggio da un episodio quasi confessionale a un finale thrash come quello di You You You chiede all’ascoltatore un’elasticità che non tutti vorranno concedere, e la varietà di registri finisce qualche volta per diluire la lama sottile che ha reso Arab Strap quello che sono, l’osservazione chirurgica del dettaglio meschino.

Qui la meschinità cede spesso il passo alla solidarietà, e chi ama il duo per il suo cinismo integrale potrebbe storcere il naso davanti a un disco che, dichiaratamente, vuole farci ballare e ridere invece di deprimerci.

Ma è proprio questa la scommessa vinta di «Half-Told Tales»: prendere due musicisti che hanno fondato la loro identità sulla disillusione e chiedere loro di scrivere, senza cadere nella retorica consolatoria, un disco sulla fiducia residua.

E’ un disco onesto, ed è la prova che a trent’anni da un singolo d’esordio si può ancora avere qualcosa di nuovo da dire, e soprattutto un modo nuovo per dirlo.

SCORE: 7,50

DA ASCOLTARE SUBITO

You You You – Glamour Magick

DA SKIPPARE SUBITO

Il disco scorre e funziona!  

TRACKLIST

I Get Noise
You You You
Be a Man
Fighting For You
Glamour Magick
Gape
Under Offer
Basic Physics
Sunsong
Dollar Park
Mr. Splitfoot
Ampersand
Fragments
Beats Per Minute

DISCOGRAFIA 

1996 – The Week Never Starts Round Here
1998 – Philophobia
1999 – Elephant Shoe
2001 – The Red Thread
2003 – Monday at the Hug & Pint
2005 – The Last Romance
2021 – As Days Get Dark
2024 – I’m Totally Fine with It Don’t Give a Fuck Anymore
2026 – Half-Told Tales

VIDEO

WEB & SOCIAL 

@arabstrapband

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