Il giorno dopo il post in cui aveva scritto che «con le buone non cambi le cose», Marracash è tornato su Instagram per rispondere alle critiche, con un carosello di quattro slide.
Il nuovo messaggio si apre così:
Ok, mi sono preso una vagonata di merda, ci sta, me lo aspettavo. Esporsi vuol dire letteralmente questo, mettere la faccia fuori dal finestrino e prendersela tutta».
Nel frattempo il dibattito si era allargato. Fedez aveva pubblicato un lungo post rivolto ai rapper che sostenevano la protesta: secondo lui sono gli stessi artisti a promuovere, tra sfilate e orologi di lusso, lo stile di vita esposto nelle vetrine distrutte. In un passaggio, senza fare nomi, aveva messo in dubbio la coerenza di chi difende il saccheggio dopo essersi fatto fotografare con Beppe Sala alla prima della Scala. Nayt gli aveva risposto nei commenti, accusandolo di cinismo.
Marracash scrive di accettare tutto quello che è arrivato dopo il primo post:
Mi stanno bene i titoli dei quotidiani nazionali e delle paginette che estrapolano due frasi ad effetto per i loro titoloni, ci sta anche questo, fa parte del gioco. Mi stanno bene le centinaia di insulti, commenti sterili e minacce ricevuti in questi giorni, sono la prova provata che i social non sono un luogo idoneo per parlare di politica. E non a caso invece sono il mezzo più usato per farla». Ci sono però due cose che non gli stanno bene.
La prima riguarda la violenza:
Non ho mai inneggiato alla violenza».
Scrive che tutti sono d’accordo nel condannarla, in ogni sua forma, ma che quando accade bisogna chiedersi cosa abbia spinto dei minorenni ad andare in centro con il cappuccio, a rischiare di essere presi a manganellate o arrestati. Il gesto, per lui, resta sbagliato, ma è il sintomo di un fallimento collettivo di cui tutti sono responsabili, e su cui ognuno risponderà secondo coscienza. Descrive un risentimento che sta crescendo ovunque, parlando di un rigetto e di «un’insostenibilità della vita in questo paese». Secondo lui oggi riguarda soprattutto le classi più deboli, le periferie e le seconde generazioni, ma si sta estendendo al ceto medio che manifesta in modo pacifico. Anche i commenti sotto ogni post, aggiunge, ne sono un segnale. Chiude il passaggio con un avvertimento: nessuno potrà dire di non aver visto arrivare quest’onda.
La seconda riguarda l’argomento che molti gli avrebbero rivolto: chi ha fatto i soldi non avrebbe titolo per stare dalla parte di chi protesta.
Marracash non nomina Fedez, ma diversi giornali hanno letto questa parte come una risposta a lui.
Racconta di aver costruito tutto partendo da meno di zero, di essersi fatto strada senza violenza pur arrivando da un contesto violento e di pagare le tasse nel suo paese, anche per chi non può o non vuole farlo. Poi la frase di chiusura:
Dico il cazzo che voglio. Aver fatto i soldi non cancella più di metà della mia vita», né gli impedisce di desiderare un mondo più giusto e di lottare per averlo.
In due ore il post ha superato i 212mila like, e tra i commenti sono arrivati diversi colleghi.
Gemitaiz ha scritto «word».
Tedua ha commentato: «La tua stoffa è di fottuto tessuto sociale».
Eros Ramazzotti si è rivolto direttamente a Marracash: «Mandali a fare in culo fratellino mio, possibilmente da dove vengono. Dalle fogne».
Il primo post di Marracash aveva già raccolto il sostegno di Guè, Sayf, Artie 5ive e Madame, e le critiche di molti utenti per i saccheggi nei negozi del centro. Il dibattito che ha aperto si è allargato a buona parte della scena: da chi, come 22simba e Digital Astro, ha chiesto ai ragazzi di non usare la violenza, a chi, come Sayf, ha accusato le istituzioni di usarla per delegittimare la protesta.
IL POST
Visualizza questo post su Instagram