INTERVISTA: LA SCAPIGLIATURA – ecco chi siamo e cosa sappiamo fare

INTERVISTA: LA SCAPIGLIATURA – ecco chi siamo e cosa sappiamo fare

L’insostenibile leggerezza dell’indie, il terzo singolo scelto da La Scapigliatura che anticipa l’album Coolturale previsto per questa estate.

Ho incontrato telefonicamente Niccolò e Jacopo qualche giorno fa. Abbiamo parlato dei tempi e dei brani perché non è da tutti citare con maestria Shape of You di Ed Sheeran, perché ci vuole testa per gli incastri di parole di Rincontrarsi un giorno a Milano, perché ci vuole cuore per navigare su Ios Mykonos.

Cosa state facendo in questi giorni?

Jacopo: Io solitamente vivo in Francia. Quando hanno chiuso tutto sono rimasto bloccato a Cremona, meglio così a conti fatti, perché non sono distante dai miei affetti. Sto suonando, scrivendo e cucinando.

Niccolò : Eravamo rientrati entrambi da un concerto con Arisa, sono arrivato a Milano e mi hanno bloccato qua. Anche io sto suonando, leggendo e, mio malgrado, cucinando.

Partiamo da Ios Myconos. Cosa rappresenta la Grecia per voi?

Jacopo: La Grecia è la nostra seconda casa perché ci siamo stati tante volte in vacanza con la famiglia e ci siamo tornati a più riprese . E’ un mondo dove si fa il punto con la propria vita, ricordi come eri e vedi inevitabilmente come sei cambiato.

e Ulisse?

Jacopo: Indubbiamente la metafora perfetta dei viaggi, dello sguardo retrospettivo.

Niccolò: E’ una sorta di eroe dell’infanzia, mi ricordo che la sera ci raccontavano questa storia. Mio padre mescolava racconti militare, all’ Odissea e a questo personaggio fantastico. In Grecia ci siamo tornati a più riprese, come abbiamo detto. Quando con il traghetto abbiamo incrociato Itaca, è stata una sensazione pazzesca. In Ios Myconos abbiamo fatto incontrare la metafora di Ulisse, propria della psicanalisi, con la metafora “eroe dell’infanzia”. Anche il video è stato girato in Grecia perché conoscevamo bene le sue città, le sue anime e, in qualche modo, volevamo trasmettere la sua essenza.

Rincontrarsi un giorno a Milano, seppur pubblicato a gennaio, sembra attuale visti i tempi in cui viviamo. Cosa farete una volta che ci si potrà incontrare a Milano?

Niccolò: Vorrei andare ad un concerto. E’ un periodo in cui siamo poco sovra-pensiero, vorrei perdermi ad un live, nostro o di qualcun altro.

Jacopo: Mi associo. Mi manca la dimensione di stare in mezzo alla gente, uniti da una passione comune.

Milano, cosa rappresenta per voi?

Niccolò: “Sguardo maligno di Dio, zucchero e catrame” come disse Dalla. E’ la città che amo, in cui vivo, che è cambiata molto in questi 10 anni. Grazie a Pisapia, si è aperta tanto, ha tanto da dare e dà tanto. Milano è un punto di partenza e di arrivo.

Come nasce la collaborazione con Arisa?

Niccolò: Rosalba è una cara amica di vecchia data. Quando lei faceva il primo XFactor, io lavoravo con Morgan come mente artistica. In quell’occasione ho conosciuto Rosalba ci siamo rivisti nel backstage delle audizioni, eravamo i due outsider. Abbiamo legato molto, ci siamo frequentati per anni con cene in cui si suonava e cantava, poi, come spesso accade, ci siamo un po’ persi. Questa estate, mentre stavamo registrando il disco, ci siamo incontrati per caso sui navigli la sera, ha voluto sentire le canzoni nuove ed è nata la collaborazione.

Arriviamo a l’Insostenibile leggerezza dell’indie e al richiamo a Ed Sheeran. Come vi è venuto in mente?

Jacopo: Il brano è stato scritto l’estate dopo che Shape of You di Ed Sheeran era stata pubblicata. Stavamo immaginando questo incontro e la sua rapidità di intesa e ci sembrava che quella canzone di Ed Sheeran rispecchiasse a pieno quell’intento e, in secondo luogo, era la canzone che tutti cantavano.

Niccolò: Abbiamo scelto una frase emblematica che spiegasse la rima precedente, legittimandola per il suo esser talvolta così distante da noi.

Per voi l’indie cos’è?

Niccolò: E’ un genere che si basa su dei principi che non sono gli stessi del pop. Essere indipendenti vuol dire non fare compromessi artistici, che non si traduce con non fare successo. Per me le cose di maggiore successo escono da logiche extra. Dire che si è diversi non vuol dire snobbare il resto, vuol dire fare qualcosa di diverso. C’è una differenza nel fare la hit del momento e altri brani, non dico che uno sia meglio dell’altro però le canzoni che nascono, arrivano da urgenze diverse.

Jacopo: Noi siamo usciti contemporaneamente a quel periodo in cui il sottosuolo della musica indipendente è diventato il nuovo pop. Ci siamo trovati in mezzo a questa cosa, perché artisti e amici che ascoltavamo si sono trovati a prendere parte a questa scena, percorrendo, così,  strade diverse. Ci siamo trovati spaesati. Ci siamo sentiti inadeguati.

La pecca dell’indie di una volta, è che è stato poco effimero?

Jacopo: Sta peccando ora di essere troppo effimero e voler piacere subito. La domanda che ci facciamo spesso è: di queste canzoni quante saranno ricordate?. A noi manca un po’ di spessore in ciò che il mondo della musica si dovrebbe aspettare dagli artisti.

Niccolò: C’è stato anche un eccesso di pesantezza che ha portato, ora, ad un eccesso di leggerezza come contraltare. Se ci pensi è uno specchio di questa società. In questa epoca, bisogna riuscire a trovare un nuovo equilibrio, che renda anche la nostra musica più sintonizzata. Noi veniamo da una muscia edificante e non di intrattenimento. Avere un’identità è quella cosa ti permette di avere una soluzione a questi problemi. Io, il disagio, lo curo con la ricerca di questa identità. L’importante è avere una propria coerenza.

Il disco?

Jacopo: Speriamo di pubblicarlo presto, ci piacerebbe presentarlo dal vivo. Per chi ha bisogno del contatto fisico come noi, è un momento davvero complicato.

Cosa conterrà?

Jacopo: Dieci pezzi nuovi e il filo conduttore sarà il titolo Coolturale. Ci piaceva l’idea di una cultura che rientrava dalla porta principale, nel momento effimero in cui viviamo. Ci sarà ironia con cui mettiamo in discussione anche la nostra musica, giocando, spesso, sulla nostra ambiguità. E’ un modo per darci una natura migliore.

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